IL COMMENTO Finalmente settembre, ma perché?

Finisce agosto e, come ogni anno, arriva il momento di tracciare un primo bilancio di un’estate che, almeno fino a luglio, ci ha consegnato numeri incoraggianti. I dati parlano di un incremento dei flussi turistici, mentre agosto ha fatto registrare un leggero calo. Per avere però un quadro completo dell’andamento turistico del 2026 bisognerà aspettare ottobre, quando avremo a disposizione numeri più definitivi e soprattutto potremo capire quale sarà stato il reale risultato di questa stagione. Una cosa, però, possiamo già dirla: Ischia sta cambiando pelle. Fino a luglio abbiamo visto arrivare sull’isola un turismo internazionale sempre più significativo. Americani, canadesi, nord-europei e visitatori provenienti da altri Paesi hanno scelto Ischia per la sua bellezza, per le terme, per i giardini, per le spiagge, per le cantine, per la gastronomia e per quella straordinaria varietà di esperienze che la nostra isola è ancora capace di offrire. E sono stati, in larga parte, turisti di qualità. Visitatori che amano girare durante il giorno, conoscere il territorio, scoprire angoli meno conosciuti, sedersi a tavola e godersi il buon cibo. Non sono necessariamente interessati alla movida sfrenata, ai locali fino a notte fonda o al rumore. Sono turisti tranquilli, curiosi, spesso con una buona capacità di spesa, che hanno riempito soprattutto le nostre strutture alberghiere di fascia alta. Un turismo che ci piace. Un turismo che dovremmo essere capaci di conservare, coltivare e soprattutto accogliere nel migliore dei modi.
Fino alla prima decina di agosto, tutto sommato, l’estate era trascorsa senza particolari scossoni. Poi, come se qualcuno avesse premuto un interruttore, è arrivato il solito agosto. E con lui, anche il solito campionario. Schiamazzi notturni, comportamenti incivili, accoltellamenti, risse, giovanissimi, se non addirittura bambini, in sella a scooter e biciclette elettriche, liberi di circolare senza apparente controllo e di trasformare le ore notturne in un inferno per chi vive sull’isola. E qui viene fuori una delle grandi contraddizioni di Ischia: un’isola che aspira a un turismo internazionale di livello e che, nello stesso tempo, continua a consentire che alcune zone del territorio vengano trasformate in terra di nessuno. La cosa che più mi ha colpita, quest’anno, è stata proprio la sensazione di una presenza insufficiente delle forze dell’ordine sul territorio durante le settimane più calde dell’estate. Solo negli ultimi giorni di agosto abbiamo assistito a un maggiore spiegamento. Ma il problema, lo sappiamo, è a monte. Lo ripetiamo da anni: bisogna controllare le affittanze estive. Bisogna sapere chi arriva, dove alloggia, in quali condizioni vengono utilizzate determinate abitazioni. Bisogna controllare ciò che entra sull’isola. E allora una domanda sorge spontanea: come è possibile che arrivino così tanti scooter e biciclette elettriche? Una risposta, forse, possiamo trovarla anche nel sistema delle spedizioni: mezzi smontati, imballati e spediti attraverso i corrieri. Ma proprio per questo servirebbero controlli, regole e soprattutto la volontà di farle rispettare. Perché alla fine torniamo sempre allo stesso punto. Il dio denaro. Perché quando arrivano gli affitti, quando le case si riempiono, quando gli appartamenti vengono occupati e qualcuno incassa, improvvisamente diventiamo tutti molto più tolleranti.
Poi, però, a pagare il prezzo siamo noi. Noi che viviamo qui tutto l’anno. Noi che aspettiamo con un certo sollievo la fine di agosto per tornare a dormire con le finestre aperte senza essere svegliati dagli schiamazzi. Noi che ci troviamo, nel pieno dell’estate, a doverci quasi difendere a casa nostra. E allora viene spontaneo chiedersi: ma se le regole esistono, perché non vengono fatte rispettare? Perché continuiamo a lamentarci ogni estate, a indignarci davanti agli stessi comportamenti, a promettere controlli e interventi, e poi puntualmente ci ritroviamo a settembre a fare lo stesso bilancio? La verità è che la colpa, almeno in parte, è anche nostra. Perché non sappiamo difendere abbastanza il patrimonio immenso che abbiamo tra le mani. E oggi questo diventa ancora più importante. Perché mentre da una parte dobbiamo combattere l’inciviltà, dall’altra dobbiamo essere capaci di cogliere un cambiamento turistico che può rappresentare una grande opportunità per il futuro di Ischia. Ho avuto modo di seguire sui social alcuni influencer americani che hanno visitato l’isola. Li ho visti letteralmente incantati davanti alla nostra bellezza. E come potrebbe essere diversamente? Abbiamo paesaggi, terme, mare, montagne, vigneti, giardini, borghi, architetture, tradizioni, gastronomia. Ma soprattutto abbiamo storia. Una storia millenaria che aspetta soltanto di essere raccontata e valorizzata. E proprio gli stranieri che arrivano da lontano sembrano accorgersene con una sensibilità che, qualche volta, noi abbiamo perduto. C’è però una lamentela che ritorna spesso, non soltanto per Ischia ma per l’Italia in generale: non teniamo abbastanza bene ciò che abbiamo. Ed è difficile dar loro torto. Ci sono Paesi che non possiedono neppure una minima parte della nostra storia, della nostra cultura, della nostra arte, delle nostre tradizioni e della nostra bellezza eppure riescono a valorizzare ogni angolo, ogni monumento, ogni piccolo dettaglio. Noi, invece, troppo spesso abbiamo la fortuna di vivere dentro un patrimonio straordinario e ci comportiamo come se fosse qualcosa di scontato. Non lo è. Ischia non può permettersi di scegliere tra quantità e qualità. Deve scegliere la qualità della quantità. Dobbiamo essere capaci di accogliere tutti, certo, ma non possiamo pensare che tutto sia consentito in nome del turismo e del dio denaro. Perché il turista internazionale che arriva da oltreoceano, che sceglie un albergo cinque stelle, che spende nei nostri ristoranti, che visita i nostri giardini e le nostre cantine, che racconta Ischia ai suoi connazionali, merita un’isola ordinata, pulita, sicura e rispettosa della propria identità. E anche noi meritiamo la stessa cosa.
A settembre, dunque, non ci resta che tirare un sospiro di sollievo e cominciare a ragionare sul futuro. Aspettiamo i numeri definitivi di ottobre, ma soprattutto chiediamoci che tipo di Ischia vogliamo costruire. Perché il turismo sta cambiando. E forse, finalmente, abbiamo davanti una grande occasione. Adesso dobbiamo soltanto dimostrare di essere all’altezza della nostra isola. Ma resta il fatto che abbiamo ancora tanto da imparare.






