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Un bidet a cielo aperto

 

di Graziano Petrucci

Il bidet, lo abbiamo italianizzato in «bidè», è un sanitario nato in Francia all’incirca nel 1700 e dalla seconda metà di questo secolo, si diffuse in tutta Europa, compresa l’Italia. Il nome deriva probabilmente dal francese «bider» che significa “trottare”. Di fatti la posizione che si assume per lavarsi somiglia a una cavalcata. Perdonatemi. Non c’è da scherzare. Magari ridico ciò che, in forma diversa, ho detto in qualche altra occasione. Ripetere un concetto però, come quando si prepara un esame all’università, a volte può aiutare. Sembrerebbe – usiamo il condizionale, va- che la criminalità organizzata o una delle sue tante sfumature sia presente, da un po’, sull’isola. Sia attraverso fervori imprenditoriali «legali» e sia mediante filoni quali per esempio l’acquisto d’immobili. In un «non contesto» come quello isolano in cui tutto si muove in percorsi carsici l’attività prevalente per «lavare soldi» non può che passare sull’autostrada del lecito. In tal modo si evita di attirare l’attenzione di qualche Procura. Tutto questo malaugurato caso e ciò che gli sta dietro si può presumere, sia chiaro. Se per un lato non è mia intenzione turbare la visione delicata di un’isola celestiale e delle sue bellezze, dall’altro qualche procuratore, o suo sostituto, un riflettore potrebbe accenderlo. Ciò non significa che altri reati, più piccoli e forse perciò più evidenti, non esistano o non siano monitorati. Anzi, il lavoro delle forze dell’ordine va elogiato specie nel contrasto e nella prevenzione, pur considerando che a riequilibrare il «non contesto» non sarà certo l’arresto del diciottenne preso con le mani nel sacco – con tutti i dubbi legati alla convinzione che a diciotto anni si possa parlare di “maggiore età”- e che ogni tanto si fa una canna. Va bene, si tratta pur sempre di un reato e va perseguito in attesa di una netta presa di posizione dello Stato, e del Legislatore, su quest’argomento, anche a scopi terapeutici. Non voglio sviare dal tema principale. Dicevo del «bidet». Di norma è usato come eliminatore dello sporco. Sappiamo che, sempre di norma, i soldi sporchi giungono dai proventi della criminalità organizzata. E per lavarli cosa c’è di meglio se non un albergo, o la compravendita d’immobili, o dinamismi imprenditoriali apparentemente legali? L’isola, intera, è un «non contesto» complesso e affascinante. Certo, si fa nero. S’è sempre fatto. Oggi forse meno di ieri. Una fetta della stretta morsa da parte di carabinieri e polizia sulle molteplici tracce di questa strana estate su tanti esercizi, alla ricerca pure di pagamenti non fatturati, potrebbe trovare la sua facile soluzione nella limitazione dei contanti a fronte di una più ampia, e condivisa, diffusione della moneta elettronica, come dispone la legge. E per ogni tipo di acquisto, pure di un pacchetto di caramelle. Il discorso è limitato e da solo non servirebbe a risolvere il problema del “nero” ma contribuirebbe a una sua definizione partendo proprio dallo scontrino del caffè, per intenderci. Oltre che iniziare a farci cambiare, in senso positivo, il comportamento. Perché si tratta pur sempre di una società che è rimasta indietro e che nei prossimi anni, subirà un balzo in avanti notevole nel turismo. Proprio quest’aspetto potrebbe incoraggiare a un maggiore investimento della Camorra – per nulla togliere alla Mafia- che forse ha già creato collegamenti leciti con la terra ferma. Passando per politica e amministrazioni o personaggi, alcuni di spicco altri meno, che, da qui, si fanno ambasciatori e garanti su operazioni particolari ma semplici. Tanto nessuno continuerà a vedere niente. Potrebbe esistere una serie di artigiani riciclatori dedita a cavalcare attività legali che agisce e trotta indisturbata ai piedi dell’Epomeo? Può darsi, è solo un’ipotesi, c’è chi la considera addirittura una favola, che però potrebbe avvolgere pure piccoli settori come il trasporto pubblico. Magari poi un giorno scopriremo che le ipotesi, come le favole, si avverano.

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