CULTURA & SOCIETA'

L’archeologa subaquea Alessandra Benini da ospite di Miss Italia a relatrice oggi all’Antoniana: si parlerà di “Ischia e la Baia di Cartaromana” il libro di storie, ricerche e studi su Aenaria sommersa

Evento culturale curato da lucia annicelli direttrice della Biblioteca Antoniana in collaborazione col Parco Culturale Ischia di Caterina Mazzella - Alessandra Benini, classe ‘61, premio “Ulisse di Baia” ha alle spalle una carriera trentennale nell'archeologia subacquea. Tra le donne più impegnate nella scoperta e conservazione del patrimonio culturale italiano, motivo per cui fu chiamata sul palco di miss italia come esempio di coraggio e preparazione professionale. "Il mio primo lavoro più rilevante, racconta l’archeologa subaquea Alessandra Benini , è stato il recupero della nave greco-arcaica di Gela, in Sicilia, un relitto di circa 2500 anni fa. Poi è arrivata Ischia: "Ischia è l'ultimo lavoro che sto seguendo da dieci anni. Siamo riusciti a trovare in fondo al mare l'insediamento romano dell'isola campana, che era famosa soprattutto per il suo periodo greco. Grazie agli scavi subacquei abbiamo individuato il sito di Aenaria, che è l'antico nome di Ischia.

A Ischia l’archeologa subaquea Alessandra Benini ormai è più nota lei che…Vittoria Colonna per la sua attività di scopritrice di “tesori” sottomarini ed addirittura antiche città sommerse come la nostra Aenaria e la nave greco-arcaica di Gela, in Sicilia. La Benini è talmente nota sull’isola al punto che si ricorda la sua partecipazione come ospite nel 2019 a Miss Italia in onda su Rai Uno. In quella occasione che le diede una inaspettata visibilità, ebbe a dire: ” Quando mi hanno detto della mia partecipazione alla kermesse, mi ha fatto molto piacere. Ho accolto la notizia con un sorriso sulle labbra: è una occasione da non perdere per parlare dei beni culturali. È buffo che il mondo possa ancora stupirsi che una donna svolga attività non prettamente femminili”.

Alessandra Benini, classe ‘61, Premio “Ulisse di Baia” dell’VIII edizione dell’ArcheoCamp per il suo prezioso contributo alla divulgazione e promozione del patrimonio archeologico sommerso dei Campi Flegrei, ha alle spalle una carriera trentennale nell’archeologia subacquea. Tra le donne più impegnate nella scoperta e conservazione del patrimonio culturale italiano, motivo per cui fu chiamata sul palco di Miss Italia come esempio di coraggio e preparazione professionale. “Il mio primo lavoro più rilevante, racconta l’archeologa subaquea Alessandra Benini , è stato il recupero della nave greco-arcaica di Gela, in Sicilia, un relitto di circa 2500 anni fa che abbiamo fatto riemergere e studiato. Poi con la Soprintendenza di Caltanissetta è stato deciso di fare il recupero del relitto dell’imbarcazione, tra i più importanti del Mediterraneo, sia per lo stato di conservazione che per alcuni dettagli relativa alla tecnica di costruzione che hanno permesso di aggiungere dei tasselli alle nostre conoscenze sull’architettura navale del mondo antico”. Poi è arrivata Ischia: “Ischia è l’ultimo lavoro che sto seguendo da dieci anni – ha concluso la Benini -. Siamo riusciti a trovare in fondo al mare l’insediamento romano dell’isola campana, che era famosa soprattutto per il suo periodo greco. Grazie agli scavi subacquei abbiamo individuato il sito di Aenaria, che è l’antico nome di Ischia. La cosa più importante è che questo progetto è partito dal basso, cioè un gruppo di ragazzi del posto, della Marina di Sant’Anna, ha deciso di finanziare di tasca propria questi scavi per la valorizzazione del loro territorio”. Oggi nel tardo pomeriggio alle ore 18.00 la Biblioteca Antoniana fondata da Onofrio Buonocore la ospita per la presentazione del suo libro “Ischia e la baia di Cartaromana”. L’evento culturale che è parte del progetto BiblioSr è curato da Lucia Annicelli valente ed instancabile direttrice dell’Antoniana in collaborazione del Parco Culturale Ischia presieduto dalla presidentissima Caterina Mazzella. Si incontra l’Archeologa Alessandra Benini che, a partire dal volume “Ischia e la baia di Cartaromana”, introdurrà i presenti allo scavo del quale è protagonista da oltre dieci anni.

La condivisione del video “Io sono Ischia” consentirà agli ospiti un giro dell’isola sia geografico che cronologico con un focus relativo alle scoperte venute dal mare. L’appuntamento che, superando ogni riferimento anagrafico, interpreta il concetto di senior come espressione di competenza, consapevolezza, esperienza e capacità critica, avrà lo scopo anche di spingere gli ospiti all’importante impegno di “Borgo di mare” verso la musealizzazione, la tutela, la valorizzazione e la didattica dell’inestimabile patrimonio culturale e ambientale di cui dobbiamo essere consapevoli. La famosa Archeloga subaquea di origini toscane 67 anni, parlera’ del suo libro ISCHIA E LA BAIA DI CARTAROMANA – Storie, ricerche, studi con la prof. Maria Lauro archeologa, Lucia Annicelli Direttrice della Biblioteca e Caterina Mazzella Presidente Parco Culturale Ischia. Oramai il sito di Anearia rientra nell’Art Bonus per la tutela del patrimonio culturale subacqueo. Secondo l’esperta di “Finestre sull’Arte” Noemi Capocciaautrice di un articolo sull’argomento “Per lungo tempo la storiografia ha attribuito alla natura vulcanica dell’isola d’Ischia la causa dell’assenza di insediamenti aristocratici romani. L’aneddoto tramandato dallo scrittore latino Strabone sull’imperatore Augusto, che avrebbe preferito Capri a Ischia proprio a causa della maggiore stabilità geologica, ha influenzato a lungo l’immaginario e l’indagine archeologica. Eppure, frammenti ceramici affiorati nei fondali della baia di Cartaromana già alla fine del Novecento avevano alimentato l’ipotesi di un insediamento romano sommerso, rimasto però a lungo senza verifiche sistematiche”. L’ autrice Noemi Capoccia che è originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l’arte antica e l’archeologia. Dal 2024 lavora in “Finestre sull’Arte”. In virtù di questo la Capoccia scrive che “La baia di Cartaromana, racchiusa tra il Castello Aragonese e gli scogli di Sant’Anna (oltre alla bellezza paesaggistica) conserva sott’acqua, tra 2 e 6 metri di profondità, le più autentiche ed antiche testimonianze della vita marittima di Ischia dal II secolo a.C. fino al XV secolo d.C. Le tante strutture murarie, che si mantengono ancora oggi sotto un cospicuo strato di sabbia, documentano una radicale trasformazione della geomorfologia della baia, dovuta a fenomeni geologici, bradisismici e vulcanici.

Un progetto di ricerca, avviato nel 2010 e tuttora in corso, ideato dall’ischitano Giulio Lauro e dal suo gruppo di lavoro e portato avanti sotto la direzione dell’archeologa Alessandra Benini e autorizzato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, sta analizzando le presenze archeologiche sommerse per ricostruire le vicende storiche e l’antica topografia della parte dell’isola, tramite ricognizioni subacquee e campagne di scavo archeologico. A partire dal 2020, il Ministero della Cultura ha concesso a M.edu.s.a, guidata dall’archeologa Benini, l’autorizzazione allo scavo, che viene svolto in collaborazione con la Cooperativa Ischia Barche e la Marina di Sant’Anna srl, diretta da Giulio Lauro. Particolarmente notevole è il ritrovamento di una banchina portuale lunga circa trenta metri e larga oltre sei, con la cassaforma lignea originaria ancora intatta fino a tre metri d’altezza. Lo stato peculiare di conservazione è dovuto sia allo sprofondamento geologico dell’area, sia al rapido insabbiamento che ha protetto i materiali dal degrado. Nei pressi dell’area portuale, tra gli scogli di Sant’Anna, sono stati rinvenuti i resti di una villa marittima, a conferma che, contrariamente a quanto affermato da alcuni storici, anche l’isola, insieme ai Campi Flegrei, rappresentava una destinazione privilegiata per l’aristocrazia romana. Sull’altro lato della baia, sotto il Castello Aragonese, si trovano i resti del porto risalente all’epoca angioina (XIII secolo), che, a causa di eventi catastrofici come l’eruzione dell’Arso e movimenti sismici, venne sommerso all’inizio del XIV secolo, finendo al di sotto del livello del mare. L’area è accessibile da metà aprile a fine ottobre, condizioni meteo permettendo. Il percorso di visita prevede diverse modalità: escursione in barca con fondo trasparente, snorkeling o immersione subacquea, tutte precedute dalla proiezione di un video introduttivo sulla storia del sito e delle ricerche, disponibile in italiano, inglese e tedesco. La visita ha una durata di circa un’ora e la prenotazione è obbligatoria. I risultati delle ricerche sono raccolti nel volume Ischia e la Baia di Cartaromana. Storia, ricerca, studi mentre per i più piccoli, la storia dell’isola è narrata attraverso le avventure del topolino Musculus in due volumi illustrati (Navigando verso Aenaria. Un’avventura nella storia).

Fotoricerca di Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter

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