CULTURA & SOCIETA'

L’isola per riscaldarsi combatte il caro-bollete anche col ritorno al vecchio braciere: riecco carbone, carbonelle e l’asciuttapanni

LA STORIA - A Ischia Ponte con proprie botteghe lungo il Corso hanno fatto la storia di questo mestiere negli anni ’50 Gilda (Gildarella) Di Meglio-Cortese e un simpatico personaggio conosciuto col nome di Palluottolo al secolo Vincenzo Lauro, con un mezzo sigaro spento abitualmente fra le labbra. A Porto d’Ischia, proprio lungo via Porto, si ricordano le botteghe-deposito di Mancinelli

Noi ischitani siamo pazienti ed anche ingegnosi. Quando ne avvertiamo il bisogno per necessità o per nostalgia, ricorriamo alle nostre preziose tradizioni, quelle tramandateci dai nostri padri e dai nostri nonni. Per questo, torna alle vecchie abitudini chi non possiede le comodità moderne che gli rendono l’esistenza più facile da vivere. Dalle parti di Serrara Fontana, Buonopane, Testaccio, Succhivo, il Ciglio ed altre località dell’entroterra c’ è chi fa ancora uso del carbone, delle carbonelle e del vecchio e tradizionale braciere dal momento che si è ripresentato il Generale Inverno con le sue prime avvisaglie di freddo che ci hanno indotto ad indossare indumenti più adeguati.

ANNI ’60 DONNE DI ISCHIA ACCANTO AL BRACIERE

Per certi “paesani” il braciere ed un asciuttapanni valgono più di un impianto di riscaldamento a gasolio o a metano e di una stufa moderna. Valli a convincere…Ma in fondo tanti torti non avrebbero, specie se vengono fatti i conti in tasca. Il caro-bolette di luce, gasolio, metano ed altro mette paura e costringe al risparmio più calcolato. La nostalgia delle cose belle del passato a volte torna, e quando lo fa ti strugge e ti fa vedere tutto diversamente. Quando nell’immediato dopo guerra ed anche prima del secondo conflitto mondiale, giungevano quasi in contemporanea intorno alle nove del mattino nel porto d’Ischia ed al pontile di legno ad Ischia Ponte le due vecchie motobarche, la “ Scarola” e il “Salvatore Padre” provenienti, la prima dal porto di Torre Annunziata e la seconda da Pozzuoli, cariche di carbone, nei due centri, già animati dal vociare e dal via vai di donne e uomini, chi diretti al mercato per la spesa quotidiana e chi al posto di lavoro, si inscenava una piccola e simpatica festa.

ASCIUTTAPANNI CON BRACIERE USATO DALLE DALLE FAMIGLIE ISCHITANI FINO AGLI ANNI ’60

Una festa di paese sicuramente, ma tanto improvvisata quanto ricca di buoni sentimenti. Due personaggi del popolo, per l’attesa circostanza, abilitati a farlo, scendevano in piazza, per le strade principali e per i vicoli a dare il benvenuto alla “varca re caraun” giunta ad Ischia, annunciandone l’apertura della vendita al peso di un kilogrammo ed oltre, sia al Ponte che al Porto per chiunque ne avesse di bisogno. In realtà si trattava di due “banditori” con licenza di ricoprire quel ruolo. Tore ‘e Carretta a Ischia Ponte e Saturino a Porto d’Ischia, con voce tuonante e prolungata annunciavano al popolo, l’atteso “evento” che in pratica, permetteva di rifornire case, aziende, comunità di pescatori, cantieri navali, contadini che producevano il vino cotto e quanti altri ancora dipendevano per la vita, dall’uso di quel prezioso prodotto nero che fra l’altro sporcava anche. La festa, ignari di quanto accadeva, la facevano i bambini che seguivano divertiti i due banditori, come se ciascuno di essi fosse il flauto magico. Il carbone a quei tempi ed anche molto prima, era un prodotto necessario per il focolare domestico degli ischitani. Col carbone si accendeva il fuoco resistente per cucinare, per riscaldare la casa, attraverso la funzione di un apposito braciere, divenuto subito oggetto utilissimo e di arredo per ogni abitazione.

BRACIERE AL CENTRO DELLE STANZE DELLE ABITAZIONI DELL’ANTICA ROMA

Col carbone inoltre si accendevano grossi fuochi sotto altrettanti grossi pentoloni per la tintura delle reti dei pescatori, per la tradizionale “culata” che consisteva nel mettere a mollo caldo la biancheria di casa (lenzuola, federe, asciugamani, camice da notte) rigorosamente di lino pesante ricoperti in superficie da uno strato di cenere chiamata col linguaggio popolare “cernitura” . Col carbone del tipo carbon fossile, in fine lavoravano sull’isola le botteghe dei fabbriferrai per piegare il ferro sulla fiamma rovente. I carbonai a Ischia non sono stati in molti. Due o tre per Comune per servire una popolazione nel suo fabbisogno domestico. A Ischia Ponte con proprie botteghe lungo il Corso hanno fatto la storia di questo mestiere negli anni ’50 Gilda (Gildarella) Di Meglio-Cortese e un simpatico personaggio conosciuto col nome di Palluottolo al secolo Vincenzo Lauro, con un mezzo sigaro spento abitualmente fra le labbra. A Porto d’Ischia, proprio lungo via Porto, si ricordano le bottghe-depositi di Mancinelli, il quale insieme ai colleghi degli altri comuni dell’isola, si riforniva direttamente dai barconi quando questi, oltre alle motobarche “Scarola” e “Colomba”, giungevano nel porto di Ischia da Torre Annunziata e da Torregaveta.

Foto di Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter

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