Siamo alla frutta, anzi è finita pure quella
La protesta degli autotrasportatori continua a mettere in difficoltà i rifornimenti a Ischia e Procida, ormai prossime al collasso. Caremar chiede un piano di emergenza per scongiurare lo stop dei collegamenti da domani. Lunghe code ai distributori di benzina, nei supermercati scaffali ormai vuoti

La protesta degli autotrasportatori continua a produrre conseguenze sempre più pesanti per Ischia e Procida, dove alle difficoltà nell’approvvigionamento dei generi alimentari si aggiunge adesso il rischio di un’interruzione dei collegamenti marittimi. A preoccupare è soprattutto la progressiva riduzione delle scorte di carburante necessarie ad alimentare i traghetti che assicurano quotidianamente i collegamenti delle due isole con la terraferma. La Caremar ha trasmesso una comunicazione alla Prefettura di Napoli e alla Regione Campania, sollecitando l’attivazione di un piano emergenziale che consenta di garantire i rifornimenti ed evitare il fermo delle unità navali a partire da giovedì mattina. Le riserve attualmente disponibili potrebbero infatti esaurirsi nel giro delle prossime ore, con il conseguente rischio di una sospensione delle corse. Non si registrano invece, almeno per il momento, difficoltà nell’approvvigionamento del carburante destinato agli aliscafi. A complicare ulteriormente il quadro è quanto accaduto nel porto di Pozzuoli, dove la nave incaricata di trasportare a Ischia e Procida i carburanti destinati all’autotrazione e al riscaldamento non ha potuto effettuare la partenza programmata. I camion cisterna che avrebbero dovuto raggiungere lo scalo flegreo sono infatti rimasti bloccati presso i depositi delle raffinerie, impedendo le operazioni di imbarco.
Intanto, già dalla serata di lunedì, a Ischia si sono formate lunghe file di automobilisti davanti alle stazioni di servizio, tanto da rendere necessario in alcune circostanze l’intervento della polizia municipale per disciplinare la circolazione. La corsa ai distributori è legata al timore che le scorte disponibili possano esaurirsi entro 48-72 ore. Ancora più delicata la situazione a Procida, dove le quantità di benzina rimaste negli impianti di distribuzione risultano ormai prossime all’esaurimento. Non meno preoccupante il quadro relativo alla distribuzione alimentare. A Procida numerosi scaffali dei supermercati sono già vuoti, mentre a Ischia cominciano a mancare soprattutto frutta, verdura, latticini e altri prodotti freschi. Le ultime consegne regolari risalgono a venerdì scorso e la merce destinata ai punti vendita delle due isole continua a rimanere bloccata nei centri logistici della terraferma, dove i presidi degli autotrasportatori ostacolano le consuete operazioni di movimentazione dei prodotti.
Sulla situazione e sulle ragioni della protesta è intervenuto anche il vicepresidente della New Atec, Luca Di Costanzo, che ha spiegato come la vertenza riguardi non soltanto le imprese di autotrasporto, ma anche le conseguenze dell’aumento dei costi sulla popolazione. «Siamo in attesa di conoscere gli sviluppi che potrebbero arrivare dagli incontri con il ministro Salvini. Il clima è abbastanza teso, perché ad oggi la situazione è piuttosto catastrofica. La protesta che stanno portando avanti gli autotrasportatori non riguarda soltanto i diritti della nostra categoria e degli agricoltori, ma è una protesta che parte, tra virgolette, dal popolo, perché il carovita e il caro gasolio sono diventati problemi che attanagliano l’intera collettività. La questione si potrebbe anche risolvere in un’altra maniera, ma se noi autotrasportatori aumentassimo il prezzo dei trasporti, automaticamente questi rincari si riverserebbero sui prezzi dei prodotti all’interno dei supermercati. Tutto questo andrebbe a discapito del consumatore finale. Ci sono addirittura lavoratori che non hanno più la possibilità di acquistare il carburante necessario per andare a lavorare, proprio a causa dell’aumento del costo del gasolio. Ricordiamoci che a giugno del 2025 il gasolio costava tra 1,60 e 1,70 euro al litro. Adesso, nonostante le agevolazioni attualmente previste, parliamo di prezzi che oscillano tra 2,19 e 2,24 euro, perché non tutti hanno aderito al prezzo di 2,19 euro. Il problema è abbastanza serio».
Di Costanzo si è poi soffermato sulle difficoltà che interessano in maniera particolare le imprese isolane, costrette a confrontarsi con tempi di trasporto più lunghi rispetto a quelli degli operatori della terraferma. Una condizione che rischia di rendere ancora più complessa la ripresa delle forniture quando la protesta terminerà. «Per quanto riguarda gli scaffali vuoti, la soglia di tolleranza non è stata ancora del tutto superata, però diciamo che ci stiamo avvicinando quasi allo svuotamento totale. C’è un aspetto che va comunque messo in evidenza: sulla terraferma un autocarro riesce a effettuare più di un viaggio per rifornire un punto vendita, un supermercato o qualsiasi altra attività commerciale, mentre noi, essendo su un’isola e dovendoci necessariamente collegare alla terraferma attraverso i trasporti marittimi, impieghiamo molto più tempo. Con le norme e le restrizioni esistenti, tra ore di guida e ore complessive di impegno lavorativo, tutto diventa ancora più complicato. Bisogna anche evidenziare che questa interruzione delle attività rappresenta innanzitutto un danno per noi autotrasportatori, anche in prospettiva della ripresa, perché prima o poi il lavoro dovrà necessariamente ricominciare. Immaginate la quantità di merce che bisognerà trasportare ogni giorno: questo determinerà un incremento sproporzionato del lavoro. Le difficoltà, quindi, riguardano tutti. Oggi come oggi, rimanere fermi rappresenta soprattutto per noi un dispendio economico notevole, perché abbiamo perso le nostre entrate quotidiane, ma lo stiamo facendo per un motivo valido e soprattutto per una ragione che riguarda l’intera collettività, non soltanto la nostra categoria». «Posso assicurare – aggiunge Di Costanzo – che al momento è tutto fermo, perché i supermercati hanno ricevuto le ultime merci tra venerdì sera e sabato mattina. Fanno eccezione soltanto alcune consegne effettuate da chi aveva già della merce disponibile sulla terraferma e ha quindi provveduto a recapitarla. Per il resto, gli approvvigionamenti sono bloccati, perché le aziende di trasporto di Ischia non stanno raggiungendo le piattaforme logistiche, non essendoci la possibilità di accedervi. I varchi di accesso alle piattaforme sono presidiati e alcune strutture sono state addirittura chiuse. Altre continuano a lavorare al loro interno, ma senza avere la possibilità di far uscire la merce. Insomma, dopo le consegne effettuate tra venerdì e sabato, ai supermercati di Ischia non sono più arrivati rifornimenti».







