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L’altra faccia del coronavirus: «Ma ai lavoratori stagionali chi ci pensa?»

Il grido di allarme delle maestranze del settore turistico rimane fin qui sotto traccia. Un esercito di dipendenti si interroga sul proprio destino, in attesa di una chiamata da parte di albergatori e ristoratori che possa rasserenare gli animi

Le conseguenze della psicosi causata dalla paura dell’infezione sono sotto gli occhi di tutti. e si stanno facendo sentire in tutta la propria preoccupante pervasività. Peggio del virus, che tutto sommato le autorità italiane stanno tentando di tenere quanto più possibile a bada, sono le conseguenze dell’infodemia (ovvero della pervasività di notizie sovradimensionate e spesso anche false, sicuramente senza controllo) a destare davvero preoccupazione. In pochi giorni la penisola italiana è diventata un posto poco sicuro dove soggiornare, secondo l’opinione pubblica mondiale. E non aiutano i comportamenti poco saggi che continuano a impazzare sul territorio, naturalmente anche ischitano. In questi giorni si lotta, oltre che con il rischio dell’infezione da coronavirus, anche con una pessima reputazione venutasi a costruire nel giro di poche ore. Peggio del terremoto. Peggio anche dell’idea che Ischia sia un paradiso dell’abusivismo. Coronavirus in pochi giorni ha corroso certezze granitiche. Ma naturalmente nulla è perduto, anzi. Fondamentale ora è ricordare che Ischia è un luogo votato all’ospitalità, che fa dell’accoglienza il proprio pane quotidiano e che il razzismo, non appartiene a queste sponde, se non altro, anche, per una mera questione di sopravvivenza, visto che buona parte dell’economia isolana si basa proprio sul lavoro di hotel e ristoranti, nonché di pub, bar e negozi che non vedono l’ora di accontentare le esigenze dei nostri ospiti.

E sono i lavoratori del settore alberghiero che adesso tremano. C’è un limbo pieno di receptionist, cuochi, camerieri, manutentori, che non sa davvero quale sarà il proprio destino. Tremano quelli che hanno solitamente un contratto sicuro per la bella stagione. Tremano anche e soprattutto coloro che sono in cerca di lavoro e che si trovano in un limbo di completa incertezza. Schiacciati dagli aggiornamenti repentini che giungono da tutta Italia gli imprenditori isolani sono costretti a fermarsi, ad aspettare e capire come e quando i flussi turistici torneranno alla normalità. Siamo ora in un periodo di relativa calma, tradizionalmente a Ischia sono chiusi tanti alberghi, nonostante la tanta invocata destagionalizzazione. Ma la primavera incombe e con essa la prima data importante del calendario turistico ischitano: la Pasqua. Da sempre le celebrazioni della Resurrezione di Gesù aprono di fatto la stagione turistica ischitana. Una data che si avvicina. Mancano poco meno di sei settimane al suo arrivo. E nonostante le lancette camminino – denunciano con preoccupazione i tanti lavoratori stagionali preoccupati per il proprio futuro – siamo in una bonaccia davvero preoccupante. Tempi duri per il turismo. Ischia, gettata nel ciclone. Tempi duri anche per chi vedrà tra poco tempo svanire l’assegno di disoccupazione. E allora, se il turismo non ricomincerà a muoversi saremo di fronte a una crisi ben peggiore di quella sanitaria.

«A proposito del corona virus e dei problemi economici che sta creando adesso; ma ai lavoratori stagionali – si chiede uno dei tanti preoccupati lavoratori – che già oggi sono disoccupati al 100per100 avendo usufruito della Aspi fino a ieri . da oggi in poi chi li tutela se ad esempio molte di queste strutture turistiche non chiamano il personale come faremo noi tutti datemi una risposta questo sarà un problema serio cerchiamo di affrontarlo e risolverlo». Perchè ora a fare davvero paura è la prospettiva del post-epidemia. Più che il virus fa paura la prospettiva di perdere il lavoro. Quella sì davvero una catastrofe per centinaia di famiglie ischitane che si troverebbero a non sapere come gestire un avvenimento così apocalittico.

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