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LE OPINIONI

IL COMMENTO L’ulivo, i marciapiedi e i progetti segretati

Transitando, giovedì mattina, per Piazza degli Eroi, per alcune ore ci eravamo illusi che il Comune d’Ischia volesse fare ammenda del suo ingannevole marciapiedi rigonfio che manda le auto in confusione. Via le piante, grande scavo, tutto lasciava presagire che ci fosse un atto di resipiscenza e stavamo già compiacendoci per il coraggio con cui veniva riconosciuto un errore. Meglio tardi che mai, pensavamo. E invece no! Nel giro di poche ore, eccoti piantati due ulivi sul “pancione” del marciapiedi, contornati da altre piante. Solo un fatto estetico? (sicuramente gradevole). Un tentativo di attenuare l’inganno della falsa rotatoria? Il desiderio di un po’ d’ombra o, infine, l’omaggio ad un albero mediterraneo di cui l’isola di Creta ha un esemplare (nel villaggio di Vouves) risalente, secondo l’Università di Creta, a 4.000 anni fa? O, ancora, è notoria la leggenda della colomba che portava nel becco il ramoscello d’ulivo per annunciare a Noè la fine del Giudizio.

E’ notorio che ormai l’ulivo è simbolo di pace, i ramoscelli si scambiano a Pasqua per tutte le riconciliazioni. Attenzione, però, alla mitologia greca, a quella romana e a quella ebrea. Per gli antichi Greci, l’ulivo era una pianta sacra e la usavano per fare le corone per gli atleti vincitori delle Olimpiadi. Nella mitologia greca si narra che Atena lo offrì agli ateniesi in segno di pace, dopo aver sconfitto il dio Poseidone. Per i Romani, l’ulivo era il simbolo per uomini illustri. Per gli Ebrei era il simbolo della sapienza. Non è che il Sindaco e l’Amministrazione si vogliono, con questi ulivi, autocelebrare? Che ci sia in atto un tentativo di cingersi il capo con corona di ulivo, che ci si senta ( come i Romani) vincitori di gara e, come gli Ebrei, ci si senta “sapienti”? Ovviamente stiamo scherzando, perché certe “mosse” repentine, correttive, nate nella mente di chi – non è dato sapere -, ci inducono a celiare, a scherzare. Potremmo continuare ad ironizzare anche sullo strano rapporto tra Amministrazione comunale e “ marciapiede”. Per carità, non vogliamo arrivare al punto di irridere “amministratori da marciapiede” ma anche l’idea di costruire un lungo marciapiedi sull’ex SS270, sopraelevata, si presta a qualche risolino sfottente. Con la rotatoria che si vuole creare, più o meno a metà percorso della sopraelevata e lunghi marciapiedi, si intende favorire un “naturale rallentamento del traffico”?

Rispondiamo ai morti per incidenti stradali con i marciapiedi? E chi dovrebbe camminarci, gli amanti di jogging? E non aumenta, in tal modo, la pericolosità? Ma questi sono dettagli, la questione è più grande e ben più seria: attiene alla concezione che questa Amministrazione (ma le altre dell’isola non sono da meno) ha della trasparenza degli atti e della elaborazione democratica dei provvedimenti che si vogliono assumere. C’è una strana concezione della democrazia nel modo di operare al Comune d’Ischia. Si dà comunicazione dell’avvenuto finanziamento ed approvazione di progetti che hanno rilevanti ricadute nel tessuto socio-economico,se non si aspetta addirittura che i lavori vengano eseguiti. E’ accaduto per il rifacimento di Piazza degli Eroi, accade ancora per l’ex Mercato di via Buonocore , ormai dotato anche di ampie vetrate per quelle che potrebbero essere (ma non ci è dato sapere) singole botteghe (di che cosa?), succede per il progetto della riva sinistra del Porto e per il recupero (estetico,non funzionale) della vecchia Foce, nonché per la riva destra, con collegamento pedonale leggero Acquario-Spiaggia di San Pietro ed infine succede per il progetto di riclassificazione da strada metropolitana a scorrimento veloce a strada comunale e parcheggio interrato e tunnel di collegamento pedonale con l’area portuale nell’area parcheggio Guerra. Possiamo affermare che siano progetti sbagliati o che, al contrario, siano funzionali? In qualche caso le carte ci dicono abbastanza, in altri casi non abbiamo elementi sufficienti per dare un giudizio sensato. E’ il metodo che è sbagliato. Comunicare l’approvazione di un Progetto, senza averlo prima reso noto ai consiglieri comunali, alle rappresentanze più significative del paese, alla cittadinanza più direttamente coinvolta nello sviluppo e nell’esecuzione di quei progetti, non equivale a rendere “pubblico” un’intenzione dell’Amministrazione. Rendere “pubblica” significa confrontarla, discuterla, modificarla dopo le opportune consultazioni, quindi andare a caccia di finanziamenti e approvazioni. C’è qualcuno dei consiglieri che sa i motivi delle ampie vetrate fisse del vecchio mercato ristrutturato? Non era meglio prevedere l’apertura di tali locali, oltre che verso l’interno, anche verso l’esterno della struttura coperta? E la larga fioriera quadrata al centro della piazza interna, che logica ha? Chi lo ha proposto, chi si è confrontato, insieme a chi lo ha valutato? E, per quanto riguarda la sopraelevata, sono state ascoltate le autorità di pubblica sicurezza? Quando il Ministro ai Lavori Pubblici, il socialista Lauricella, a metà degli anni 70, stanziò i fondi per la superstrada a scorrimento veloce, su imput della delegazione socialista d’Ischia recatasi al Ministero (al tempo era Sindaco Vincenzo Romolo che aveva sostenuto che l’opera non si faceva per l’ostruzionismo del ministro socialista) lo scopo era ben altro di quello che oggi ha in mente l’Amministrazione comunale: quello di creare una deviazione del flusso automobilistico diretto dal versante Barano a quello di Casamicciola e viceversa, bypassando le strade urbane di Ischia. Questo disegno presupponeva un passo successivo: quello di apportare opportune modifiche al P.R.G., inibendo la costruzione di case, officine, centri artigianali lungo il percorso stradale, i cui eventuali nuovi varchi aperti avrebbero compromesso il destino di tale strada. In Consiglio comunale, fu il consigliere socialista Giovanni Di Meglio a proporre immediate modifiche al P.R.G., che – naturalmente – furono bocciate dalla maggioranza. Risultato: case, officine, laboratori artigianali sorti come i funghi, con relative aperture di varchi che hanno contribuito alla molteplicità di incidenti ( anche mortali) su tale strada.

Ancora oggi, in barba a tutti i divieti urbanistici, visibile a tutti, si continua a costruire ad immediato ridosso della strada. In tal modo, il Comune d’Ischia ha “scippato” una via di collegamento veloce a tutti gli altri Comuni isolani, rendendone meno agevoli i collegamenti interisolani. La logica prevalente nel condurre sottotraccia i progetti, è quella di realizzare un’opera “salvo vederne le reazioni”. Riprendo l’esempio del vecchio mercato: c’è un notevole spazio aperto al centro della struttura, che sembra un naturale luogo per manifestazioni, incontri, degustazioni all’aperto, rappresentazioni artistiche, musicali, teatrali. Ebbene, cosa fa l’Amministrazione? Ci piazza, nel bel mezzo, una grossa fioriera quadrata che spezza l’area e ne impedisce il pieno godimento. A domanda, l’Amministrazione risponde: “L’abbiamo fatta ma non sappiamo se resterà o la toglieremo”. Capito? Anziché confrontarsi e verificare preventivamente, correggono in corsa. Come le piante a Piazza degli Eroi: prima si mettono e, una volta constatato che non vanno bene, si tolgono e si sostituiscono con gli ulivi ed altre piante. Tutto questo, per non voler ascoltare nessuno prima di assumere decisioni improvvide. Ha scritto giovedì su Repubblica il grande giornalista britannico Tymothy Garton Ash (Premio Ischia Internazionale di Giornalismo 2008), in un articolo dal titolo “Solo il confronto ci salverà”: “La libertà di espressione coinvolge sia la bocca che l’orecchio. Riguarda i diritti e i bisogni di chi parla, ma anche di chi ascolta. Il Mahatma Ghandi, in un memorabile discorso, disse che bisogna aprire le orecchie degli altri e uno dei modi per farlo è aprire le proprie “ L’alternativa è fare come le tre famose scimmiette di Toshogu a Nikko: tapparsi, con le mani. occhi, orecchie e bocca. Sapete che c’è di nuovo? Che se ci dovesse capitare di essere destinatari di un ramoscello d’ulivo per riconciliare la nostra opinione di stampa con chi amministra nel modo descritto, risponderemmo come faceva ripetutamente il noto personaggio letterario dello scrivano Bartleby, creato dallo scrittore Herman Melville (autore anche di Moby Dick). Bartleby, simbolo di disobbedienza civile, rispondeva ripetutamente : “Preferisco di no!”.

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