LE OPINIONI

IL COMMENTO Report (Rai 3) affonda le cure termali

Proprio nei giorni in cui a Ischia registriamo la grana della legionella in importanti strutture alberghiere (vedi La Pergola a Casamicciola, l’Hotel Augusto e addirittura il Regina Isabella a Lacco Ameno), con la possibilità che la questione si allarghi nei prossimi giorni, in TV, durante la puntata settimanale di Report, viene lanciato un vero e proprio siluro da affondamento contro tutto il sistema termale italiano. Da quando la conduzione della trasmissione è passata di mano, da Milena Gabanelli a Sigfrido Ranucci, Report sembra diventata programma televisivo d’inchiesta ancora più radicale di prima nell’affrontare problemi indubbiamente veri, ma che andrebbero analizzati in tutte le sfumature ( senza che necessariamente la realtà sia dipinta interamente di bianco o nero; a volte può essere grigia) e, soprattutto, i problemi andrebbero analizzati con senso di responsabilità nazionale. Ovviamente non stiamo affatto suggerendo di tacere le falle del nostro sistema economico, però, non è possibile affermare, come ha fatto Ranucci nella prima parte della trasmissione (citando l’isola d’Ischia tra i centri termali più frequentati) che “ non c’è alcuna certezza scientifica dei benefici delle cure termali”. Ecco, questa affermazione è grave e falsa. Questo postulato, fissato in apertura di servizio, mina un intero sistema di cura e prevenzione (che ha una storia lusinghiera alle spalle) e manda gambe all’aria la credibilità di un settore turistico-sanitario che coinvolge numerose strutture e migliaia di addetti e professionisti. Altro discorso invece è – la mancanza di controlli adeguati, l’assenza in alcune Regioni di leggi che fissino precisi parametri di emungimento delle acque, l’installazione di apparecchi misuratori delle quantità di acque emunte e lì dove le Regioni hanno deliberato tali leggi, l’assoluta mancanza di riscontri e controlli che le direttive vengano applicate.

Ranucci forse non sa che la Russia ha 1.300 località termali, la Cina 300, la Francia 250, l’Italia 370 ( da Sciacca a Bormio, da sud a nord) e che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito le cure termali nell’ambiente della medicina tradizionale e complementare per il 2014-2023. Il ricorso maggiore alle cure termali si fa per le patologie muscolo-scheletriche ( problemi artrosici e reumatici), le affezioni respiratorie e dell’apparato digerente. Ma si stanno accumulando importanti riscontri di benessere anche per le patologie dermatologiche (a Ischia abbiamo le cure miracolose di Nitrodi), del sistema vascolare, urinario e ginecologico. I meccanismi di funzionamento dei trattamenti termali sono complessi e i benefici di queste terapie sono il risultato di una combinazione di effetti termici, chimici e biologici. Il prof. Cozzi, docente di reumatologia dell’Università di Padova, dice che “nelle balneoterapie e nella fangoterapia il calore permette il rilassamento dei muscoli e la vasodilatazione, ma causa anche un aumento di peptidi oppiodi in circolo che determinano il noto effetto antalgico. Vi sono poi gli effetti chimici, dei minerali disciolti nelle acque, la cui variabilità nelle varie stazioni termali costituisce la loro specificità”. Nessuno ha mai detto che le cure termali sostituiscono i farmaci, ma che sono complementari ai farmaci e ne possono notevolmente diminuire la quantità da assumere. Del resto, a dimostrare la validità delle cure termali c’è la storia del turismo termale. Ischia, ad esempio, ha una intera letteratura che dimostra l’arrivo di turisti affetti da mali artrosici o dermatoligici che sono ritornati soddisfatti nei Paesi di provenienza per un ritrovato benessere. Una lode particolare va al gestore ( Giuseppe Di Meglio) del Parco di Nitrodi, in quanto organizzatore del congresso scientifico termale e al prof. Amato De Paulis, Presidente del Congresso” Biological Therapies in Medicine”, la cui XIII edizione si è svolta al Polifunzionale di Ischia. Ha ragione De Paulis quando, polemicamente, afferma che Federterme pensa solo ad Abano e al centro nord e che ad erogare fondi per la ricerca scientifica termale, relativa alle strutture campane, deve pensarci la Regione Campania ( vedi brillante servizio di Gianluca Castagna sul Golfo di mercoledì scorso). Da un punto di vista economico, il settore termale in Italia produce un fatturato annuo di circa 3 miliardi di euro, di cui 800 milioni riferiti alle   sole prestazioni sanitarie. Le cose andavano meglio quando venivano rimborsate le cure transfrontaliere, prima che iniziasse la crisi economica europea e i singoli Paesi cominciassero a chiudersi a riccio non rimborsando più cure termali all’estero. I muri nazionalistici sono stati economicamente innalzati già da tempo!

Quanto alla scientificità delle cure termali, Ranucci dovrebbe sapere che secondo dati della Fondazione per la Ricerca Scientifica Termale ( FORST), negli ultimi 10-15 anni, sono aumentate del 200% le pubblicazioni scientifiche che ne attestano la scientificità. Tutt’altro discorso da fare è sulla serietà di molti complessi termali nel mantenere i livelli di igiene e salubrità delle acque, della serietà della politica e della Pubblica Amministrazione ( Enti locali, Città Metropolitana, Regioni) di tenere sotto controllo l’emungimento complessivo delle acque termali e di irrogare sanzioni o revoche di concessioni  in mancanza di ossevanza delle norme vigenti. Qui Report ha ragione. E dispiace che il Presidente nazionale di Federterme abbia fatto una brutta figura, fingendo di ignorare ( se le ignora per davvero è ancora più grave) che esistano fenomeni assolutamente incontrollati di sfruttamento selvaggio delle fonti termali, fino ad arrivare, come nel caso di Guidonia-Tivoli, a casi di “ subsidenza catastrifica” del suolo, causa lo svuotamento delle vene acquifere termali. Ricordo, per quanto riguarda il Comune d’Ischia, che quando, nel lontano aprile 1975, in Consiglio comunale si esaminarono le osservazioni al Piano Regolatore Generale, tra le osservazioni presentate dal Partito Socialista Italiano c’era quella relativa all’eccessiva previsione di insediamenti di parchi idrotermali. Queste furono le parole del consigliere comunale Psi, compianto prof. Giovanni Di Meglio: “ Nel rigettare le proposte dell’osservazione, l’Amministrazione adduce la motivazione che i parchi idrotermali privati rispondono ad una moderna terapia fondata sull’idrotermalismo all’aria aperta. In tal modo non si risponde affatto all’osservazione che tende a mettere in discussione non la semplice esistenza di parchi idrotermali bensì la “ proliferazione” di essi, ai fini  di una dosata ed equilibrata politica delle risorse idrotermali”.

Da quella dissennatezza amministrativa siamo scivolati – ai giorni nostri- all’abnorme escavo e pompaggio a mare di acque, almeno in parte dolci e attinte da fonti sotterranee. Dio non voglia che possa un giorno verificarsi un “ collasso”, una subsidenza per svuotamento delle vene acquifere! Alcune Regioni italiane: Toscana, Lombardia, Calabria, Piemonte, Basilicata ma anche la Campania hanno emanato leggi per l’installazione di misuratori dell’emungimento delle acque e hanno anche disposto l’obbligo di comunicazione dei dati alla Provincia ( ora Città metropolitana). Ma, dal servizio televisivo di Report è emerso chiaramente che tali leggi sono, almeno fino ad oggi, lettera morta. L’Assessore regionale toscano all’Ambiente non aveva alcuna idea della situazione dei dati di emungimento, neanche di Aziende Termali  partecipate dalla stessa Regione. Eppure, in quella Regione, è vigente la L. 27/7/2004 n.38 nonché il Regolamento attuativo 24/3/2009 n.11/R. La Regione Lombardia ha in vigore la L. 12/12/2003 n.26 e il Regolamento 24/3/2006 n.2 che, all’art. 33 comma 5 prevede anche che l’inadempienza del concessionario in ordine all’installazione degli strumenti di misurazione può comportare la decadenza della concessione. Per quanto riguarda la Regione Campania, essa è dotata di legge ad hoc ed è la n.8 del 27/7/2008 che, all’art. 34 prevede: “ I concessionari sono tenuti ad installare, possibilmente nel punto di captazione in luogo accessibile e, comunque, prima degli impianti di utlizzazione, misuratori automatici dei volumi, della portata e della temperatura dell’acqua emunta”. Solo che, a dimostrazione della superficialità con la quale legifera la Campania, al comma 3 dell’art. 37, recita: “ In caso di omessa installazione, nel termine stabilito dal competente dirigente regionale, o di manomissione degli strumenti prescritti dall’art. 32, è comminata la sanzione di una somma da 500 a 1500 euro e da 500 a 5000 euro in caso di mancata comunicazione dei dati”. La reiterazione costituisce motivo di decadenza della concessione. Peccato che l’art. relativo all’installazione di misuratori non è il 32, come viene richiamato, ma il 34! Misteri della Regione Campania! Il termalismo è una cosa seria, con serie basi scientifiche, non facciamolo diventare una barzelletta o argomento distopico della nostra economia turistica!

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2 Commenti

  1. sinceramente ho fatto diverse volte le “cure” termali sperando di migliorare ma nulla! ma poi analizzando la popolazione ischitana che soffre di vari problemi mi rendo conto che la “cura” termale è solo un modo per far circolare denaro, basta vedere i dati statistici e ci si rende conto che di cura c’è veramente poco.
    Non so poi cosa possa trainare economia ischitana quando sara noto a tutti della bufala delle terme ai fini medici. Le bellezze dell isola oramai sono state deturpate dall abusivismo. poi terremoto e ricordiamo ultima eruzione dell Arso ad Ischia Porto. Buona fortuna Vulcano Ischia

  2. Sul fatto che non esistano studi scientifici seri che attestano l’effettiva efficacia delle cure termali, nella puntata di Report non é stato detto proprio niente di nuovo. Non é affatto sufficiente che un articolo compaia su riviste specializzate per essere dichiarato dogma. Del resto il parere del Professor Garattini, Presidente dell’Istituto Mario Negri, intervistato nella stessa puntata credo sia quanto meno da citare in questo commento. L’acqua calda puó sicuramente apportare dei benefici a patto che sia pulita. Ma é acqua calda e basta. Gli antichi romani facevano terme ovunque, scaldando l’acqua con grandi fuochi accesi al di sotto dei serbatoi. Qualcosa vorrá pur dire…

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