IL COMMENTO L’isola verde secondo Feola

Fa piacere prendere atto che il Commissario Straordinario alla Ricostruzione, professor Marcello Feola e Pierluigi Mantini, professore di Diritto Amministrativo del Politecnico di Milano, abbiano ripreso e sottolineato (anche graficamente) il carattere di Isola Verde di Ischia. E’ stato infatti pubblicato, per Franco Angeli Editore, L’Isola Verde, saggio a due mani, concernente il Diritto Pubblico della Ricostruzione e messa in sicurezza dell’isola d’Ischia. Al primo capitolo troviamo in sintesi lo “stato dell’arte” della ricognizione dei danni determinati da terremoto e frana. Il secondo capitolo riguarda la logica e la legislazione della ricostruzione e post calamità. Il terzo capitolo riguarda un’innovazione e cioè lo schema di un “Testo unico della ricostruzione privata a Ischia” che sintetizza e armonizza l’enorme quantità di ordinanze varate nel tempo. Quindi il libro vuol essere un manuale di Diritto Pubblico per il post calamità, capace di coniugare il rispetto della legalità con l’urgenza e la delicatezza degli interventi necessari. Ovviamente tale schema di Testo Unico non può che essere condiviso dai Sindaci dei Comuni interessati, dalla Città Metropolitana, dalla Regione Campania, dalla Soprintendenza e dall’Autorità di Bacino. Voglio sottolineare due paragrafi importanti del capitolo secondo 1) Profili culturali dei cambiamenti climatici e della prevenzione delle calamità 2) L’importanza delle delocalizzazioni. E’ fondamentale che il Commissario Feola, pur essendo elemento di spicco di FDI, che insieme alla Lega non sembra particolarmente convinto della gravità dei cambiamenti climatici accelerati dalla mano dell’uomo, sottolinei ( paragrafo 2) come il Global Risk Report 2023 del World Economic Forum, col contributo di 1.200 esperti a livello mondiale, abbia lanciato un grido di allarme classificando i disastri naturali e atmosferici al secondo posto del panorama globale dei rischi.
Nei prossimi dieci anni la mancata mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici è considerata al primo posto dei rischi dell’umanità. Feola e Mantini parlano chiaramente della necessità di “superamento del narcisismo antropocentrico che ha sin qui ignorato gli effetti distruttivi della natura da parte dell’opera umana (inquinamento, abusivismo cementizio, appropriazione di risorse naturali comuni) “L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ( ISPRA) ha censito in Italia oltre 620.000 frane in un’area di 24.000 chilometri quadrati pari al 7,9% del territorio nazionale. Ischia rientra, a tutti gli effetti, in questa casistica. In tal modo Feola si ricollega al solco già tracciato da Legnini, che ottenne la collaborazione gratuita della Banca Europea degli Investimenti nella preparazione di un Rapporto sui cambiamenti climatici e i suoi effetti sull’isola, con aggiunta di proposte concrete per mitigare i rischi. L’Associazione CO.RI.VERDE , di cui faccio parte, proprio per dare un contributo di consapevolezza e conoscenza sul tema del Climate Change ha ottenuto dall’onorevole Legnini l’impegno di collaborazione e consulenza gratuita (sia pure da lontano) sull’aspetto specifico dei cambiamenti climatici ma, all’occorrenza, anche su altri aspetti comunque riguardanti la Ricostruzione e Rigenerazione dell’isola. In tal modo, mentre Feola procede nel suo lavoro, la società civile cerca di supportarlo nell’arduo compito. E passiamo al paragrafo 7 “L’importanza delle delocalizzazioni”. Il Ministro Musumeci, nella recente visita a Ischia, è stato lapidario nel definire essenziali le delocalizzazioni, Feola è allineato. E’ questione delicata, da molti criticata, perché c’è il rischio di una disgregazione sociale. Escludendo le critiche strumentali e prendendo in considerazione solo quelle serie e solide, c’è da dire che il vulcanologo Giuseppe Luongo, in un argomentato articolo su questo giornale, sembra in particolare sottolineare che la scelta di incentivare una “delocalizzazione individuale” rischi di polverizzare l’aggregato di quartiere e che forse sarebbe più logica una “delocalizzazione di gruppo” in altra zona più sicura. Ci sono degli esempi che rafforzerebbero questa seconda soluzione, ma – a mia memoria – c’è anche un esempio in senso contrario: ricordo il caso New Town di L’Aquila, fortemente voluta da Bertolaso e Berlusconi che – nel periodo breve – ottenne buoni e rapidi risultati (in 100 giorni fu dato un tetto a 15.000 sfollati ( settembre 2009) con 4.400 alloggi. Me nel lungo periodo, quegli alloggi, concentrati e lontani dal centro storico, si sono rivelati dei veri e propri dormitori, privi di alcuni servizi essenziali. Sui 4.400 alloggi originali, oggi una parte significativa è vuota. Mancano supermercati, trasporti frequenti, centri di aggregazione e quindi c’è la necessità di spostamenti con auto private. Il Comune di L’Aquila cerca di riconvertire parte di quelle casette, per esempio destinando edifici alla Scuola di Formazione dei Vigili del Fuoco.
Intanto, ricostruito il centro città, dal 2018 al 2025, i canoni di fitto delle case sono schizzati del 34,5%, per cui viene frustrato il desiderio di chi, delocalzzato nella New Town, vorrebbe far ritorno in centro e chi possedeva in centro una casa di proprietà non torna solo per un calcolo economico, trovando conveniente convertire l’abitazione in B&B. Nel libro Feola è consapevole della delicatezza della delocalizzazione e scrive: “Non occorre costruire solo l’urbs na anche la civitas, non solo gli edifici ma anche i rapporti sociali e l’economia del territorio” Ma questo è e sarà compito principalmente degli enti locali. Anche il paragrafo 10 è di grande interesse. Parla della necessità e dell’obbligo delle aziende di coprirsi con le assicurazioni sui rischi catastrofici e, in prospettiva, di estenderla anche ai privati in zone soggette a rischio ambientale. Qualche parola in più nel libro avrebbe meritato il Piano di Gestione Forestale (PGF) approvato con decreto commissariale n. 2617 del 31 luglio 2025, con una previsione di spesa di 10 milioni di euro, di cui disponibili già 4. In particolare se si vuole programmare una riforestazione, bisogna parlar chiaro con cittadini e Associazioni Ambienaliste perché si rende necessario un taglio di alberi in misura considerevole per un successivo ripopolamento arboreo. E ciò potrebbe provocare una momentanea spoliazione di verde. Non vorrei che succedesse un improvviso sgomento come è capitato per l’annuncio di 300 case da abbattere . Tornando al libro, non meravigli che il Commissario Straordinario suggerisca (terzo capitolo, proposta di Testo Unico per la ricostruzione e l’emergenza) una strada normativa generale a governanti e parlamentari. Anche Legnini non si era limitato a presentare il Rapporto annuale di come aveva operato, ma si spingeva a suggerire riforme legislative in materia. Ed è giusto così: è l’esperienza concreta, sul campo, vissuta da vicino ai drammi ( e anche ai morti) a imporre l’urgenza e l’importanza di un’azione efficace, pronta, capace di risollevare una collettività in ginocchio.
Di recente il Commissario Feola è stato caricato anche di un altro onere impegnativo: i Comuni dell’isola hanno delegato il Commissario Feola alla gestione del piano di ripascimento e messa in sicurezza delle coste isolane su imput della Regione Campania. Adesso l’errore che il Governo potrebbe commettere è quello di non rinnovare l’incarico a Feola dopo un solo anno, interrompendo nuovamente la continuità di gestione. Sarebbe una beffa dopo che, per il bradisismo a Pozzuoli, è stato nominato Commissario il Presidente Fico per ben 10 anni! Concludo, ringraziando pubblicamente il Commissario Feola per aver accolto con grande favore la proposta di CO.RI.VERDE dell’istituzione di un Parco Regionale Protetto del Monte Epomeo, pur conoscendo la contraietà di alcuni Sindaci ( anche del suo stesso partito politico). Lo ha ribadito con forza nel corso di un’interessante tavola rotonda sul tema dell’Ospitalità all’Istituto E. Mattei di Casamicciola, organizzata dal prof. Francesco Rispoli per conto del Circolo Sadoul e del Mattei. Confido che l’autorevolezza di Feola, la sua esperienza pratica e teorica nella gestione dei Parchi Pubblici, possa dare una spinta a quella che ritengo essere la più lungimirante proposta per il futuro della sicurezza dell’isola d’Ischia.






