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Faccia a faccia con il gip, lo zio si difende: «Non sono un pedofilo»

ISCHIA – Un momento importante, un crocevia significativo di un iter giudiziario che si annuncia ancora lungo, tortuoso e complesso, almeno quanto lo è l’indagine che viene condotta dalla Procura della Repubblica di Napoli. Ieri mattina, infatti, è comparso dinanzi al gip Maria Rosaria Aufieri il 44enne ischitano raggiunto nei giorni scorsi da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per presunti atti di pedofilia commessi nei confronti della piccola nipotina di appena quattro anni. L’uomo è stato prelevato dalla sua abitazione dai carabinieri della Compagnia di Ischia, guidati dal cap. Andrea Centrella e coordinati dal luogotenente Michele Cimmino, e condotto presso l’ufficio gip del Tribunale dove c’è stato l’atteso faccia a faccia con il magistrato, alla presenza naturalmente anche dei suoi difensori di fiducia, gli avvocati Antonio De Girolamo e Mitty De Girolamo. Ovviamente nulla trapela circa il contenuto dell’interrogatorio, visto che gli atti sono stati oltretutto secretati, considerata la gravità e la delicatezza dell’argomento trattato ed anche le accuse indirizzate all’ischitano. Ma secondo quanto si apprende, in ogni caso, l’uomo si è difeso strenuamente e non solo ha negato fortemente ogni addebito, riferendo di non essersi mai macchiato di alcun reato o gesto infame quali quelli che rientrano nella cosiddetta pedofilia, ma fornendo addirittura anche una serie di circostanziate spiegazioni ed indizi di prova a discarico. Che, adesso, dovranno naturalmente dover essere vagliati con cura ed attenzione dal pubblico ministero. Poi, dopo l’interrogatorio, il 44enne ha fatto ritorno presso la sua abitazione sempre scortato dai militari dell’Arma, in attesa di eventuali e futuri sviluppi. In ogni caso è apparso sereno, voglioso di dimostrare la sua estraneità a fatti ed addebiti contestati, e soprattutto consapevole del fatto che una vicenda del genere rappresenta una di quelle matasse che abbisognano purtroppo di tempi tutt’altro che brevi per essere sbrogliate. Come da prassi, naturalmente, al termine dell’interrogatorio la dott.ssa Aufieri ha trasmesso gli atti al pm Antonio D’Alessio, un atto dovuto per consentire il prosieguo dell’attività di indagine.

Per quanto riguarda le mosse della difesa, va rilevato come nè l’avv. Antonio De Girolamo nè tantomeno Mitty De Girolamo abbiano presentato alcuna revoca degli arresti domiciliari al tip. I legali, infatti, hanno contestualmente deciso – con una strategia concordata anche con l’indagato – di presentare richiesta di riesame al Tribunale della Libertà e dunque attendere il responso di questo organo giudiziario che sarà chiamato a pronunciarsi prossimamente ed a segnare un primo interessante capitolo di questa brutta storia giudiziaria.

La vicenda e l’attività investigativa ha inizio lo scorso 7 luglio quando presso il pronto soccorso dell’ospedale Rizzoli arriva la piccola bambina accompagnata dalla madre e dalla nonna materna. La minore veniva visitata da un pediatra ed un ginecologo che riscontravano un eritema vaginale da sospetto abuso sessuale. Ovviamente il referto veniva trasmesso per conoscenza anche alle forze dell’ordine e non a caso la madre veniva sentita il giorno successivo dai carabinieri della Compagnia di Ischia, guidati dal cap. Andrea Centrella, ai quali raccontava che il giorno precedente la figlia era stata prelevata dal padre di buon mattino e poi riportata a casa poco prima delle 19: la coppia, per la cronaca, è separata ma la donna consentiva all’ex coniuge di vedere la bambina ogni qualvolta lo desiderasse, senza alcun problema. Quella sera stessa la bambina, dopo aver cenato, chiedeva di essere accompagnata in bagno per espletare le funzioni fisiologiche e in quella circostanza riferiva alla genitrice di avvertire un bruciore alle parti intime. La mamma verificava effettivamente la presenza di un rossore e spalmava della pomata nella zona interessata. La nonna nel frattempo chiedeva alla nipotina come si fosse procurato quel rossore e qui arriva la risposta che nessuno avrebbe mai voluto sentire: la piccola infatti rispose che era stato lo zio, e cioè il fratello del padre, a toccarle la “patatina”. Da qui la corsa all’ospedale Rizzoli ed il predetto referto che giudicava la giovanissima paziente guaribile in quattro giorni.  Nei giorni successivi, allora, la bimba veniva sentita da alcuni esperti in servizio presso la Squadra Mobile di Napoli alla presenza di una psicologa con l’audizione che veniva anche videoregistrata. La piccola, alla domanda “c’è qualcun altro che ti tocca la patatina?” rispondeva “zio” e dichiarava che era dovuta andare dal medico “perché la farfallina era rossa”. La minore, nel corso dell’audizione, raccontava anche che i fatti si erano verificati quando si trovava in casa dello zio, che l’avrebbe toccata mentre si trovavano entrambi distesi su un letto intenti a guardare la televisione. Gli inquirenti le chiesero anche di specificare quante volte lo zio l’avesse toccata e la sua risposta era tanto telegrafica quanto eloquente: “Tante”. Nello specifico la relazione della psicologa riferiva che la minore si mostrava disponibile al dialogo e “palesava un livello cognitivo, un’organizzazione del pensiero, una capacità di concentrazione ed una capacità di distinguere al realtà dalla fantasia adeguati all’età”. Non solo, nell’ordinanza si racconta anche che “la stessa si era mostrata reticente nel descrivere l’abuso subito, sicché si era reso necessario introdurre il discorso della pulizia delle parti intime per poter poi affrontare l’argomento in esame, in particolare eventuali toccamenti delle parti intime”.

Fatti e circostanze, quelli appena esposti, che avevano indotto il gip che “a carico dell’indagato non può che ritenersi sussistente un quadro indiziario connotato di significativa gravità che lo indica quale autore di atti sessuali in danno della piccola, minore degli anni dieci, come descritti nell’imputazione provvisoria… Nel caso di specie lo zio della bambina approfittava di un attimo di distrazione della piccola, intenta a vedere la tv, per toccarla nelle parti intime, agendo in modo insidiosamente improvviso e repentino…  quest’ultima ha dichiarato che lo zio in ‘tante’ occasioni ripeteva quel gestyo (di qui il contestato vincolo della continuazione). Sussiste senza dubbio il pericolo attuale e concreto di reiterazione di condotte della stessa specie di quelle per cui si procede da parte dell’indagato, come lasciano presagire la gravità e le stesse modalità esecutive del delitto oggetto del procedimento, le quali evidenziano come l’indagato non abbia esitato ad approfittare della ingenuità e della buona fede di una bambina, al fine di dar sfogo alle sue perverse pulsioni sessuali.  Ciò posto, il pubblico ministero ha richiesto l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari. Ebbene, si impone l’applicazione della misura cautelare invocata dal pm, non apparendo idonea alla salvaguardia delle ravivsate esigenze cautelari una misura di tipo non custodiale, dovendosi limitare la libertà di movimento dell’indagato ed impedire allo stesso qualsivoglia contatto con la minore. Non si ravvisano cause ostative, non potendosi in alcun modo ritenere che in caso di condanna possa essere riconosciuto in favore dell’indagato il beneficio della sospensione condizionale della pena”.

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