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LE OPINIONI

IL COMMENTO Balena grigia e balena bianca tra biologia, letteratura e politica

L’eccezionale comparsa, nel nostro golfo (Baia,Pozzuoli,Sorrento) di un esemplare di balena grigia, che vive normalmente nella parte settentrionale dell’Oceano Pacifico, ma che secondo alcuni potrebbe rappresentare uno degli ultimi esemplari dell’Atlantico, ci induce ad una serie di riflessioni. Prima riflessione: il mito, la cetologia (la scienza biologica che studia i cetacei), la letteratura ci hanno indicato numerosi casi in cui l’animale veniva considerato il “mostro” per eccellenza, il male, il pericolo. Ma i destini della Terra e degli esseri viventi che la abitano hanno letteralmente capovolto il paradigma che imperava. Adesso è l’uomo che deve preoccuparsi della sopravvivenza di una razza animale che rischia l’estinzione, cosicché la balena grigia è specie protetta dal 1947.

Facile presupporre che lo scioglimento progressivo dei ghiacciai artici spinge questi esemplari marini a migrare, fino ad arrivare a 100 metri dalle coste flegree e della penisola sorrentina. Seconda riflessione: fin dalla Bibbia, la balena è stata l’immagine del male, dell’incognita, dell’insidia. Giona, profeta del IX-VIII secolo a.C., nel ventre della balena resta per tre giorni e tre notti (Giona 1.2.3). La Genesi (1.21): “Dio creò le grandi balene (mostri marini)”. Negli anni 70 d.C., Plinio il Vecchio fu comandante della principale flotta militare romana, di stanza nel porto di Miseno. Per ammirare da vicino i fenomeni dell’eruzione del Vesuvio lo storico e scienziato si portò, con alcune navi, fino a Stabia e lì morì, probabilmente asfissiato dai gas sprigionati dall’eruzione. Plinio scrisse una memorabile Storia Naturale in 36 volumi e tra questi, il libro IX è dedicato agli Animali acquatici. Plinio aveva maturato, tra studio ed esperienze sul campo, conoscenze enormi per il suo tempo: sulla pesca delle ostriche (a Miseno, Baia, ma anche nelle isole dell’arcipelago campano). Gli “urinatores” pescavano spugne, corallo, ostriche perlifere. Al paragrafo 12, Plinio scrive: “Le bellezze penetrano anche nei nostri mari”, Al paragrafo 14 scrive: “Anche nel porto di Ostia comparve un’orca, affrontata dall’imperatore Claudio, attirata dal naufragio di una nave carica di prosciutti”. Al paragrafo 19: “Le balene e i delfini non posseggono branchie.

Questi due generi di pesci respirano per mezzo di un condotto che si collega al polmone, nelle balene dalla fronte, nei delfini dal dorso”. Ricordiamo che Plinio il Vecchio descrisse molto bene anche la formazione delle isole e del nostro porto. Luciano di Samosata, scrittore e filosofo satirico (120 d.C.) scrisse la Storia Vera, nel cui libro II narra di sé e di un gruppo di compagni, inghiottiti da una balena, che vivono per alcuni mesi nel ventre del cetaceo, dopo aver incontrato un vecchio e un giovane che vivevano da ben 27 anni nel corpo della balena. Tutti insieme fuggono avendo conficcato dei pali nella bocca dell’animale, spaventato dall’incendio appiccato dentro il suo corpo. Quanta somiglianza con le avventure di Pinoccho di Carlo Collodi, in cui Pinocchio si ritrova in corpo a una balena che aveva già ingoiato mastro Geppetto, prigioniero per ben 2 anni. Pinoccho e Geppetto si salvano uscendo dalla bocca spalancata per problemi di asma del cetaceo. Fortemente simbolica, in entrambi i libri, la bocca del cetaceo, che è quella che ingoia le vittime ma, al tempo stesso, è il corridoio di fuga per la salvezza dei “mangiati”. La bocca come “origine” e “fine” del male, simbolo di prigionia” e di “libertà”. Ho visitato volentieri, tempo fa, il paese di Collodi (frazione di Pescia, in provincia di Pistoia), dove vicino alla Villa Garzoni, c’è un famoso Parco a tema, dal forte richiamo turistico per bambini e ragazzi. E’ la dimostrazione dell’incantamento della fiaba, del fascino del mistero. E che dire di Moby Dick di Herman Melville, scrittore americano di cui quest’anno ricorrono 130 anni dalla morte e 170 anni dalla pubblicazione del famoso libro.

La Balena bianca e il capitano Achab hanno appassionato generazioni intere e hanno costituito il simbolo dell’eterna lotta dell’uomo contro il male, dell’eterna sfida tra i limiti umani e la ricerca del superamento di essi. Luis Sepulveda ha scritto “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa” per i bambini. E’ una favola in cui un bambino raccoglie una conchiglia su una spiaggia cilena, da cui viene emessa la voce di una balena che funge da guardiana della costa cilena e di un’isola sacra, da tutti i predatori di qualsiasi bellezza naturale. Ma la balena bianca, ai giorni moderni, ha assunto anche altri significati. Giampaolo Pansa fu il giornalista-scrittore che inventò la metafora “Balena bianca” per la DC. Non appaia prosaico, a questo punto, il passaggio brusco dal mito, dalla biologia marina, dalla letteratura alla “vile” politica. Non appaia dissacrante, in quanto tutto quello che abbiamo detto non è altro che una metafora del vivere umano. E per “vivere” occorre la politica. Una delle metafore più riuscite in politica è, per l’appunto, la definizione “Balena bianca” data alla DC. Un corpaccione “mostruoso” che ha avuto storicamente la presunzione di inglobare e rappresentare tutti gli strati sociali ed economici del nostro paese.

Questo, e non altro, ha significato “interclassismo”. L’idea di poter gestire e compendiare le istanze di tutti, senza condividere e mediare con altre forze che rappresentassero istanze diverse. Certo, gli eventi storici, economici e sociali, hanno disarticolato il “classismo”, come era stato prefigurato dal marxismo. La società si è frantumata in una miriade di interessi diversi e contrapposti che spesso intersecano la semplicistica contrapposizione padroni-subordinati, tuttavia non è sparita affatto la necessità di tutelare i più deboli a fronte dei più forti. Tutto ciò non vuol dire che la DC non abbia, soprattutto nella fase della costituzione della Repubblica Italiana e immediatamente dopo, svolto un ruolo democratico fondamentale, ma – al tempo stesso – ha frenato il Paese che avrebbe avuto bisogno di riforme più radicali e coraggiose (della Giustizia, della Pubblica Amministrazione, del Fisco, della Pubblica Istruzione). E’, ad esempio, sotto gli occhi di noi campani che alla Regione – in questi giorni – sta rinascendo una neo Democrazia Cristiana. Annarita Patriarca, capogruppo di Forza Italia (che ha soppiantato la nostra compaesana Maria Grazia Di Scala) ha lanciato un appello “alle origini democristiane”. Ben 26 su 51 consiglieri di vari gruppi hanno risposto all’appello. Insomma, nel nostro golfo, dopo la balena grigia si è riaffacciata anche la balena bianca. Credo a questo punto, che a tutti quelli che non si riconoscono in questa storia, tocchi vestire i panni del capitano Achab, per tentare di “cacciare” il grande corpaccione bianco. Se per i cetacei marini, vale la pena di lottare per evitarne l’estinzione, non altrettanto possiamo dire per le balene metaforiche e politiche. Pregheremo, in tal senso, Roberto Danovaro, presidente della Stazione Zoologica Dohrn, a cui , in questi giorni, è stata affidata, dal Comune di Napoli, la casina del Boschetto restaurata ( ex Circolo della Stampa alla Villa Comunale di Napoli) di dedicare una sezione del nuovo Museo del Mare alla “ Balena bianca”. Gli alunni delle scuole potrebbero visitarla e capirne il ruolo che essa ha avuto, nel bene e nel male, nella storia politica italiana.

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Carmelo Amente

Come sempre Franco Borgogna è sempre ben documentato , pertinente e ironico . Le certezze , della famoda Balena Bianca , di Pansa memoria , sono i drammi che viviamo oggi .

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