«Caffè Scorretto» «Ricchi di turisti e poveri di futuro»

Il turismo porta denaro ma non necessariamente ricchezza. Chissà se lo avete mai sentito dire. Si tratta di un concetto che in tanti tendono a dimenticare, specie perché non conviene ricordarlo. Invece dovremmo cominciare a rivedere e ribaltare il concetto che la parola “turismo” sia sinonimo di “ricchezza” e dovremmo smettere di confondere gli alberghi pieni con il benessere di chi ci vive. In Italia viene pronunciata – almeno a parole – la convinzione di chi ha appena scoperto l’America: «Potremmo vivere di turismo». La si sente ripetere anche a Ischia in cui mare, paesaggio e terme sembrano offrire una risposta a ogni problema economico. Considerando, s’intende, l’abilità come la capacità di usarle bene e mettere a regime questi elementi.
In Italia viene pronunciata – almeno a parole – la convinzione di chi ha appena scoperto l’America: «Potremmo vivere di turismo». La si sente ripetere anche a Ischia in cui mare, paesaggio e terme sembrano offrire una risposta a ogni problema economico. Considerando, s’intende, l’abilità come la capacità di usarle bene e mettere a regime questi elementi
Peccato che nessuno si soffermi troppo sulla questione che sarebbe possibile vivere di turismo, certo, ma bisognerebbe capire “come”. Un Paese può essere ricco di visitatori in periodi limitati dell’anno e povero di opportunità che durano da anni. Può avere alberghi pieni, ristoranti affollati e incassi importanti, mentre chi serve ai tavoli, rifà le camere e lavora nelle cucine continua a fare i conti con stipendi abbastanza modesti, orari pesanti e contratti stagionali. Ischia si muove su questi binari e per pochi mesi all’anno, il turista si diverte quando riesce a trovare qualcosa per farlo e il lavoratore aspetta la prossima stagione.
Ognuno, a suo modo, partecipa alla stessa economia, ma non necessariamente alla stessa ricchezza. È questa la contraddizione del turismo quando diventa l’unico modello di sviluppo. Ischia sembrerebbe conoscere bene i meccanismi. Per una parte dell’anno l’isola accelera, poi rallenta, alcune attività chiudono e altre riducono il personale. Non è un’isola completamente deserta d’inverno, come dimostrano anche i dati ISTAT sulla stagionalità, ma resta un’economia fortemente condizionata dai flussi turistici. Questa volta è la realtà dei luoghi a testimoniarlo. Per molti lavoratori significa vivere seguendo il calendario delle prenotazioni, non quello dei propri progetti familiari. Gli economisti Reto Bürgisser e Donato Di Carlo hanno analizzato proprio questo fenomeno nel loro studio sulla crescita trainata dal turismo nell’Europa meridionale. Il rischio è che i Paesi del Sud si specializzino in attività a basso valore aggiunto, mentre altre economie avanzano nella tecnologia, nella ricerca e nei servizi sofisticati.
Un Paese può essere ricco di visitatori in periodi limitati dell’anno e povero di opportunità che durano da anni. Può avere alberghi pieni, ristoranti affollati e incassi importanti, mentre chi serve ai tavoli, rifà le camere e lavora nelle cucine continua a fare i conti con stipendi abbastanza modesti, orari pesanti e contratti stagionali
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Un’Europa a due velocità: alcuni producono innovazione, altri preparano le camere e a Ischia ci permettiamo pure il lusso di chiuderle. Naturalmente, intendiamoci, il turismo non è una disgrazia, né l’industria a sua volta è una garanzia di prosperità. Ma pensare che basti vendere vacanze – e camere: a Ischia anche a prezzi modici – per diventare ricchi è un’illusione.
Fare turismo può aiutare, non può tuttavia sostituire istruzione, investimenti, ricerca e capacità produttiva. È, per molte economie mediterranee, un antidolorifico. In grado di attenuare i sintomi, sicuramente, ma non è capace di guarire la malattia. E allora dovremmo cominciare anche a porci una domanda diversa: come si può costruire un’economia che non dipende soltanto da chi arriva in vacanza? Le possibilità esistono anche se potrebbero apparire lontane sia per tempo e sia per competenza: ripresa della ricerca scientifica e sanitaria legata al patrimonio termale, acque comprese, formazione professionale e tecnologica, economia del mare, agricoltura spingendo sull’enogastronomia di qualità, artigianato, trasformazione dei prodotti locali con la creazione di un marchio “Ischia” come alla costituzione delle sigle (D.O.P. o altre) che ne potrebbero tutelare il contenuto, per uscire dal torpore di un nome ed entrare nella produzione di un valore aggiunto che ancora attende di sistematizzarsi per trasformarsi in regime economico. Occorrono inoltre collegamenti affidabili e una vera “stagionalizzazione” – per ogni stagione -, non qualche manifestazione invernale utile soprattutto a dimostrare che qualcuno ha organizzato qualcosa o per mostrare i “muscoli flaccidi” al Comune di fianco nutrendo la competizione negativa e, perciò, l’invidia. Servono investimenti, collaborazione tra i sei Comuni e tra questi con le iniziative locali ma soprattutto politiche capaci di offrire lavoro stabile e prospettive ai giovani che – giustamente – non perdono occasione per abbandonare “l’isola verde” per non restare al verde di fronte al futuro.
Le possibilità esistono anche se potrebbero apparire lontane sia per tempo e sia per competenza: ripresa della ricerca scientifica e sanitaria legata al patrimonio termale, acque comprese, formazione professionale e tecnologica, economia del mare, agricoltura spingendo sull’enogastronomia di qualità, artigianato, trasformazione dei prodotti locali con la creazione di un marchio “Ischia” come alla costituzione delle sigle (D.O.P. o altre) che ne potrebbero tutelare il contenuto
Perché un’isola che costringe i propri ragazzi a partire per trovare uno da qualche altra parte non può considerarsi economicamente prospera soltanto perché d’estate non si trova più un tavolo libero al ristorante. Se il turismo continuerà a essere una delle nostre principali ricchezze non dovrebbe diventare il nostro unico destino. C’è una differenza enorme, infatti, tra vivere in un’isola ricca di turisti e vivere in un’isola ricca, cioè capace di non fondare la propria economia solo sul numero di camere occupate. La prima si misura contando gli arrivi. La seconda guardando quante persone riescono a costruirvi la propria vita magari attirando imprese e attività nuove capaci di investire su nuove prospettive. E forse, a quel punto, il vero successo di Ischia non sarà avere sempre più persone che vengono a visitarla, ma sempre meno persone costrette ad andarsene per poter trovare un posto e restarci.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci




