IL COMMENTO Ischia al voto: tre formazioni, zero idee nuove

DI CARMINE BERNARDO
Dopo aver analizzato in un precedente articolo la crisi economica e turistica del Comune di Ischia e l’urgenza di un progetto serio per affrontarla, è doveroso oggi fare il punto sullo scenario politico che si sta delineando in vista delle elezioni amministrative. E il quadro, purtroppo, non è incoraggiante.
Tre formazioni, un solo difetto comune
Ad oggi si profilano tre schieramenti. Il primo sostiene Gianluca Trani e fa riferimento alla maggioranza uscente. Il secondo raccoglie due ex consiglieri comunali, anch’essi provenienti dalla stessa maggioranza ma nel frattempo fuoriusciti, che candidano il dott. Balestrieri. Il terzo fa capo alla consigliera comunale Carmen Criscuolo. Tre formazioni distinte. Tre candidati diversi. Eppure un denominatore comune che le accomuna tutte: l’assenza di un programma specifico e articolato. Quello che emerge – quando emerge – è un repertorio di dichiarazioni di intenti generiche, buone intenzioni non meglio precisate, formule vuote che potrebbero adattarsi a qualsiasi comune d’Italia senza cambiare una virgola. Ma c’è qualcosa di ancora più grave dell’assenza di programmi.
Nessuno fa i conti con il proprio passato
Tutti e tre i protagonisti di questa campagna elettorale condividono qualcosa di significativo: sono stati, in misura diversa, parte integrante dell’amministrazione degli ultimi dieci anni di Ischia. Che si tratti di chi ha governato direttamente, di chi ha sostenuto quella maggioranza prima di abbandonarla, o di chi ne ha fatto parte come consigliere, nessuno dei tre sente il bisogno – o forse l’imbarazzo – di confrontarsi criticamente con quel decennio. Nessuno dice: “Questo è stato fatto male. Questo non si sarebbe dovuto fare. Su questo abbiamo sbagliato”. Eppure sono stati dieci anni in cui il settore alberghiero si è indebolito, i locali commerciali sul corso principale hanno abbassato le saracinesche, le Terme Comunali hanno chiuso per la seconda volta consecutiva, e la crisi economica dell’isola si è approfondita. Non è possibile rivendicare quella stagione senza rispondere di essa. Chi ha partecipato a quella esperienza e oggi si ripropone agli elettori ha il dovere morale – prima ancora che politico – di spiegare perché stavolta sarebbe diverso. E soprattutto come. Il silenzio su questo punto non è prudenza. È corresponsabilità non dichiarata.
Il vero problema: Ischia non esprime classe politica nuova
Ma sarebbe troppo comodo fermarsi alla critica dei candidati. Il dato più preoccupante – e quello che merita la riflessione più seria – è un altro: fino ad oggi, da Ischia non è emersa alcuna proposta politica genuinamente nuova. Nessuna voce, nessun gruppo, nessun movimento che arrivi da fuori dal ceto politico degli ultimi anni con idee diverse, con una visione alternativa, con la volontà di rompere con il passato piuttosto che di gestirne l’eredità. È vero che l’attuale classe politica non gode della stima che amministratori meritevoli dovrebbero guadagnarsi. I cittadini lo sanno, lo dicono, lo lamentano. Ma è altrettanto vero — e questo è il punto scomodo — che Ischia, al momento, non esprime altro. Il malcontento diffuso non si è tradotto in proposta. La critica non ha generato alternativa.
Il disinteresse dei giovani: un problema nazionale che Ischia non può permettersi
Questo vuoto ha una spiegazione parziale che sarebbe disonesto ignorare. Il disinteresse dei giovani per la politica non è un fenomeno ischitano: è una tendenza diffusa in tutta Italia e in gran parte dell’Occidente. La politica ha perso attrattiva, prestigio, capacità di mobilitare energie e ideali. I giovani la guardano con distanza, spesso con fastidio, e le ragioni di questo distacco — la percezione di un sistema chiuso, la sfiducia nelle istituzioni, la difficoltà di conciliare l’impegno civile con le pressioni di una vita professionale sempre più esigente — sono in larga parte comprensibili e non vanno liquidate con una scrollata di spalle. Ma comprensibili non significa accettabili. Soprattutto in una realtà come Ischia, dove la crisi è concreta, visibile e urgente, il disimpegno dei giovani ha un costo che ricade sull’intera comunità. Impegnarsi nella cosa pubblica non è un privilegio riservato a chi ha tempo da perdere: è un dovere civile, tanto più pressante quanto più grave è la situazione del proprio territorio. Le energie, le idee, la capacità di visione che i giovani ischitani potrebbero portare nella vita amministrativa dell’isola sono esattamente ciò di cui Ischia ha bisogno. Tenerle fuori dal gioco, per inerzia o per calcolo, è un lusso che questa comunità non può permettersi.
Un appello aperto
C’è ancora tempo. Le elezioni non si sono ancora tenute e lo scenario può cambiare. Ma se dovesse chiudersi così — con le stesse facce, gli stessi schemi, gli stessi silenzi sui problemi reali — il rischio concreto è che Ischia si ritrovi, a mandato concluso, esattamente dove si trova oggi: a discutere di chi ha mancato di fare ciò che andava fatto. Ischia ha bisogno di chi abbia il coraggio di guardare la realtà in faccia, di farsi carico della complessità della crisi e di presentarsi agli elettori con un progetto vero. Non con un sogno personale. Non con una coalizione di convenienze. Con un progetto. Se questa figura esiste – e se tra i giovani ischitani c’è qualcuno disposto a raccogliere questa sfida – è ora che si faccia avanti. Il tempo stringe.






