Il “Verbo” di Pasquale:«bussate e vi sarà aperto»
La sua candidatura a sindaco, la scelta condivisa con un gruppo di amici, ma anche la volontà di aprirsi ad altri soggetti e la possibilità di ridiscutere la propria posizione se servisse a dare ulteriore linfa al progetto. Pasquale Balestrieri racconta la marcia verso le elezioni 2027 in una lunga intervista a Il Golfo

Vorrei partire dall’incipit della nota stampa che, di fatto, annuncia la sua candidatura a sindaco. Quel “tanto tuonò che piovve” non sembra affatto casuale: cosa vuole simboleggiare e significare?
«Vuole significare che un gruppo di amici, dopo tantissime riflessioni, discussioni e confronti e dopo aver ragionato a lungo anche sui progetti da mettere in campo, ha deciso di far convergere sulla mia persona una scelta. L’obiettivo è quello di programmare insieme un futuro per Ischia e per il Comune di Ischia, provando a costruire un progetto serio e condiviso».
Posso chiederle quanto è stata meditata questa scelta? È stata soprattutto una decisione sua oppure del gruppo?
«No, è una scelta condivisa al cento per cento, soprattutto voluta e desiderata da molti. Personalmente, anche per la mia attività professionale e per gli impegni che essa comporta, mi sono riservato un po’ di tempo in più per riflettere e valutare ogni aspetto. Ma è una scelta che viene da lontano, che nasce da affinità personali, da una comunanza di vedute e, soprattutto, da un modo comune di intendere l’organizzazione e il lavoro da portare avanti».
Quanto la lusinga, umanamente e personalmente, prima ancora che politicamente, il fatto che questo gruppo di persone abbia individuato in lei la figura più adatta per fare sintesi?
«Posso essere sincero? Per me è un grande onore, che però equivale anche a un grande onere. Ricevere un riconoscimento così forte da parte di tante persone rappresenta certamente motivo di soddisfazione, ma nello stesso tempo comporta una grossa responsabilità nei loro confronti. La fiducia che mi è stata accordata va rispettata e ripagata con impegno e serietà».
«Il riscontro è stato veramente positivo e, devo dire, anche molto gratificante. Gli aneddoti preferisco custodirli nel mio cuore, perché si tratta di parole, confidenze e manifestazioni di affetto che ritengo debbano rimanere nella sfera personale»
Quali sono stati i primi riscontri dopo che si è appresa la notizia della sua candidatura? E le è capitato qualche piacevole aneddoto, magari con un cittadino o un paziente che le ha detto qualcosa che l’ha colpita particolarmente?
«Il riscontro è stato veramente positivo e, devo dire, anche molto gratificante. Gli aneddoti preferisco custodirli nel mio cuore, perché si tratta di parole, confidenze e manifestazioni di affetto che ritengo debbano rimanere nella sfera personale. Posso però dire che le reazioni sono state davvero incoraggianti. Assumere questo ruolo, in questo momento, significa anche sentire una grande responsabilità verso tutte le persone che mi hanno manifestato fiducia e rivolto i loro auguri. Ho ricevuto attestazioni di stima anche da persone che vivono lontano dall’isola. Un amico che da due anni abita a Venezia, ad esempio, mi ha telefonato e mi ha detto che gli dispiace non poter essere qui. Sono quelle piccole cose che fanno bene al cuore e all’anima e che, inevitabilmente, ti danno tanta energia».
Fin qui l’aspetto umano e personale, ma inevitabilmente bisogna entrare anche in quello politico. La nota si apre con quel “tanto tuonò che piovve” e si chiude con un appello agli altri ad aderire al progetto. È un progetto che resta fermo sulla candidatura a sindaco di Pasquale Balestrieri oppure, in caso di un allargamento molto significativo della coalizione, sarebbe disposto anche a ridiscutere tutto?
«Io non sono mai stato una prima donna. Pasquale Balestrieri, in questo momento, rappresenta la sintesi di un gruppo che condivide non soltanto rapporti di amicizia e aspettative comuni, ma soprattutto un programma e una determinata visione del futuro. Se domani dovesse unirsi a noi una personalità capace di dare un contributo ancora maggiore e di aiutarci concretamente a realizzare l’obiettivo che tutti condividiamo, certamente sarei disposto a ridiscutere la mia posizione e tutto il resto. Prima delle ambizioni personali viene il progetto».
Si aspetta una sorta di effetto domino all’interno del Consiglio comunale? La linea che avete tracciato, che indubbiamente ha smosso le acque della politica ischitana dopo un periodo abbastanza lungo di apparente immobilismo, può fare da apripista oppure ritiene che eventuali altri movimenti saranno indipendenti dalla vostra iniziativa?
«Credo che sia necessario fare innanzitutto una riflessione su quello che vogliamo lasciare alla nostra comunità. Il mio sogno è immaginare come sarà Ischia nel 2030, nel 2040 e nel 2050 e chiedermi che cosa saremo stati capaci di lasciare alle generazioni che verranno dopo di noi. Io sono libero di esprimere il mio pensiero, così come lo sono tutte le persone e tutti i gruppi che incontriamo e con i quali ci confronteremo. Non andiamo alla ricerca di un effetto domino. Cerchiamo, piuttosto, persone che abbiano davvero voglia di lavorare, di impegnarsi e di provare a realizzare i propri sogni attraverso un progetto comune per Ischia».
Immagina, però, che possano esserci ulteriori sfilacciamenti o fuoriuscite dall’attuale maggioranza? Glielo chiedo più da osservatore che da esponente politico.
«Lo ripeto: a me non interessa sottrarre persone a qualcuno. A me interessa costruire un gruppo composto da persone che abbiano voglia di lavorare e di impegnarsi seriamente per la comunità. Da osservatore esterno, guardando l’attuale Consiglio comunale, potrei dire che potenzialmente potrebbero sfilarsi tutti, così come potrebbe non sfilarsi nessuno. Ma non è questo il punto sul quale intendiamo costruire il nostro percorso».
«Io non sono mai stato una prima donna. Se domani dovesse unirsi a noi una personalità capace di dare un contributo ancora maggiore a realizzare l’obiettivo che condividiamo, sarei disposto a ridiscutere la mia posizione. Prima delle ambizioni personali viene il progetto»
In che cosa, a suo avviso, ha fallito l’attuale amministrazione e quali errori Pasquale Balestrieri non vorrebbe mai commettere qualora diventasse sindaco il prossimo anno?
«Parlare di fallimento di un’amministrazione richiede sempre molta prudenza e bisogna essere onesti nelle valutazioni. Certamente, dal mio punto di vista, il principale rimprovero che rivolgo a questa amministrazione riguarda la scarsa partecipazione alla vita amministrativa dell’intero corpo elettorale e, più in generale, della comunità. Mi riferisco ai cittadini, ma anche al ruolo che devono avere sindaco, assessori e consiglieri comunali. Ritengo che quello che abbiamo vissuto sia stato un Consiglio comunale poco democratico sotto il profilo della partecipazione. Chi mi conosce sa benissimo che questo è un punto sul quale ho sempre insistito. Ho sempre cercato di favorire una partecipazione più attiva alla vita amministrativa non soltanto dei consiglieri comunali, ma anche e soprattutto dei cittadini».
Quanto ha influito, secondo lei, il fatto che dalle urne del 2022 non sia venuta fuori una vera e propria minoranza? Secondo molti questo aspetto ha inciso non poco sugli equilibri della consiliatura.
«La democrazia è fatta di maggioranza e minoranza. È il corpo elettorale a decidere chi debba governare e chi debba svolgere il ruolo di opposizione, assegnando due compiti differenti ma entrambi fondamentali. La minoranza non è una presenza amorfa o marginale: deve esercitare un’azione di controllo, ma anche propositiva, e bisogna rispettare fino in fondo quello che decidono gli elettori. Se si riceve il compito di amministrare, bisogna assumersi gli oneri e gli onori dell’amministrazione; se invece viene affidato il compito di controllo, bisogna esercitarlo con serietà, avanzando anche proposte e alternative. Quando manca una delle due componenti viene meno quell’equilibrio che dovrebbe caratterizzare qualsiasi sistema democratico».
Qui le chiedo di essere sincero, come lei stesso ha voluto esserlo in precedenti passaggi. Oggi, fermo restando che la politica è in continua evoluzione e che quello che ci diciamo stamattina potrebbe non valere più domani, si va verso una sfida con Gianluca Trani oppure ritiene che all’interno della maggioranza i giochi siano tutt’altro che fatti?
«Onestamente preferisco impiegare il mio tempo pensando ad altre cose, a partire dal nostro progetto e da ciò che vogliamo costruire. Quello che fa la maggioranza, le dinamiche che si sviluppano al suo interno e le scelte degli altri eventuali candidati appartengono a loro. Non ci penso, non ci ho mai pensato e, francamente, non è un discorso che mi interessa. Preferisco concentrarmi sul percorso che abbiamo davanti».
Le prossime amministrative saranno comunque caratterizzate da una forte componente civica, come dimostrano anche le tre liste che avete annunciato. Allo stato attuale, però, per come sembrano posizionarsi i due schieramenti, si potrebbe arrivare a un’elezione amministrativa con una connotazione politica abbastanza marcata, con due aree riconducibili al centrosinistra e al centrodestra. Crede che questo elemento potrà influire oppure, alla fine, conterà poco o nulla?
«Noi puntiamo sulle persone, sulle idee e sui programmi. Per questo credo che caratterizzare in maniera così netta la nostra coalizione, cercando di ricondurla a uno schieramento politico tradizionale, sarebbe piuttosto riduttivo. Non penso, ad esempio, che persone come Ottorino Mattera o Luca Spignese possano essere semplicemente ascritte al centrodestra. A livello locale e amministrativo credo che la cosa realmente importante sia un’altra: le idee camminano sempre sulle gambe delle persone. Se ci sono persone sane, corrette, dotate di moralità e desiderose di impegnarsi, allora anche le buone idee possono trovare la forza necessaria per essere realizzate».
«Il principale rimprovero che rivolgo a questa amministrazione riguarda la scarsa partecipazione alla vita amministrativa dell’intero corpo elettorale e, più in generale, della comunità. Mi riferisco ai cittadini, ma anche al ruolo che devono avere sindaco, assessori e consiglieri»
Quando ha comunicato ai familiari e agli amici più cari che si sarebbe candidato a sindaco, l’hanno incitata tutti oppure c’è stato anche chi, in base al grado di confidenza, le ha detto: “Dottore, o Pasquale, chi te lo fa fare?”
«Devo essere sincero: qualcuno me lo ha detto davvero. Anzi, c’è stato chi mi ha guardato e mi ha chiesto: “Papà, ma chi te lo fa fare?”. È una domanda comprensibile, soprattutto da parte di chi mi è più vicino e conosce bene gli impegni, le responsabilità e i sacrifici che una scelta del genere inevitabilmente comporta».
Qual è il primo messaggio che vuole rivolgere agli ischitani proprio all’alba della sua discesa in campo?
«Il messaggio più importante che vorrei trasmettere è molto semplice: l’amministrazione è espressione dei cittadini e della comunità. Per questo dobbiamo smetterla soltanto di lamentarci dicendo continuamente che l’amministrazione non fa questo o non fa quello, oppure che a scendere in campo sono sempre le stesse persone. Dobbiamo rimboccarci le maniche tutti, ciascuno nel proprio ruolo e secondo le proprie possibilità, assumendoci una parte di responsabilità. Soltanto attraverso una partecipazione vera e collettiva possiamo provare a far rinascere questo Comune e riportare Ischia a quello splendore che ha conosciuto negli anni Sessanta».









