LE OPINIONI

IL COMMENTO Le imprese termali e le imposte

DI ANTIMO PUCA

“Art.36. Diritti proporzionali e contributi. 7. I titolari delle concessioni sono tenuti, altresì, a corrispondere un contributo annuo. 8. Il contributo annuo è così determinato: b)per le acque minerali utilizzate negli stabilimenti termali, tenuto conto delle finalità socio sanitarie delle utilizzazioni e della opportunità di valorizzare ed incentivare il ricorso alle prestazioni termali, anche in attuazione di quanto previsto dall’articolo 1, il contributo annuo da corrispondersi è così determinato: 1) euro 750,00 per le aziende termali con fatturato annuo fino a 200.000,00 riferito esclusivamente alle prestazioni termali erogate; 2) euro 1.500,00 per le aziende termali con fatturato annuo riferito esclusivamente alle prestazioni termali erogate da euro 200.000,01 fino a euro 800.000,00. 12. Gli introiti derivanti dai contributi di cui ai commi 7 e 8 sono utilizzati dai Comuni, con destinazione specifica e vincolata, per la realizzazione di interventi ed iniziative finalizzate alla salvaguardia del patrimonio idrotermominerale”.

Ammonta a milioni di euro la cifra che il Governo riceve ogni anno, fra tasse e imposte, dalle imprese termali alberghiere dell’isola di Ischia. Tanti o pochi che siano, non capiamo cosa ne stia facendo. Ma, soprattutto, cosa si faccia per strutture e aziende termali chiuse e per l’economia turistica del territorio termale isolano.

Nonostante la devoluzione delle competenze, il denaro che confluisce al Governo è ancora molto. Troppo. E non viene corrisposto da un impegno di pari entità. Consapevoli della chiusura di tante strutture termali dovremmo chiedere alla Regione di essere politicamente al nostro fianco e di aiutarci a sentirci coesi e forti, al cospetto del Governo. Nell’ottica del rilancio dell’industria turistica, sembra che sia tutt’altro che strategico il continuo aumento dell’imposizione fiscale a danno delle aziende e del turista stesso. Cittadini e imprenditori si chiedono, quindi, se abbia ancora senso alle volte trovarsi a discutere “tra poveri”, intendendo il continuo confronto con le Amministrazioni Comunali, quando non si sa la maggior parte del denaro che fine fa, dove continua a confluire vista la chiusura di tante strutture termali sparse sul territorio. La situazione si inasprisce con la diminuzione delle presenze turistiche. L’aumento di costi fissi e tasse di soggiorno, infatti, non va di pari passo con gli introiti e con il trend turistico che ha subito un brusco calo. Spariscono i clienti, crollano i fatturati e cambiano i colori delle regioni. Ma c’è una voce che rimane immutata: quella delle tasse. Una raffica di spese che sta mettendo in ginocchio l’intero comparto turistico.

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