Statistiche
CRONACAPRIMO PIANO

Covid-19 e omissioni, una denuncia anche da Ischia

Lo scorso aprile un cittadino isolano aveva presentato un articolato esposto alla Procura ipotizzando il reato di epidemia colposa a carico del premier Giuseppe Conte e del capo della Protezione civile Angelo Borrelli

Il presidente del Consiglio Conte è stato ascoltato nei giorni scorsi dai pm nell’ambito delle indagini per accertare eventuali responsabilità, a partire dalla mancata dichiarazione di “zona rossa” in alcune località dell’Italia Settentrionale nel periodo iniziale della pandemia da covid-19. Parallelamente i parenti delle vittime da Coronavirus, riuniti in comitato, hanno già consegnato ai magistrati le prime denunce per cercare di conoscere la verità sulla morte dei loro cari. Un tema dunque molto attuale, che tuttavia ha avuto un’anteprima proprio sulla nostra isola: infatti un cittadino ischitano, G.L., nello scorso mese di aprile, dunque in tempi non sospetti, aveva già presentato alla Procura presso il Tribunale di Napoli, tramite i Carabinieri di Ischia, un esposto-denuncia nei confronti del premier Conte, ma anche del Capo Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, che forse costituisce il primo caso del genere in Italia. Si tratta di una denuncia molto circostanziata, redatta dall’avvocato Paolo Rizzotto, legale di fiducia del cittadino denunciante, e che adesso pur a distanza di due mesi assume contorni di stringente attualità.

I MOTIVI. Vediamo in dettaglio i particolari dell’articolato esposto, a partire dalla premessa, nella quale si riconoscono numerosi elementi e circostanze che delineano il contesto in cui prese forma l’emergenza sanitaria: «Premesso – si legge nella denuncia – che in data 27.1.2020 il presidente del Consiglio italiano avv. Giuseppe Conte, ospite della trasmissione Otto e Mezzo trasmessa da Lasette, intervistato dalla conduttrice Lilli  Gruber dichiarava tra l’altro che “che l’Italia è “prontissima” a fronteggiare il virus ( coronavirus Covid – 19 ) ha già adottato “misure cautelative all’avanguardia” e tutti i “protocolli di prevenzione”, tra cui il controllo della temperatura agli scali, la creazione di una task force e la sospensione di voli dalla Cina; che il Governo da lui presieduto, sulla scorta delle deliberazioni dell’OMS, in data 31. 1. 2020 ( fr . Gazzetta Ufficiale del 1 febbbraio 2020 pagg. 6-7 ) dichiarava “   In considerazione di quanto esposto in premessa, ai sensi e  per gli effetti dell’articolo 7, comma 1, lettera c), e dell’articolo 24,comma 1, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, è dichiarato, per 6 mesi  dalla  data  del  presente  provvedimento,  lo  stato  di emergenza   in   conseguenza   del   rischio    sanitario    connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili.   2) Per l’attuazione degli interventi di cui dell’articolo 25, comma 2, lettere a) e b) del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n.  1,  da effettuare nella vigenza dello stato di emergenza,  si  provvede  con ordinanze, emanate dal Capo del Dipartimento della protezione  civile in deroga a ogni disposizione vigente e  nel  rispetto  dei  principi generali dell’ordinamento giuridico, nei limiti delle risorse di  cui al comma 3». Inoltre, «in data 19.2.2020 si registrava la presenza presso l’ospedale di Codogno del cd. “ paziente 1 “. Peraltro già precedentemente , in data 30.1.2020, i media riportavano il primo caso di Covid-19 su territorio italiano ( contagiati due cittadini cinesi )». Il cittadino denunciante sottolinea subito dopo un altro dato cronologico: «nonostante lo stato di emergenza nazionale fosse stato dichiarato il 31.1.2020, solamente in data 25 febbraio veniva assunto dalla Protezione Civile, presieduta  dal dottor Borrelli,  il primo (vero) provvedimento della Protezione Civile», mentre «recentemente Walter Ricciardi, esperto italiano dell’OMS e consigliere dell’esecutivo, ha dichiarato che le misure di contenimento le avrebbe “prese dieci giorni prima”». Altra circostanza che viene evidenziata è quella costituita dalla dichiarazione del dottor Giuseppe Fariselli a Business Insider: «In Italia abbiamo circa 3 posti letto per mille abitanti, molti meno degli 8 che hanno in Germania e dei 4 della Cina: si poteva usare quel tempo per realizzarne altri. Non avrebbero risolto ogni problema, ma salvato alcune vite umane. Avremmo anche potuto usare quel tempo per informare correttamente i medici, proteggendoli con strumenti adatti ed evitando di lasciarli soli». La denuncia prosegue spiegando che il governo «soltanto il 23 febbraio 2020  disponeva  le prime  zone rosse nel Lodigiano. Il dottor   Angelo Borrelli solo il 21 febbraio  stanzia 4,6 milioni di euro per l’incremento di personale medico di “massimo di 77 unità” . Solamente in data 25 febbraio veniva emessa  l’ordinanza ‘ordinanza che permetterà alla Protezione Civile di acquistare con “priorità assoluta rispetto ad ogni altro ordine” i dispositivi di protezione individuali . Dopo altri tre giorni, veniva disposta l’acquisizione degli strumenti e dei dispositivi di  ventilazione invasivi e non invasivi” o per destinare le mascherine “in via prioritaria al personale sanitario”». Dunque, passarono oltre 20 giorni tra la dichiarazione dello stato di emergenza e le prime disposizioni su medici, mascherine e ventilatori. Un altro aspetto sul quale la denuncia getta luce è la famosa fuga di notizie che per alcune ore generò una paura che poteva sfociare in panico: «nella giornata del 7 marzo veniva preannunciata dagli organi di stampa, e non smentita, la emanazione di un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con il quale si sarebbe stabilito tra l’altro  il divieto di ingresso e uscita dalla Lombardia; che nella stessa giornata veniva diffusa dai mass media una bozza poi tramutata nel Decreto del PCM pubblicato però solamente in data 8.3.2020». «[..] tale “ fuga di notizie “ ingenerava in moltissimi cittadini panico e preoccupazione tanto già nella serata del 7 marzo 2020 centinaia  di cittadini si allontanavano dalla Lombardia per fare ritorno nei territori di loro residenza, soprattutto nel Sud Italia. Tra di essi vi erano molti cittadini contagiati dal Coronavirus Covid-19, come poi accertato».

L’ACCUSA. Questi i non pochi argomenti che il cittadino ha posto alla base della denuncia nei confronti del presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte e del capo della Protezione civile, Borrelli, accusati del reato di epidemia colposa di cui all’art. 452 del codice penale in relazione all’art. 438 dello stesso codice. Al di là di quello che emergerà su una vicenda di tali dimensioni, resta il fatto che l’intreccio tra decisioni politiche, competenze scientifiche e amministrative, ha creato una matassa nella quale sarà impegnativo, a dir poco, venire a capo del nesso di causalità, e dunque delle responsabilità, nei casi in cui moltissimi pazienti hanno perso la vita.

Articoli Correlati

Rispondi

Back to top button