LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Fotografia di un degrado annunciato»

L’abitudine ci distrugge. E ci annulla pure la paura del cambiamento che si alimenta attraverso il mantenimento dello status quo. Il ragionamento non si ferma al trasporto pubblico inadeguato, alle auto che stanno tracannando le strade dell’isola e affumicando locali e turisti (avete visto la fila di macchine lungo via Roma nella fotografia scattata dal giornalista Pasquale Raicaldo?). Non si ferma neppure alla mancanza di pensiline alle fermate degli autobus (intanto è trascorso un altro anno e parliamo della stessa cosa, momento Covid a parte). C’è una totale inadeguatezza del luogo che oggi si mescola con l’esigenza della campagna elettorale per le prossime regionali: siamo abituati a ragionare da un quinquennio all’altro.

Iniziano a sbarcare sull’isola nuovi candidati alla ricerca di voti, alcuni dei quali senza uno straccio di programma o una visione. Inizia la lunga serie di comunicati di capi partito che in anni di militanza sono stati completamente assenti. La riflessione si espande inevitabilmente al turismo che invece di aumentare la qualità dei servizi resta immobile nell’indifferenza generale, si allarga ai rifiuti, alla raccolta della plastica, alla nostra incapacità di diventare grandi, per trasformarci in un vero luogo di accoglienza e far crescere ogni altro aspetto della vita quotidiana che ci interessa e col quale siamo inevitabilmente intrecciati. Non c’è insomma l’orizzonte di un ecosistema alternativo, diverso. Nessun rappresentante delle Istituzioni con un minimo di autorevolezza – lo so, trovarlo è difficile – è capace di denunciare lo sfruttamento del lavoro e chiedere agli imprenditori la tutela dei lavoratori invece che l’abuso della loro posizione, nessuno che sia in grado di uscire dalla politica da mercato rionale.

Tutto ciò sull’isola somiglia più a uno «Stato onirico» che a uno «Stato di diritto», dove succede tutto e il contrario di tutto, dove la regola non regola e la politica non politica. Un non luogo in cui buon senso, pudore e competenza, specie nelle amministrazioni, restano offuscati da una discutibile fotografia che si nutre dell’idea di un criticabile «bene del paese». Dei contratti part time farlocchi con cui alberghi, ristoranti, bar e attività commerciali nascondono lo sfruttamento dei dipendenti (facendo leva su un momento di necessità) ne abbiamo parlato la scorsa settimana. Sembra che tutti sappiano di questo stato di cose ma nessuno sia capace di gridare “ora basta!”. Tra enormi esplosioni d’ingiustizie sociali, diciamolo a voce alta, la norma a Ischia non è la tutela dei diritti ma la difesa senza termine del proprio club di appartenenza e chi non ne fa parte resta fuori da ogni possibilità alternativa. Che si tratti di un partito politico o un’associazione che organizza eventi, pure tra mille difficoltà, tutti sono imbrigliati nella mancanza di collaborazione per dare spazio alla prevaricazione. In ogni Comune la quotidianità forma grumi umani che ostacolano le innovazioni e i cambi radicali. Non c’è stato un sindaco – almeno finora – che dopo il lockdown sia stato in grado di definire una nuova scaletta di necessità e priorità, di prendere decisioni, di programmare e pianificare la trasformazione sostanziale dell’isola con una visione di ampio respiro.

Il clima è di quelli particolari, è adesso, infatti, che devono intensificarsi cooperazioni e sostegni per favorire la crescita e rifare il volto all’isola, e non lo abbiamo ancora capito e chi invece lo ha compreso continua a fare spallucce. Tutto resta intrinsecamente statico e rancido. Il pericolo di non finire niente, perché non si è cominciato niente, e ridursi soltanto a selfie e richieste di autografi a un Capo o all’altro rimane alto. Possiamo continuare a fotografare il Castello Aragonese, il Soccorso, le spiagge, di giorno, di notte, all’imbrunire, ma la presunzione di essere in un luogo meraviglioso (che non sappiamo difendere) non ci renderà per nulla migliori. Ai sindaci, negli anni, sono stati dati input su come tentare di percorrere strade ed eventualmente risolvere le questioni delicate ma il problema – per loro – è chi invece si permette di criticarli, di metterne in discussione il comportamento. Che poi il potere della stampa, non solo quella locale, sta proprio nella capacità di farlo, e di sviluppare al contempo lo spirito critico dell’opinione pubblica non invece di limitarsi ad acclamare il reggitore di turno solo perché ha tagliato un nastro o ha partecipato a una mostra o a un evento o soltanto perché ha rilasciato un’intervista con una serie interminabile di ovvietà, mentre scorre immobile il nastro delle difficoltà ataviche di un luogo “turistico”. Individui che regolano professionalmente il proprio tempo alla vita politica, e regalano se stessi a una causa, spesso lo fanno per occultare il vuoto d’idee. Che poi se ne trovano qualcuna valida, il minimo è prenderla per farla propria anche a costo di non realizzarla poiché non conveniente. Un sindaco non è un semi dio e neppure può presentarsi sul palco sociale senza una bussola per prendere una direzione, da cui deriverà una strada, un percorso e sciogliere la sua patologica difficoltà di muoversi. La politica, il tempo trascorso sul trono più alto del Comune, avrebbe dovuto insegnarglielo ma il ceto politico isolano di fronte alle innumerevoli difficoltà preferisce star fermo (dando agli altri l’impressione che qualcosa invece si sta muovendo). Ovvietà tutto ciò, certo. E forse più che una fotografia, è una lapide.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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