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Lacco Ameno e la rissa politica: fate i buoni se potete

A Il Golfo, Carmine Monti e Leonardo Mennella provano a interpretare i toni aspri di questo inizio di campagna elettorale, ciascuno imputando alla parte avversa le responsabilità di un dibattito politico che ha rapidamente assunto i connotati di uno scenario “western”

Ben pochi si aspettavano un inizio di campagna elettorale da toni così aggressivi come quelli che hanno caratterizzato i giorni scorsi a Lacco Ameno. Alle consuete e prevedibili punzecchiature, in poche ore si è arrivati alle recriminazioni e alle accuse più o meno pesanti su veri o presunti scheletri nei reciproci armadi. Un’attitudine che ha rapidamente saturato il dibattito elettorale locale, al punto da indurre a domandarsi in quali condizioni si giungerà al 20 settembre, se alle prime battute si è già arrivati a questo punto, in un clima “western” da resa dei conti.

Carmine Monti: «Tutto nasce da una
voluta provocazione, diretta a
nascondere i reali motivi che hanno
portato alla caduta
dell’amministrazione: nessun
golpe, ma mancanza di risposte al paese.
Noi incentreremo la nostra campagna
su temi concreti e sull’efficace
risoluzione dei problemi. Torniamo
nell’alveo della giusta politica»

Non pochi sono infatti i cittadini che reputano opportuno e auspicabile ricondurre il binario della partita elettorale sui temi del dibattito e delle proposte politiche, e non sugli attacchi personali, che fra l’altro coinvolgono diversi esponenti che per lungo tempo e in varie consiliature passate hanno anche operato politicamente sotto le stesse insegne. Carmine Monti, componente della lista “Sempre per Lacco Ameno” che sostiene la candidatura del senatore Domenico De Siano a sindaco, commenta così questa partenza “pirotecnica”: «Non voglio farmi coinvolgere nelle recenti controversie sorte sui social. La nostra è una proposta politica seria e importante. La candidatura di Domenico De Siano è motivata anche dal fatto che grazie al suo ruolo di parlamentare egli può far sentire efficacemente la voce di Lacco Ameno su problemi gravi, come la ricostruzione, negli ambienti istituzionali e sui tavoli che contano». Secondo l’ex sindaco, l’escalation di polemiche di questi primi giorni ha un motivo: «Io trovo che sia stata artatamente creata una provocazione per portare la campagna elettorale in una determinata direzione, e gli interventi di risposta del senatore Domenico De Siano non hanno certo l’intento di polemizzare con Giacomo Pascale. Semplicemente, il senatore, come tutti noi, ci teneva a spiegare il motivo per cui l’amministrazione Pascale è finita.

A sentire la narrazione altrui, sembra quasi che sia avvenuto un “golpe”, mentre invece non è niente del genere. Ne abbiamo parlato tante volte: l’amministrazione Pascale si è conclusa perché non ha dato risposte concrete a problemi importanti, primo fra tutti la ricostruzione. Ricordiamo che si è tentato in ogni modo di far passare la problematica dei condoni, finendo per mettere in secondo piano il dramma degli sfollati. È ora di smetterla con questa “operazione pietà” imbastita da Pascale: spostiamoci piuttosto nell’alveo della giusta politica, dei problemi reali. Per il prosieguo della campagna, posso confermare che la nostra sarà incentrata sui temi concreti e sulla risoluzione dei problemi in maniera efficace. Questo è il nostro impegno per la comunità, e ci auguriamo che non si ripetano inutili provocazioni».

Leonardo Mennella: «Sono
stupito dai toni usati da coloro
che di fatto costituivano
“la maggioranza all’interno
della maggioranza” e che ora
addirittura parlano di
“amministrazione sciagurata”,
usando metodi che avvelenano
il clima del paese.
Mi auguro che il confronto
torni ad essere civile,
serio e rispettoso»

Sull’altro fronte l’avvocato Leonardo Mennella, candidato consigliere nella lista “Il Faro” guidata da Giacomo Pascale, riflette: «Non mi aspettavo assolutamente una partenza di questo tipo, perché in realtà i componenti di questa amministrazione ha lavorato insieme per quattro anni e mezzo. E secondo me anche con ottimi risultati, tanto è vero che il motivo per il quale a sei mesi dalla scadenza è arrivata la sfiducia, è soltanto nel fatto che si voleva evitare che Pascale arrivasse a fine mandato ancora in carica, e che in sede elettorale sarebbe stato difficile da sconfiggere. D’altronde non hanno mai voluto esplicitare con chiarezza i motivi della sfiducia: gli stessi consiglieri della ex-maggioranza, a mia specifica richiesta, hanno sempre sostenuto che doveva essere successo qualcosa tra Domenico e Giacomo, ma che nulla ne sapevano. L’unica cosa chiara era l’indicazione di staccare la spina all’amministrazione. Quindi al limite si sarebbe trattato di una rottura più personale che politica. E dunque di fronte a tutto questo, mi sembra incredibile che la campagna elettorale sia partita parlando addirittura di amministrazione “sciagurata” a cui è bene aver posto termine. Abbiamo ricevuto i complimenti da tutta Italia per la gestione del terremoto e dell’emergenza, eppure qui si inizia la campagna parlando di “gestione scellerata” dell’emergenza sisma, mistificando quella che è la realtà». L’avvocato si è fatto un’idea: «Sono convinto che i toni siano stati alzati perché si cerca di ribaltare un risultato elettorale che essi temono: la loro campagna mediatica punta a far recuperare punti nei sondaggi, coi conti che al momento non tornano. In ogni caso è una strategia che non ha ragion d’essere, proprio perché non viene da una parte che non amministrava, da una forza anti-sistema, contraria a chi in quel momento stava amministrando, ma viene da una parte che costituiva di fatto la “maggioranza all’interno della maggioranza”, e che in questi quattro anni e mezzo certamente ha determinato gli indirizzi e le scelte dell’amministrazione. Il metodo da loro sin qui adottato per fare campagna elettorale, in una realtà piccola come Lacco Ameno, con 3500 residenti effettivi, è devastante, perché mette famiglie contro famiglie, persone contro persone, creando un clima avvelenato che fortunatamente da anni non si vedeva a Lacco Ameno. Sono meravigliato dai toni usati, che portano scompiglio nel paese, perché secondo me essi non hanno un curriculum tale da potersi permettere di infangare gli avversari, e tale attitudine denota arroganza e scarso rispetto. Invito comunque tutti ancora una volta a mantenere i toni entro i limiti di un confronto civile, serio, sul programma, e rispettoso delle regole democratiche». Allo stato attuale, diventa azzardato fare ipotesi su come si dipanerà la campagna: ci sarà un abbassamento dei toni, come auspicano entrambe le parti, oppure l’escalation continuerà? In quest’ultimo caso, gli effetti sarebbero imprevedibili.

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