LE OPINIONI

“Relazioni tappabuchi”, utili a colmare il vuoto?

Di certo avrete provato almeno una volta il terribile dolore provocato da una rottura sentimentale, e quindi conoscete alcuni degli effetti di questa perdita emotiva, in primis abbiamo Le relazioni “tappabuchi” sono quelle che iniziano subito dopo la chiusura della relazione precedente, che ha lasciato delle ferite. Non tutte le relazioni che iniziano dopo una rottura sono “tappabuchi”, ma in molti casi si è convinti di lenire la sofferenza, cercando di uscirne in modo sbagliato. Senza rendersene conto, si crede che la nuova persona cancellerà il malessere e reincarnerà gli aspetti dell’ex che si amava.

Dietro a questo tipo di comportamento, si celano solitudine ed instabilità: stiamo così male da non riuscire a superare la situazione, ma lo neghiamo perché è più semplice fare così che affrontarlo. È proprio così: il legame perso ci fa pensare di aver bisogno di un altro rapporto per sentirci pieni. Si cerca disperatamente di amare per cancellare il passato, dimenticandoci che solo chi è pronto per farlo può amare davvero. Tempo fa ho letto un romanzo di Chiara Gamberale “Qualcosa”, dove si racconta la storia di una principessa chiamataQualcosa di Troppo che sente di non essere e avere abbastanza, di volere sempre di più e, allora, trova la sua ipotetica soluzione nella ricerca di un marito. Fondamentalmente la principessa sentiva di non bastarsi più.

Vi è mai capitato di sognare il principe/ssa azzurro/a o per lo meno una relazione affettiva stabile? Avete mai desiderato intensamente di avere qualcuno accanto con cui condividere il vostro tempo, un progetto di vita, serate sul divano a guardare un film? Questo desiderio è comune a molti di noi, ma assume i connotanti della dipendenza affettiva, della relazione tossica quando i sentimenti prevalenti non sono l’amore, la serenità, la stima ma la paura, la paura di restare soli la sofferenza e l’insofferenza, la rabbia, l’insoddisfazione e la frustrazione. Ma…Per quale motivo avviene questo?

Cerchiamo di capirlo ritornando al romanzo. Durante la sua “caccia” la principessa incontra tanti pretendenti: Qualcosa di Buffo sempre allegro e pronto a divertirsi, Qualcosa di Blu profondo ma triste e noioso, Qualcosa di Giusto perfetto… forse troppo perfetto, Qualcosa di Speciale artista, poeta, bohemien troppo astratto per la vita concreta. E in mezzo a tutte queste conoscenze, si alterna la presenza del Cavalier Niente… che rappresenta la solitudine creativa e proattiva, la capacità di stare con se stessi, di non cercare, di non affannarsi, ma semplicemente vivere godendosi il momento, il “qui e ora” di cui vi ho spesso parlato. Questo romanzo illustra, in maniera allegorica e fantasmatica, come, molto spesso, capita di dover “baciare molti rospi” per trovare il nostro principe/ssa o incontrare un compagno/a che sia “sufficientemente buono/a” che ci corrisponda in termini di obiettivi, progetti di vita e interessi, contemplando e accettando anche la diversità, le diverse opinioni, le idiosincrasie, le piccole nevrosi o difetti che ci caratterizzano tutti in quanto esseri umani fallibili ma senzienti.

Quando Qualcosa di Troppo riesce a fare pace con il Cavalier Niente, si trasformerà in Qualcosa, una persona che non ha più bisogno di fare ed essere per riempire un vuoto, ma è in pace con quel vuoto, e solo allora riuscirà ad incontrare un amore che non è troppo…, ma, solo ..adatto a lei. Spesso l’altro, ideale, può apparire come completamente rispondente ad una fantasia salvifica, capace di portarci via, farci fuggire da una realtà noiosa e insignificante. Questo genere di fantasia, molto spesso, si risolve in una realtà in cui l’Altro/a, identificato nel ruolo di salvatore e protettore si rivela invasivo, possessivo e inetto, per lo meno nella funzione proiettata di riparazione di una precedente condizione insoddisfacente. Allo stesso tempo il lato forte e direttivo, anche risolutore, può con l’andare del tempo e l’intensificarsi della confidenza nella relazione, divenire impositivo, volitivo, autoritario e dittatoriale, privo di tolleranza per il pensiero altrui, squalificante e svalutante. Ma perché molto spesso ci ritroviamo a vivere e tollerare relazioni di questo tipo?

Alla base c’è spesso un’immagine di Sé definita in senso negativo, bassa autostima, senso di non meritare di meglio, timore di non riuscire a farcela da soli (a pagare l’affitto, a crescere un figlio, a trascorrere le vacanze o la domenica pomeriggio).

La prima cosa da fare è lavorare su questa immagine: siamo tutti/e meritevoli, tutti/e capaci di affrontare le situazioni della vita e se non lo siamo possiamo imparare a partire dalle risorse in nostro possesso, che possiamo in qualsiasi momento implementare e rio-orientare. Compiere questo lavoro su di sé significa elaborare, innanzitutto, le ferite e gli schemi disfunzionali del passato che ci hanno plasmato e convinto di aver bisogno di qualcuno che sancisca e convalidi la nostra esistenza; non c’è niente di più sbagliato, non c’è niente di più distruttivo: il valore di ognuno/a di noi è ineluttabile, inestimabile in quanto esseri umani unici e irripetibili. Questo valore va conosciuto e avvalorato prima di ogni cosa individualmente e soggettivamente. Riconoscere una relazione tossica che si presenta con le macro caratteristiche sopra elencate declinandosi poi in vari modi è importante, anche se doloroso e sfiancante; uscirne è vitale, uscirne è possibile, partendo, non dall’accusa all’altro/a, non dalla distorsione dell’altro/a ma dal ri-conoscimento di Sé, dal rafforzamento di Sé e dalla valorizzazione di Sé.

Liberamente” è curata da Ilaria Castagna, psicologa, laureata presso l’Università degli Studi de L’Aquila, specializzanda presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva Comportamentale di Caserta A.T. Beck

Tel: 3456260689

Email: castagna.ilaria@yahoo.com

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