LE OPINIONI

IL COMMENTO L’incapacità di leggere

Ha ragione il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti: siamo passati dall’intelligenza “sequenziale” (che è quella che usavamo per leggere, attraverso una successione rigida dei codici grafici disposti in linea) all’intelligenza “simultanea” (tutta basata sulla visione di immagini, senza “consecutio” logica e temporale). La conseguenza di ciò è la regressione dell’intelligenza da una forma più evoluta a una forma più elementare. E lo diceva, in termini analoghi, anche il grande politologo Giovanni Sartori che, con largo anticipo, aveva visto il passaggio dall’Homo Sapiens all’Homo Videns. E così accade che migliaia di concittadini scambiano tra loro sensazioni solo sulla scorta di flash, slogan, foto, brevi filmati, mentre sono totalmente incapaci di approfondire un commento, un articolo, un saggio, un libro, dando la colpa di quella loro incapacità a chi ha scritto “troppo a lungo” e in modo – per loro – incomprensibile, ermetico. Un altro spartiacque, tra chi sa ancora leggere e comprendere un testo complesso e chi ha bisogno che la notizia gli sia “esplosa” in quattro immagini o slogan, è il “silenzio”, la concentrazione, preludio alla comprensione e alla riflessione. L’Homo Videns più casino intorno ha, più clamore coinvolge commentatori all’acqua di rose, più ritiene ciò un “pensiero” efficace. 

Sempre Galimberti aggiunge: “Attenzione, perché il problema non è solo l’incapacità di comprendere le idee, ma vi è refrattarietà anche a percepire emozioni e sentimenti, per cui non solo siamo diventati “analfabeti di ritorno” ma anche “anaffettivi”, con la conseguenza di attenuare i valori dell’etica comportamentale. Lo so, a questo punto, i più dei lettori, che si sono accinti alla lettura di quest’articolo, abbandonano il ring dell’informazione, per non cadere “groggy” al tappeto. Conclude Galimberti: “il giorno in cui i libri diverranno archeologia, buoni per i musei, allora l’umanità sarà giunta all’ultimo scalino del suo degrado”. E tra questi ci saranno Sindaci, amministratori, consiglieri comunali, professionisti, imprenditori, che s’illudono di poter svolgere le loro importanti funzioni non con la stupida “teoria”, astrattezza, filosofia, ma con la “pratica”, il realismo, il senso comune. Non fa nulla che un ex rettore dell’Università Federico II di Napoli, matematico non filosofo,Guido Trombetti, scriva: “Se non si legge non diamo la colpa a Verga”, articolo in cui cita Antonio Gramsci: < Non si può rendere facile ciò che è difficile, senza snaturarlo> “A scuola, dice Trombetti“ deve essere chiesto agli alunni lo sforzo necessario a comprendere che c’è altro oltre la superficie delle cose”. Non fa nulla che dai dati nazionali sulla diffusione della lettura, viene in evidenza che cala sensibilmente l’indice nazionale di lettura, di circa due punti e che al Sud tale indice si assesta al 27,9% rispetto al 46% del nord. 

Un libro – afferma Massimo Recalcati, psicanalista, è un mare perché la sua natura è di aprire, di sovvertire la tentazione del chiudere, del recinto. Il libro frantuma il muro perché ne è l’opposto. Un libro insegna a guardare, con sguardo critico, tutto, web compreso”. Quello che trovo davvero insopportabile è che la maggior parte delle persone è disposta a sorbirsi (se in Convegno) passerelle insulse, anche di lunga durata, di certi politici e (se su stampa o tv locali) interviste assolutamente prive di sostanza di amministratori senza spessore, mentre non sono disposti ad andare oltre un certo limitato tempo a sentire o leggere uno scienziato, un filosofo, uno scrittore. Anche negli stessi ambienti giornalistici e televisivi locali prevale la convinzione della “brevità”, a prescindere dalla qualità degli argomenti proposti. Si sostiene che tanto, oltre un certo lasso di tempo, cala la soglia dell’attenzione ed è quindi inutile argomentare troppo a lungo. In un importante saggio di La Lettura (inserto del Corriere della Sera) Davide Ferrario, regista, scrittore e critico cinematografico, sotto il titolo “La fine della fine” scrive che Edgar Allan Poe aveva individuato la soglia di attenzione in 90 minuti; oggi inesorabilmente calata a 8 secondi! Cosicché, anche nelle arti visive è precipitato il canone narrativo che prevedeva un prologo, uno sviluppo, un epilogo. Tanto è vero, dice Ferrario, che oggi prevale la “serialità”, nella quale si sposano l’immediatezza col rinvio alle prossime puntate e così si scolora il prima e il dopo. 

A questo punto, chiedo ai fautori della “ brevità” ed immediatezza: Se la soglia di attenzione si è abbassata di tanto, come fa la scuola a richiedere ed ottenere attenzione per 5 ore quotidiane di lezione? E’ la scuola che non si sa adeguare ai tempi o sono le tendenze del tempo che devono essere corrette, prima che sia troppo tardi? Ecco, questa volta – rispetto alla lunghezza solita dei miei articoli che si sviluppano su due pagine dattiloscritte – mi sono contenuto in una sola paginetta. Ma non sono affatto sicuro di non  ritornare in futuro al mio standard. Diciamo che non sono capace (o non voglio essere capace) di ridurre l’irriducibile. Un concetto complesso richiede argomenti complessi e pazienza se a leggerlo sono in pochi!

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