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LE OPINIONI

IL COMMENTO Schilardi e i prestigiatori

Nella giornata di ieri ricorreva il quarto anno dal sisma che colpì violentemente Casamicciola, Lacco Ameno e,in parte, Forio. E’ doveroso fare un punto della situazione, ma farlo con il linguaggio semplice del cittadino medio, che non riuscirebbe mai a orientarsi nel ginepraio di leggi, regolamenti, ordinanze commissariali, divisioni di competenze tra Stato, Regioni, Comuni. Il Golfo, naturalmente, ringrazia il commissario Schilardi che ha cercato, nella sua intervista di martedì scorso di sintetizzare ciò che si è fatto, che si sta facendo e che si potrà fare. Tuttavia, c’è un passaggio dell’intervista che ci sembra emblematico e, al tempo stesso, oltremodo preoccupante: “Tanto lavoro è stato fatto e tanto c’è da fare, poi ci sono i prestigiatori che credono che la ricostruzione sia un gioco da realizzare nel giro di sei mesi o di un anno, speculando sulle macerie. E magari non sanno o fanno finta di non sapere che per rimuovere tali macerie sono necessarie mille autorizzazioni a cominciare da quelle della Magistratura“. Intanto è iniziata la rimozione delle macerie da via Serrato.

Ora, mi sia consentito osservare che: come ebbe a dire lo psichiatra Paolo Crepet, proprio qui ad Ischia, una “ricostruzione post-terremoto non è soltanto un fatto fisico, ma lo è altrettanto sotto il profilo umano, psicologico e sociologico. Fin quando gli abitanti dei luoghi disastrati avranno davanti ai loro occhi < macerie>, la loro anima andrà in macerie, si annichilirà”. Commissario Schiraldi, se è come lei dice (e non abbiamo motivi di dubitarne) che ci vogliono mille autorizzazioni per togliere le macerie, non crede che tutti gli apparati dello Stato, a incominciare proprio dai Commissari Straordinari alla ricostruzione, debbano prendere atto di una burocrazia da rivedere? Le leggi e i decreti attuativi si approvano, si possono sbagliare e non prevedere fin dall’inizio tutti i risvolti. Ma è per questo che esiste, nel nostro sistema democratico, la possibilità di rivederle, adeguarle, snellirle. Lei o altri colleghi che si sono trovati in condizioni analoghe, avete segnalato, a chi di dovere, la farraginosità e la difficoltà di agire in questo “percorso ad ostacoli”, rappresentato da vincoli che costituiscono palle di piombo al piede dei Commissari? Un difetto dell’Italia e degli italiani è quello di trincerarsi dietro gli ostacoli frapposti da altri, ma nessuno muove un dito per “eliminare” o “diminuire” gli ostacoli. No, signor Commissario, la tragedia del terremoto è materia troppo seria perché ci possano essere “prestigiatori” che credono che si possano risolvere i problemi della ricostruzione in 6 mesi. Abbiamo tutti, tecnici o inesperti della materia come me, sotto gli occhi e nella mente, le esperienze drammatiche del Centro Italia e di L’Aquila, per poterci illudere. Però, proprio il ripetersi di esperienze negative, qualcosa dovrebbe avercelo insegnato; o lei ritiene, riteniamo, che quei “mille ostacoli burocratici” siano ineliminabili? Semmai “prestigiatori” potrebbero annidarsi nel sottobosco politico-tecnico di chi si sta attrezzando, con le giuste complicità, a monopolizzare il mercato della ricostruzione!

C’è, dunque, un altro aspetto che preoccupa: si parla troppo poco delle insidie che possono arrivare dal fiume di danaro che si sta riversando nell’area del terremoto (per adesso all’incirca 110 milioni di euro tra scuole, chiese, danni pesanti all’abitato e autonoma sistemazione, ma molto altro danaro arriverà). Lei mi dirà che le procedure rigide servono proprio a questo, ad assicurare che il danaro venga erogato nel modo giusto e alle persone giuste. E però qui rientra in gioco una delle maggiori critiche che le hanno rivolto, su questo stesso giornale, stimati tecnici come l’ing. Giuseppe Conte e il geom. Antuono Castagna. Chi controllerà, e come, la pletora di incaricati a vario titolo, tra Comuni, Regione, Città Metropolitana, Invitalia? Detto questo, siamo naturalmente contenti che sia stata raggiunta la quota di circa cento su ottocento pratiche tra finanziate e da finanziarsi, come siamo contenti che finalmente anche Invitalia, con tre suoi esperti, stia contribuendo, con sopralluoghi nelle case danneggiate, ad adeguare e migliorare schede Aedes troppo frettolosamente compilate. Siamo contenti che il Comune abbia nominato i RUP (sperando in una selezione obiettiva e non clientelare) per interventi di ricostruzione pubblica: il Cimitero, il Palazzo Bellavista con sede comunale, Museo e spazi esterni, la Parrocchia di Santa Maria Maddalena, la via Gran Sentinella e via Iasolino e, infine, l’adeguamento funzionale del Plesso Manzoni.

Va bene anche l ‘intensificazione del rilascio del titolo edilizio in sanatoria, premessa indispensabile per rendere commerciabile l’immobile. Resta un ultimo ma importante aspetto: ai sensi dell’art.17 comma 3 (è l’unica citazione normativa che mi consento) “Il Commissario straordinario assicura una ricostruzione unitaria e omogenea, anche attraverso specifici piani di delocalizzazione e trasformazione urbana”. Ecco, manca completamente questa parte. E’ stata presa in esame, con la partecipazione dei Comuni interessati, l’ipotesi di “ delocalizazione” di abitazioni che insistono nelle zone più a rischio? Abbiamo, ma soprattutto ce l’hanno gli abitanti di quelle zone, il diritto di sapere se si intende lasciare le cose come stanno o delocalizzare le case in zone meno esposte al rischio sismico. Non stiamo dicendo, signor Commissario, che ci aspettiamo, entro sei mesi, la delocalizzazione e l’istituzione nell’area svuotata del Maio, di un Parco Naturale e Scientifico Europeo sui meccanismi di propagazione delle onde nelle aree epicentrali, come da proposta del prof. Luongo. Stiamo soltanto reclamando l’ufficializzazione di una scelta strategica per il futuro. Oltre che ai Sindaci dei Comuni coinvolti, è stato sottoposto anche al vaglio della quarantina di tecnici di varia provenienza che collaborano con lei, l’opzione “ delocalizzazione”? Senza questi chiarimenti di fondo, continueremo ad avere un’idea nebulosa del futuro di Casamicciola e Lacco.

Signor Commissario, mi consenta di suggerirle la lettura di un bel saggio di Giovanni Gug, docente di Antropologia presso il Dipartimento di Ingegneria della Federico II, apparso su il Continente di giugno 2019. Il titolo del saggio è già di per sé esplicativo: “La ricostruzione post-sismica è quella dell’isola”. Il prof. Gug sostiene che un terremoto, oltre che essere l’occasione per riflettere sulle modalità e i tempi con cui mettere in piedi infrastrutture e abitazioni, lo è anche per riflettere sull’identità di una comunità. In altre parole si pongono quesiti esistenziali che vanno ben al di là della ricostruzione fisica delle case. Lei mi dirà che non è sua competenza pensare alla “ ricostruzione morale” e ha ragione, sulla base delle norme esistenti. Ma è vero anche che lei, in questa fase, è punta di diamante dello Stato, insieme al Prefetto, alla Regione, alla Città Metropolitana, ai Comuni. Qualcuno dovrà pure rendersi conto e trasmettere all’organo statuale le esigenze materiali e morali di una popolazione ferita gravemente da quattro anni!.

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