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Luigi Polito: «La pandemia ha messo a nudo le debolezze dell’isola»

L’imprenditore ischitano e l’amara riflessione sul “sistema Ischia”, reso ancor più fragile dal covid-19, in questa intervista a Il Golfo. Nel mirino soprattutto la cronica incapacità di rovesciare la prospettiva e trasformare le criticità in opportunità

Dal punto di vista economico, quante ferite ha lasciato una stagione come quella 2020 sull’isola d’Ischia? E ad essere chiari e diretti, quante attività rischiano di non aprire i battenti o di vedere ancor più compromessa la propria situazione?

«Sono domande importanti, per uno come me che è legato profondamente a questa isola, e che vorrei fare qualunque cosa affinché essa fosse protagonista di una crescita comune e condivisa. Tutti sappiamo quanto sia realmente drammatica la situazione socio-economica, lo sanno le banche, lo sanno i nostri amministratori, lo sanno gli imprenditori, anche il mondo ecclesiastico ne è a conoscenza. Duemila famiglie non riescono neanche a mettere il piatto in tavola, approssimativamente questo vuol dire che circa ottomila persone sono in pesante difficoltà. In pratica, quasi il 15% della popolazione totale. Difficoltà che riguardano ovviamente anche le imprese nel tentativo di generare fatturato e utili. Dobbiamo dircelo con onestà: quasi tutte le aziende sono in seria difficoltà. Tutta la filiera del turismo, dagli alberghi alle attività extra-ricettive, come quelle ristorative, sono in cattive acque. In piena estate è arrivata una boccata d’ossigeno, ma non è stata certo sufficiente. Le aziende sono alle prese con costi fissi e di natura tributaria che costituiscono un peso rilevante contribuendo a delineare una situazione che definirei disastrosa, e che dovrebbe essere affrontata insieme, dagli imprenditori agli amministratori, i quali dovrebbero riunirsi e cercare assolutamente un modo per fronteggiarla».

«Dobbiamo dircelo con onestà: quasi tutte le aziende isolane sono in seria difficoltà. Una situazione che definirei disastrosa, e che dovrebbe essere affrontata insieme, dagli imprenditori agli amministratori: questo significa “fare sistema”»

Il 2021 si è aperto all’insegna dell’incertezza. I tempi per la vaccinazione di massa non sembrano brevi, cosa attendersi dalla nuova stagione? Sarà ancora “monca” o ci sono spiragli per essere ottimisti?

«L’ottimismo viene dal fatto che tramite la campagna di vaccinazione si imboccherà la strada verso la fine della pandemia. I tempi comunque non saranno brevi, e credo che si protrarranno per tutto il 2021. Con i vaccini il turismo potrà pian piano beneficiare di un generale senso di maggior sicurezza percepito da parte dei viaggiatori, tuttavia sarà comunque un anno transitorio, visto che nel 2021 non sarà possibile una reale ripartenza, un sostanziale rilancio. Il settore ricettivo è solo una parte del comparto turistico: bisognerà attendere l’assestamento dei trasporti aerei, di quelli ferroviari. Quando l’intera filiera si rimetterà in moto, si potrà valutare quante aziende saranno riuscite ad “attraversare il deserto” e ad essere riuscite a rimanere in piedi».

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«Il 2021 sarà un anno di transizione: solo dopo si potrà capire quante aziende saranno riuscite a rimanere in piedi una volta terminata questa “traversata nel deserto”»

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Il covid avrebbe potuto essere l’occasione per ripensare il modello Ischia dal punto di vista turistico, invece ci sembra che nulla si sia mosso. Colpa dell’imprenditoria, della politica, di entrambi o la nostra è un’impressione sbagliata?

«Guardi, in genere è facile addossare colpe agli uni o agli altri. Io penso che questa pandemia ha messo a nudo le debolezze che si erano accumulate negli ultimi venti anni. Debolezze che in parte si devono alla nostra cultura, quella della dannosa “nostalgia” del passato, di quei decenni del grande boom turistico in cui non importava avere determinate capacità o competenze, ma era sufficiente creare camere e posti letto, con bassi costi gestionali: un’epoca in cui molti si sono autodefiniti imprenditori con sforzi relativamente agevoli, ma senza che nascesse un’autentica cultura imprenditoriale. Questo va detto con la massima onestà. La pandemia si è abbattuta su tale contesto, evidenziandone drammaticamente tutte le criticità. Io credo che siano proprio le difficoltà a dover forgiare l’imprenditore, il quale deve imparare ad affrontarle e a superarle: questo è il Dna dell’autentico imprenditore, ma al momento non vedo tale Dna negli imprenditori isolani. Ritengo che le ripercussioni economiche della pandemia costituiscano una sorta di “terremoto” le cui scosse non sono ancora terminate».

«La pandemia ha messo a nudo le debolezze accumulate negli ultimi decenni, quando bastavano camere e posti letto per improvvisarsi “imprenditori”. Sono le difficoltà a forgiare l’autentico imprenditore, ma sull’isola non vedo tale Dna»

Cosa può e deve fare Ischia per cercare quantomeno di limitare i danni in attesa di tempi migliori? E poi, svendere il prodotto come la scorsa estate è stato un autogol?

«Guardi, se un’azienda non riesce a produrre fatturati tali da far fronte ai tanti oneri da sopportare, ritengo sia meglio che rimanga chiusa. Almeno in tal modo non causa ulteriori danni da indebitamento. Purtroppo in questo momento non vedo una vera reazione da parte degli imprenditori, né vedo lungimiranza da parte dei politici, nel dare indicazioni utili per un reale cambiamento. E senza un cambiamento di rotta, la situazione andrà a precipitare».

In un momento così particolare più che in altre circostanze, quanto pesa l’incapacità tipica di noi isolani di fare sistema?

«Ci sarebbe tanto da fare, se solo ci fossero buone idee e reale volontà. Ad esempio, si parla tanto di sostenibilità, ed esistono tante opportunità in grado di rovesciare la prospettiva e trasformare le criticità in opportunità. Con adeguati e soprattutto mirati investimenti, si potrebbe drasticamente ridurre i costi e i consumi energetici delle imprese, diminuendo al contempo l’impatto ambientale. Il discorso lo si potrebbe allargare, ad esempio al parco circolante di auto, spesso obsoleto, che sull’isola è pari a svariate decine di migliaia di veicoli. Una mobilità sostenibile consentirebbe di limitare fortemente l’uso dell’auto e il consumo di carburanti, e i costi relativi. Parallelamente, Ischia potrebbe validamente affrontare altre sfide in tema di sostenibilità, come l’agricoltura biologica».

«Si parla tanto di sostenibilità, che potrebbe trasformare le difficoltà in opportunità. Ischia è potenzialmente in grado di sfruttarle, ma bisogna puntare su idee, innovazione, competenza e regole più snelle, eliminando la burocrazia»

Quindi anche la politica locale potrebbe e dovrebbe incidere?

«Quelle che ho citato sono opportunità che dovrebbero essere agevolate anche dalle normative e dalle procedure amministrative, anche se questo è un problema a livello nazionale. C’è bisogno di regole semplici, chiare e immediate. Con gli ingenti fondi in arrivo dall’Europa, c’è necessità di eliminare tanta burocrazia, altrimenti essi saranno inefficaci. Guardiamo alla tragedia del ponte di Genova: quando c’è un problema e c’è la volontà di risolverlo, lo si fa in poco tempo, con norme snelle ed efficaci. Regole del genere a Ischia porterebbero innovazione, occupazione, risparmio, immagine facendo della nostra la prima isola “sostenibile” al mondo. Potrebbero sembrare discorsi visionari, ma ritengo siano indispensabili per impostare un vero cambiamento, e creare un nuovo ciclo virtuoso per l’isola d’Ischia».

«Ischia deve prepararsi, lavorare sul prodotto turistico da offrire al termine della crisi: nel mondo nessuno rimarrà fermo a guardare. Inutile attendere l’assistenzialismo di Stato»

Quando la pandemia sarà alle spalle, quali nuovi mercati dovrà cercare di conquistare Ischia per tornare ad essere competitiva?

«Credo che prima di pensare ai mercati ai quali proporsi, Ischia deve prima di tutto prepararsi: preparare il prodotto da offrire, un prodotto che attualmente non può competere con vari altre località sparse in tutto il mondo, dotate di servizi e infrastrutture per soddisfare i turisti».

Il governo, e lo confermano anche gli ultimi decreti ristori, ha completamente dimenticato il turismo. Com’è stato possibile?

«Guardi, io sono contrario all’assistenzialismo. Il punto focale sta nel fatto che siamo noi a dover reagire, a dover combattere per superare questo momento. Nel resto d’Italia ci sono aziende che stanno investendo nell’innovazione tecnologica, e anche nel turismo c’è chi investe nelle competenze, cercando e dando spazio a gente con idee innovative, senza appoggiarsi ai miseri bonus che tanti attendono dallo Stato. Di sicuro questi aiuti non possono modificare la situazione, né salvare le aziende ischitane. Occorre un progetto globale, sistematico (appunto da “sistema”), non iniziative individuali. Il turismo nei prossimi anni sarà un’industria potenzialmente prospera, ma solo se si offrirà il meglio ai turisti. Adesso tocca a noi: dobbiamo lavorare, portare avanti progetti, liberarci dai lacci della burocrazia, uscire dai nostri provvisori nascondigli, eliminare i personalismi, altrimenti l’isola rischia di diventare un’anonima zona periferica dell’area metropolitana di Napoli».

«L’emergenza sanitaria ha mostrato la nostra umana fragilità, dandoci occasione per capire le cose realmente importanti, a partire dall’attenzione per la sanità, sia come prevenzione che come cure»

Che cosa ha insegnato o avrebbe dovuto insegnare questa terribile pandemia?

«Ci ha mostrato la nostra fragilità. Siamo fragili, e da un momento all’altro la nostra realtà può cambiare profondamente. Dovremmo imparare a vivere valorizzando ciò che davvero è importante, preparandoci, senza affidarci a soluzioni estemporanee, a partire dalla sanità, ponendo la massima attenzione alla prevenzione oltre che alle cure, e la pandemia ci ha mostrato più che mai l’importanza di un’adeguata e attrezzata struttura sanitaria. La salute è la cosa fondamentale».

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2 Commenti

  1. Fate altre 4 camere abusive così la crisi si risolve…..La vostra categoria ha distrutto il territorio disinteressandosi completamente del sociale. Fuori dai vostri cancelli dorati c’è il vuoto sociale. Adesso tocca un poco pure a voi….

  2. Concetti chiari e illuminanti destinati però ai sordi.
    Basta guardare come trattiamo il territorio per capire che siamo già periferia dell’area metropolitana di Napoli.
    Si potrebbe fare un piano urbanistico di bonifica del territorio, ma non conosco un solo amministratore con questa sensibilità e quindi è tutto IRREVERSIBILE

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