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LE OPINIONI

IL COMMENTO L’italia s’è desta

DI DANIELA SCOTTI

Siamo agli esordi di un nuovo governo, sempre facile criticare il precedente, il difficile sta nel vivere il presente. Gestire una pandemia non è sicuramente cosa semplice o già pianificata e forse è proprio racchiusa nella progettualità, nella tempistica e nell’assenza di piani strategici il grande problema che affligge il nostro paese. Da Nord a Sud da est a Ovest, nessuno può dire di aver fatto meglio degli altri. Qualcuno è stato scaltro nello sfruttare gli errori altrui o fortunato nell’essere stato attaccato dopo ma nessuno ne è uscito o ne uscirà vincitore. È una guerra a tutti gli effetti che ci colpisce a 360°, una guerra da cui dobbiamo ancora imparare a difenderci e dalla quale solo fornendoci i sussidi giusti riusciremo ad uscire. Il nuovo governo sarà migliore del precedente? Credo che non vadano analizzate le singole forze, (altrimenti conoscendone già alcune siamo fregati in partenza) ma bisogna puntare sul lavoro di squadra. Priorità assoluta: Il paese ha bisogno di vaccini. E per paese intendo tutta l’Italia, e in contemporanea l’Europa e il resto del mondo. Non serve vaccinarne pochi per volta e con tempi così biblici. Il nuovo governo deve innanzitutto trovare la possibilità di sdoganare, liberalizzare insomma rendere possibile la produzione dei vaccini a tutte le grandi aziende farmaceutiche italiane. Produzione massiccia, vaccinazione massiva, tempi brevissimi. Israele docet Sembra assurdo ma è così mentre noi perdevamo un mese in litigi politici, Israele ci ha battuto tutti. Riusciremo ad avere l’umiltà di ammetterlo e non nasconderci dietro costossimi “vivai di primule” che per fortuna sbocceranno in serre già esistenti e più opportune?

Nel contempo bisogna lavorare ad un piano di ripresa economica che è strettamente legato alla vaccinazione di massa senza della quale il settore turistico, culturale, commerciale, ristorazione, artistico, e tutto quello a loro connesso non potrà risollevarsi. Pensiamo a condoni fiscali ed edilizi e a tutto quello che possa ristabilire e far acquisire nuove entrate interne ma anche e soprattutto a fondi europei che però non ci leghino con un nodo scorsoio all’Europa e per i quali i nostri nipoti non ci ricorderanno mai nelle loro preghiere. Questo naturalmente non sta a me dirlo ma a chi da economista esperto e tecnico sa come e dove meglio operare. Ma tutto questo deve essere fatto in tempi non brevi di più. Ognuno di noi e loro ancor di più in questi lunghi mesi si è fatto un’idea precisa della situazione, molti di loro hanno urlato ai microfoni dei vari talk show la loro formula magica, ebbene ora è giunto il momento di stupirci favorevolmente e renderci edotti su cosa siete capaci di fare. Criticare gli altri seduti e con scarpe comode è cosa facile, ora però siete in piedi, con la mano sul petto, il tricolore alle spalle, e su scarpe strette ed instabili, cosa farete? Ecco cosa ci aspettiamo, risposte celeri, idee vincenti, certezze fondate e tanta saggia esperienza. Non deludeteci.

Un pensiero però va al Presidente Conte che ci ha guidato fin’ora in questa tempesta Molti, me compresa, non hanno sempre condiviso le sue posizioni. Ma il suo è stato indubbiamente un ruolo difficilissimo e il suo “savoir faire” spesso è stato mal interpretato. Qualcuno lo ha accusato, altri lo hanno condannato, ad altri è piaciuto. Io ho sentimenti contrastanti, ma devo ammettere che vederlo conferire in piazza spoglio degli orpelli istituzionali, ed in ultimo il suo saluto al palazzo ed ai collaboratori mi ha emozionato. Lì ho capito l’uomo lasciato solo, mal consigliato e lanciato nella fossa che è stato in questi lunghi e difficilissimi mesi. Ho compreso le sue perplessità e le sue aspettative e la rassegnazione di chi ha fatto ciò che poteva e che gli è stato consentito fare. Il sorriso smagliante di altri mi ha confermato che la “politica” è una malattia peggiore della pandemia. Ma il nuovo Premier sembra fatto di stoffa diversa. Abbandonate le cravette di Marinella, ci si affida alle passerelle modaiole parigine conservando però il teutonico rigore con uno stile da europeista convinto. Si chiede unità come dovere e non come opzione, beh noi la parte nostra l’abbiamo fatta e continuiamo a farla, ci aspettiamo che sia il nuovo governo a fare tutto il resto. Se il presidente Draghi apprezza il volontariato italiano invidiato da tutto il mondo significa che noi abbiamo dimostrato di saper fare squadra ed anche nel nostro piccolo silenziosamente ogni giorno ci diamo da fare, ma da loro ci aspettiamo molto di più.

Non posso non soffermarmi sul tema scuola tanto amato ed osannato da tutti i nostri politici che a turno hanno cercato a parer loro di migliorare ma che se oggi versa in queste condizioni evidentemente è il prodotto di un lavoro svolto malissimo. Innanzitutto bisognerebbe far ritornare la competenza agli enti locali e cioè far gestire tutte le strutture scolastiche al Comune di appartenenza senza diversificazione, e non dalle vecchie Province o Città Metropolitane. Solo centralizzando le competenze si può forse venire a capo dell’enorme problema “edilizia scolastica”, nodo cardine. Detto questo bisogna affidarsi ad amministratori seri, snellire realmente la pubblica amministrazione non svendendola ma semplificandola per renderla operativa. Quanto fatto finora è preistoria, il futuro è tutt’altra storia e non si può ragionare UE e agire da paleolitico. Non si possono investire quasi 4 milioni in banchi nuovi e non riuscire a garantire da subito i vaccini al comparto più numeroso come quello della scuola che forse a fine mese potrà finalmente iniziare un percorso vaccinale anche se per certi versi ambiguo. Astrazeneca prima under o poi over 55? Questi sono gli interrogativi che ci spiazzano i dubbi che ancora rendono nebulosa la realtà. Ciò detto non vuol dire non avere fiducia ma semplicemente averne ascoltate e viste tante, aver ragionato responsabilmente su quasi tutto, essersi fatti un’idea più che precisa sul da farsi, essere stanchi ed intolleranti verso le polemiche sterili, i giri di parole e i vani tentativi di insabbiare la verità e quindi aver ragionevolmente grandi aspettative sui nostri migliori tecnici/politici .

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Sicuramente ognuno di noi deve e dovrà fare la sua parte, le scene che ancora sussistono in giro per le strade , fuori ai bar o nei vari punti di ritrovo , sono inaccettabili e pericolosissime , il nemico è invisibile e cammina sulle nostre gambe , attende un nostro cenno di debolezza o superficialità per farsi spazio, non consentiamoglielo . Guardia alta che per gli abbracci ci sarà tempo e modo.

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* PRESIDENTE CONSIGLIO ISTITUTO LICEO ISCHIA

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