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Terremoto, convegno a Casamicciola sulla ricostruzione post-sisma

Come organizzare (e formare) il lavoro di chi sarà chiamato ad affrontare la delicata fase della riqualificazione urbana e della sicurezza in un’area che resta ad alto coefficiente sismico. Il contributo di architetti, ingegneri, ricercatori nella tavola rotonda organizzata dall’Associazione PIDA all’Hotel Terme Manzi di Piazza Bagni

Dove e come ricostruire. Chi se ne prenderà carico. Come informare e orientare il cittadino sulla fase istruttoria tecnico amministrativa, sulle possibilità di contributo ottenibili per riparare la casa danneggiata dal sisma, sulla tipologia di finanziamento o agevolazione statale disponibile. Passo dopo passo verso la ricostruzione possibile. Perché un futuro segnato dalla protopia, anziché dall’utopia, non solo è più concreto. E’ anche più praticabile.
A patto di rispondere a domande che non possono restare inevase, se auspichiamo una ricostruzione di qualità in un’area della nostra isola destinata ineluttabilmente a convivere con le forze di una natura fortemente sismica. Che futuro vogliamo per Piazza Maio e per le aree tra Casamicciola, Lacco e Forio colpite così gravemente dal terremoto del 21 agosto 2017? Un futuro di bellezza, identità e rilancio o di rischio, abbandono, sfruttamento? Che ruolo giocheranno i cittadini, gli abitanti di quelle zone, nei processi decisionali? Quali saranno il ruolo, lo sguardo e la responsabilità che l’architettura e gli architetti assumeranno nel processo di trasformazione del paesaggio e di costruzione delle politiche di sviluppo di un territorio ad alto, altissimo rischio sismico? Sapranno lavorare insieme, per il bene comune, istituzioni, professionisti dell’ingegneria e dell’urbanistica, legislatori e soprintendenze?

L’incontro all’Hotel Manzi di Casamicciola, in occasione del convegno “Protopia Maio – Atto secondo”, forse tentava proprio di stringere un patto di collaborazione tra le parti. Malgrado gli umori di una popolazione sfiduciata e spesso avvilita, i trappoloni anodini di decreti che si sommano ad altri decreti come una giungla inestricabile di norme, gli attendismi della politica e i tempi inevitabilmente lunghi. Di contro, la grande fiducia di ingegneri, architetti, ricercatori, scienziati. Con i loro contributi razionali e al tempo stesso visionari. A riprova di come il tema della ricostruzione sia molto sentito non solo nel cuore della cittadina termale, ma nella testa di tanti professionisti, giovani e meno giovani, dentro e fuori dall’isola, che guardano al sisma (e alla ricostruzione) come a una sfida da vincere in un paese dove, alla catastrofe naturale, quasi mai segue una soluzione esemplare.
Molteplici sono stati gli interrogativi e gli orientamenti emersi nella tavola rotonda organizzata dal PIDA a Piazza Bagni. Dopo i saluti istituzionali di Stani Senese (per il Comune di Casamicciola), Giacomo Pascale, sindaco di Lacco Ameno e Giovanni Matarese (per il Comune di Forio), il primo a intervenire è stato l’Arch. Domenico Ceparano, vice presidente Ordine Architetti Napoli. Come dare un senso alla ricostruzione e conciliare il preesistente con l’esigenza della sicurezza? Come guardare al futuro senza perdere il contatto con la storia? Per Ceparano «esistono problemi importanti: la mancanza di una serie concertazione tra i professionisti, l’esistenza di norme non coordinate tra di loro, strutture pubbliche al limite del funzionamento che dovrebbero velocizzare il tutto senza riuscirci e si trasformano, per il cittadino, in reali criticità. Per una ricostruzione che possa realmente diventare volano economico e motore di sviluppo del territorio, dobbiamo essere pronti ad attuare una vera e propria ricostruzione culturale; in questo caso, la figura dell’architetto che rappresento come ordine, è cruciale. Perché il motore del cambiamento ha due anime: tecnica e sociale. Serve uno sforzo collettivo, dentro e fuori le amministrazioni pubbliche, per metterci nelle condizioni di dare risposte alla popolazione con la nostra attività professionale. Tutti i tecnici, gli architetti in primis, sono pronti ad assumersi le proprie responsabilità nel processo della ricostruzione. Politica, istituzioni, professioni. Insieme

Per l’Arch. Arch. Antonio Cerbone, la prevenzione è un elemento culturale fondamentale per ogni progetto di ricostruzione. «Voglio spostare l’attenzione da come comportarsi in fase di evacuazione alla sicurezza abitativa. Pianificare interventi di miglioramento, che sono dispendiosi, è vero, ma talvolta più semplici di quello che temiamo. Anche per questo il “sisma bonus” non decolla». La prevenzione parte sui banchi di scuola. « “Arriva zio Terry” è il nome di un progetto mirato per le nuove generazioni. La domanda successiva è: se arriva zio Terry la mia casa è sicura? La vicenda del piccolo Ciro, l’eroe del terremoto che ha salvato i suoi fratellini, è la conferma di quanto sia importante parlare di prevenzione. Senza questa preparazione adeguata avvenuta in classe, forse non sarebbe riuscito a salvare se stesso e i suoi fratelli.»
All’Ing. Sergio Iannella, del commissariato per la ricostruzione, tocca il compito di sciorinare il rosario dei provvedimenti presi o da prendere. Materia viva, discussa, addizionata da polemiche e osservazioni mica sempre pretestuose (non aveva più senso, anche simbolico, far precedere l’ordinanza di sostegno alle imprese dei Comuni più direttamente colpiti rispetto a quella in soccorso di tutta l’isola? Non sarebbe stato auspicabile completare il processo di microzonazione prima di dare il via agli interventi di riparazione delle abitazioni danneggiate in termini di ‘danni lievi’, ma che comunque insistono su aree fortemente sismiche?). Iannella ha annunciato inoltre (nuove) attività di ricognizione del territorio, un piano di intervento sui dissesti idrogeologici (coinvolgendo Regione Campania e Città metropolitana), un piano delle opere pubbliche per le chiese, le scuole, i Beni culturali «per operare in fretta e bene, e dimostrare che l’attività del Commissariato si muove a 360°». Vedremo.
Sui rapporti tra scienza, ricerca e responsabilità collettiva è intervenuto il Dott. Graziano Ferrari, dirigente INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). «In Italia gli eventi naturali estremi continuano a consumare risorse economiche, vite umane e coesione sociale, in misura sproporzionata rispetto all’eccellenza della tradizione della nostra ricerca scientifica. Non lo dico con compiacimento, ma con rabbia e frustrazione. È un po’ colpa di tutti: di noi ricercatori, incapaci di comunicare in modo adeguato il valore dei risultati delle nostre ricerche; delle istituzioni di governo, che da oltre 130 anni hanno dato scarse e tardive risposte alla sicurezza sismica e idrogeologica del nostro paese; ma anche una responsabilità individuale: la principale causa di distruzione sta infatti nella vulnerabilità intrinseca del nostro patrimonio edilizio, aumentata dall’ignoranza. E’ una provocazione – ha continuato Ferrari – ma la pericolosità sismica come caratteristica intrinseca di un territorio deresponsabilizza tutti, istituzioni e privati. Non c’è solo da ricostruire case, alberghi, attività commerciali, tessuto sociale. C’è da costruire una nuova cultura della sicurezza, una cultura non accademica, ma della gente che, quando costruisce o restaura la propria causa, non si deve preoccupare solo di vederla completa, bella, ma che sia soprattutto sicura.»

«Non posso che essere d’accordo – ha replicato il Prof. Francesco Rispoli, Diarc Napoli – però quando si dice ‘casa sicura’ l’accento va sul ‘sicuro’ e non su ‘casa’. Oltre ad avere case sicure, dobbiamo avere anche case degne di questo nome. Interrogarci su cosa siano i quartieri, gli insediamenti, i borghi. Oggi forse non riusciamo più a parlare di comunità, a sondare le popolazioni anche insediate marginalmente, quindi emarginate, e a coglierne la difficoltà con cui vivono la casa, l’abitato, l’insediamento. Sono questioni che appartengono a una ‘vision’, una prospettiva.»
«Abbiamo circa 25mila domande di condono inevase»,
ha continuato il professionista ischitano. «Sull’isola è un problema grave, che si amplifica in questa fase emergenziale, ma che esiste. Parliamo spesso di sostenibilità ma la sostenibilità riguarda tre parole-chiave: ambiente, società, economia. Una ricostruzione sostenibile deve mantenere insieme la qualità dell’ambiente ma tenere conto del occupazione, dell’economia. Ma soprattutto la sostenibilità, come dice il protocollo di Göteborg, deve consentire ai giovani un futuro che non sia peggiore di quello che noi abbiamo trovato. Non so se questa è la condizione della nostra isola.»

“Terre emerse”, “InterNa”, “Maio(r)”. Sono questi i titoli dei progetti venuti fuori dal workshop di settembre che ha visto coinvolti gli studenti delle Università di Napoli, Roma e Palermo, già presentati ufficialmente nella serata conclusiva del PIDA 2018, ai giardini della Torre de’ Guevara a Cartaromana, e nuovamente illustrati alla platea del Manzi dagli studenti Lorenzo Giordano e Gennaro Di Costanzo. Ecosostenibilità, permeabilità degli spazi, un grande parco termale immerso nel verde, case patio come forma-simbolo dell’abitazione, luoghi della memoria (anche di quel che è stato), un rapporto, completamente sovvertito, tra edificato e natura (risolto, come prevedibile, decisamente a favore di quest’ultima). E ancora “zolle” (per mettere in sicurezza la radice della casa, più che la casa in sé), un corridoio ecologico che collega la realtà del mare a quella dell’Epomeo, l’utilizzo intelligente e creativo dei numerosi detriti che ogni opera di demolizione porta inevitabilmente. Insomma, se ne sono viste parecchie di soluzioni attente al contesto e alle necessità insite dei luoghi e dei loro abitanti.

«Riteniamo sia indispensabile partire da una seria pianificazione per una ricostruzione che ci auguriamo sia affidata a professionisti esperti, che abbiano già lavorato in situazioni analoghe» ha poi commentato l’Arch. Simone Verde dell’Associazione PIDA. «Con il workshop di settembre abbiamo fornito un input a questo processo di pianificazione partecipata, per dare un’idea di quello che si può fare, pur con tutti i limiti dovuti alla brevità del tempo concessa per elaborare visioni di riqualificazione progettuale del Maio e dintorni. Chiederemo al Commissario e al Governo di proseguire su questa strada, come di riconoscere contributo per la ricostruzione anche per gli immobili oggetto di istanza di condono. E’ impensabile che le famiglie abbiano la forza di sostenere, da sole, oneri di urbanizzazione, indennità paesaggistiche e procedere pure alla ricostruzione una volta ottenuta la sanatoria.»

«I nostri interlocutori restano i sindaci e il Commissario», ha concluso l’Arch. Giovangiuseppe Iacono. «Al primo abbiamo fatto richieste importanti verso le quali registriamo una discreta apertura. Una pagina FAQ dove tutti i cittadini possono porre questioni e avere risposte. In più, l’invio di professionisti, anche giuridici, per formare tecnici e il personale che il Commissariato ha finanziato ai Comuni. Cosa chiediamo ancora? Per gli edifici che hanno ricevuto danni lievi e che presentano piccoli abusi all’interno, sarebbe auspicabile un’unica procedura anziché due (per la parte legittima e quella illegittima). Un appello ai sindaci: siate coraggiosi. Lavoriamo in sinergia perché le intelligenze, le professionalità, le eccellenze ci sono. Dentro e fuori il territorio. Iniziamo con un piccolo piano di recupero, che sia fatto bene e che tenga conto di due fattori principali legati  alla economia del Maio: le terme e il legno. L’80% del patrimonio boschivo dell’Epomeo è di Casamicciola, una risorsa inespressa. Consideriamo la ricostruzione come una formidabile opportunità di rilancio. Possediamo tutte le tecnologie e le conoscenze costruttive per fronteggiare una sismicità che non possiamo eliminare ma con cui possiamo convivere. Non perdiamo questa occasione.»

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