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Quattordici anni fa la morte di Giorgio Buchner, scopritore di Pithekoussai

LACCO AMENO – “Il 4 Febbraio 2005 ci lasciava Giorgio Buchner, lo scopritore di Pithekoussai”. A scriverlo è l’archeologa Mariangela Catuogno che, anche quest’anno, nel ricordare l’anniversario di morte del celebre archeologo sottolinea, non volendo, una mancanza dell’isola tutta che pare averlo dimenticato. Nessun evento, nessuna commemorazione per ricordare l’uomo a cui si deve la storia più antica dell’isola. Da bambino trascorreva  le sue vacanze a Ischia, insieme ai suoi genitori e rimase affascinato dalle storie che udiva in giro e dalla lettura del libro di Julius Beloch “Storia e topografia antica di Napoli e dintorni”, in cui veniva menzionata l’esistenza di una necropoli greca in località San Montano a Lacco Ameno. Giorgio Buchner si laureò a Napoli con una tesi basata sulla preistoria e sull’archeologia di Ischia e, nel 1949, ormai adulto, divenne funzionario per la Soprintendenza archeologica di Napoli con delega proprio per la nostra isola. In quegli anni, Pompei, Cuma e Pozzuoli erano oggetto di diverse attività di scavo ma dei tesori nascosti che possedeva l’isola d’Ischia,  si intuiva qualcosa leggendo le annotazioni di Tito Livio e di Strabone. Tra quelli che ne parlarono c’era anche un sacerdote locale, Don Francesco De Siano che, nel suo “Brevi e succinte notizie di storia naturale e civile dell’Isola d’Ischia” sottolineava l’esistenza di cocci e vasellame sulla collina di Monte Vico nel comune di Lacco Ameno. Stimolato da tutte queste informazioni, l’archeologo Giorgio Buchner cominciò a scavare nel 1952 partendo proprio dalla valle di San Montano e proseguendo, erano gli anni ’60, verso la collina di Monte Vico. Dobbiamo a lui ciò che si scoprì e di cui Ischia si fece vanto nel corso dei secoli. L’isola e in particolar modo l’area di San Montano, fu il primo insediamento greco sulle coste tirreniche dove importante fu l’attività produttiva di vasellame. Fu proprio Buchner il primo a stringere tra le mani la famosissima Coppa di Nestore che, ritrovata nel 1955, presenta sui lati della coppa il uno dei primi esempi di scrittura greca. La coppa è oggi conservata al Museo Archeologico di Villa Arbusto insieme a tanti altri reperti come il “cratere del naufragio”. Tre i frammenti presenti su quella coppa dai quali si legge «Di Nestore questa è la coppa da cui si beve bene ma chi beve da questa coppa sarà subito preso dal desiderio di Afrodite dalla bella corona». Cittadino onorario del comune di Lacco Ameno gli venne conferita la cittadinanza onoraria e, nel 2005, si spense proprio qui, a Ischia.  “Con la sua morte – scrive Felice di Maro – la storia è come se si fosse fermata perché al momento, nonostante che ci siano bravi studiosi e anche impegnati, il rilancio continuo dell’archeologia e della storia di Ischia appare lento e a volte quasi fermo almeno a livello di fruizione”. Intanto i cultori di Pithekoussai attendono la pubblicazione degli Atti del convegno che si è tenuto dal 14 al 17 maggio scorso a Lacco Ameno che vide riuniti a Ischia studiosi italiani e stranieri che lavorano da tempo sul tema della colonizzazione greca ed in particolare sui rapporti tra l’Eubea, madrepatria di Pithekoussai (l’insediamento greco localizzato a Lacco Ameno di Ischia) e l’Occidente.  “Penso che entro quest’anno – ha concluso Felice di Maro – questa pubblicazione possa essere presentata e sarà un evento importante anche per ricordare la figura di Giorgio Buchner”. – ISPU

 

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