LE OPINIONI

IL COMMENTO Per un nuovo termalismo

Il giornalista Peppino Mazzella è arrivato a chiedere la cancellazione del sostantivo “Terme” dal nome del Comune di Casamicciola che – a questo punto – dice Mazzella dovrebbe chiamarsi “Casamicciola d’Ischia”. Lo fa perché troppi errori sono stati commessi dai poteri pubblici e dagli imprenditori privati che hanno tarpato le ali alla più antica tradizione termale isolana. Incapacità di reggere il passo dei tempi e dei gusti che cambiano velocemente. L’isola d’Ischia, e Casamicciola più di ogni altro Comune isolano, vanta una storia termale lusinghiera che, però, da qualche decennio si è offuscata, da una parte per l’avvento di un turismo di rapina e dilapidatorio del territorio e dall’altra per il mancato aggiornamento e ammodernamento del modo in cui il termalismo viene concepito dalle strutture termali locali, per cui l’offerta non incrocia più la domanda.

Tanto è vero che gli imprenditori isolani del termalismo hanno sentito il bisogno, a fine 2022, di organizzare un Convegno nel salone della Diocesi, sulla scorta di un’indagine statistica del sondaggista Renato Mannheimer sul termalismo nazionale . Il grido di dolore di Peppino Mazzella ha anticipato alcune delle conclusioni che ha illustrato, nell’incontro con i cittadini alla Biblioteca Antoniana, Josep Ejarque, esperto europeo di Destination Management e Marketing, incaricato dal Sindaco d’Ischia per la redazione di un Piano strategico di sviluppo e marketing. E’ apparso chiaro che, agli occhi dei turisti, Ischia appare una destinazione turistica “vecchia” e che il termalismo tradizionale proposto, basato essenzialmente sulla cura e riabilitazione, non è più rispondente alla domanda crescente di “benessere” a tutto tondo, che riguarda sia la sfera fisica che psicologica, sia la salute che l’estetica. C’è da aggiungere che sulla storia del termalismo isolano è calato progressivamente il sipario dell’oblio. Questo non ci aiuta a capire i motivi del superamento del nostro modello termale.

Nunzio Albanelli

Il 15 ottobre del 2016 il prof. Nunzio Albanelli, Preside in pensione e storico locale, scrisse per Kaire (giornale della Diocesi) un articolo dal titolo “le Terme, autentico tesoro dell’isola d’Ischia”, Albanelli prendeva atto delle lodi (“coro elogiativo”) che in Italia e in Europa si elevava sulle virtù terapeutiche delle nostre acque. Citava, in particolare, il prof. Orazio Rebuffat che aveva valutato la bontà dell’Acqua Mirtina e ricordava gli studi di D’Aloisio e Iasolino sull’acqua del Pontano. Richiamava il Congresso Mondiale di Idroclimatologia tenuto, nei tempi d’oro, a Lacco Ameno. In quel Congresso, scriveva Albanelli, fu evidenziato che le cure termali radioattive venivano praticate in pochi centri termali specializzati e fu sottolineata l’azione biologica delle emanazioni (deboli) radioattive, specialmente in rapporto alle artropatie, nelle malattie endocrine, nella sterilità, nella senescenza femminile e nelle forme cutanee. Fu allora che fu inaugurata la sede del “Centro Studi e Ricerche delle Terme Radioattive Regina Isabella e Santa Restituta” e furono inaugurate la lapide a ricordo della visita che madame Curie fece nel 1818 alle sorgenti lacchesi e un’altra lapide a memoria dell’insigne medico del ‘500, Giulio Iasolino, che aveva dato vita alle “Terme d’Ischia”, Infine il prof. Albanelli si lamentava della scarsa professionalità degli operatori alberghieri che nulla facevano per indirizzare la clientela all’utilizzo delle acque più idonee al proprio caso. Non ci sarebbe stato nulla di strano che un cliente di un albergo si appoggiasse alle terme di un’altra struttura perché più idonea al caso di specie. Ma questo fa parte di uno dei mali dell’isola: l’incapacità di fare sistema, sottolineata anche da Ejarque.

Altri due articoli di Albanelli furono pubblicati ad aprile 2017, l’uno riguardante le Fonti di Olmitello, interessata storicamente da frane (1769 e 1800); l’altro riguardante la Fonte di Nitrodi, descritta nel poema “Inarime” di Camillo Eucherio De Quintiis. Ma sempre per amore di verità e di storia, voglio riportare alla luce alcuni importanti documenti. Cito la relazione del prof. Giuseppe Spadea al Congresso di Abano del maggio 1963 “Prospettive di sviluppo delle Terme meridionali”. Il prof. Spadea intravedeva nella necessità di abbattere i costi delle cure termali meridionali la strada per il definitivo sviluppo e che tale abbattimento si poteva ottenere solo previa prolungamento della stagione termale (cosa possibile nel meridione che gode di condizioni climatiche migliori ). Cito il Convegno sul Turismo nel Mezzogiorno svoltosi a Roma nell’aprile del 1977 e la Relazione del prof. Arch. Mario Magistrelli della INSO Spa (Sistemi per le Infrastrutture Sociali). Magistrelli illustrò le linee per un “Nuovo sviluppo delle strutture e delle risorse del Termalismo”. In particolare il professore lamentava la scarsa connessione esistente tra aspetti e organismi sanitari, sociali e previdenziali. La “settorializzazione” non ha aiutato la creazione di un termalismo a 360 gradi, tant’è che – ancora oggi – stiamo a dibattere se dare prevalenza all’aspetto sanitario curativo o alla nuova domanda estetico-psicofisica. Non posso non citare il Seminario organizzato ad Ischia dal 24 al 27 giugno 1977 da Formez, Iasm, Usti e Regione Campania su “Terme e Turismo negli anni 80” nella cui mozione finale si chiedeva di praticare una politica comune di presentazione e valorizzazione dell’intero potenziale termale meridionale; di accentuare l’importanza delle caratteristiche climatiche ed ambientali del Mezzogiorno, che consentono l’allungamento della stagione turistica; di ridurre i costi complessivi di soggiorno, cure termali, escursioni e gite nei dintorni, attraverso una catena di servizi in grado di creare economie di scala e aumentare l’attrattività complessiva della località, come auspicato anche da Ejarque. E voglio ricordare gli studi e le proposte dei coordinatori del Progetto “ Turismo termale”, geologo Giovanni Bortoluzzi e ing. Mario Rispoli, che ipotizzarono, nel 1980, lo sfruttamento dell’acqua oligominerale esistente nella falda acquifera sottostante il parco pubblico della Pineta Villari , per un termalismo idropinico. Per finire, un ricordo di un’esperienza personale.

Nel 1977 (ero consigliere comunale di Ischia per il PSI) fui nominato, come consigliere di minoranza, nel Comitato di gestione delle Antiche Terme Comunali. Altri membri erano l’allora assessore Enzo Mazzella, il consigliere Vincenzo Pietro De Angelis e il cittadino ing, Francesco Di Manso, poi nel ’78 fui confermato nel nuovo Comitato presieduto dal cap. Salvatore Lauro e formato da Giuseppe Brandi, De Angelis e il cittadino Pasquale Scotti, poi ci furono ancora altri cambi. Quell’organismo funzionava, assicurava occupazione e si avvaleva di valenti Direttori sanitari ed amministrativi (dott. Giannino Barile e Lauro padre prima e poi il figlio Pietro Lauro). Nonostante la diversa provenienza politica dei membri, si deliberava unitariamente con grande senso di coesione e responsabilità. Oggi è tempo di ripensare e riprogettare il termalismo isolano, riallacciandoci alla storia, che non va dimenticata ma scrostandola delle strutture e sovrastrutture obsolete. In una prossima puntata illustreremo come si stanno muovendo altre realtà al passo coi tempi, da Chianciano a Saturnia e Monticello, ad Abano Terme, a Sirmione, a Gargnano e daremo perfino uno sguardo al Giappone che è paese maestro della meditazione e della multisensorialità.

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