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Perché abbiamo bisogno delle relazioni umane

 

di Graziano Petrucci

Premessa 1. «Bisogna cambiare, necessariamente, e passare dal sistema delle connessioni a quello delle relazioni tra le persone. In questo periodo di confusione, specie a favore dei ragazzi, ci serve più contatto umano». Mi ha colpito il breve intervento di Cristina Rontino che è vicina ai bambini con progetti scolastici e supporto nelle scuole. L’occasione è venuta subito dopo la presentazione del libro di Rinaldo Mattera, sabato scorso a Forio. Laureato in Comunicazione Interculturale, collabora con URIT ossia l’ Unità di Ricerca sulle Topografie Sociali del prof. Antonello Petrillo e col Centro Studi Democrazie Digitali del prof. Eugenio Iorio. È cultore della materia in Social Media Marketing e Comunicazione e Innovazione Digitale nella P.A. presso UNISOB. Edito dalla casa editrice Mimesis, è autore di “Grillodrome. Dall’Italia videocratica all’impero del clic”. Al molo borbonico, dopo gli interventi dei relatori è nata una di quelle discussioni che vorresti non finissero mai e «che si dovrebbe portare nelle scuole – ha continuato Cristina – per farne capire l’importanza, tanto ai ragazzi quanto ai professori». Rinaldo nel suo libro, da leggere assolutamente, dice che «lo spazio pubblico non coincide con quello virtuale. Credere che il risoluzionismo digitale o gli algoritmi possano risolvere senza sforzo i problemi sociali è puerile. L’impegno politico costa fatica, tempo e risorse. Quando in rete qualcuno dice che è tutto gratuito, significa che la merce sei tu». Una verità che molti non vogliono sentire o, peggio, vedere. Tutti, quotidianamente, abbiamo a che fare con la tecnologia ma siamo pervasi dall’idea «che siamo liberi mentre non è così e certe derive autoritarie provenienti “dalla” rete non aiutano la democrazia che invece è equilibrio tra poteri. Certi soggetti, per esempio Grillo, dalla rete e con i suoi linguaggi che hanno contaminato la politica, puntano a realizzare una massa di fessi» ha aggiunto Andrea De Siano che per professione è SEO Digital Strategist. Il dibattito è finito con le riflessioni di Emanuele Verde di Ischia Blog e di Gianfranco Marelli, già professore di filosofia, che sta per pubblicare un lavoro con la stessa casa editrice Mimesis. Premessa 2. Se per un verso c’è chi rompe il silenzio e dice le cose come stanno veramente, qualche altro gli fa da contraltare con il solo neurone che si ritrova. Senza scomodare Darwin, mi chiedo che peso ha oggi l’educazione, la tutela dei valori, il rispetto dell’altro. Quanto è essenziale e percepito come argomento importante e quanti pezzi continuiamo a perdere mentre c’è chi, con fatica, tenta di tenere in piedi ciò che rimane? Sabato sera sono stato aggredito. A parole, fortunatamente. Era un uomo, sulla cinquantina. Parlavo con un amico che non vedevo da qualche tempo, in piazza Antica Reggia, e a un certo punto arriva il signore riccioluto. Un metro e sessanta, pantaloni blu e camicia bianca, completamente ubriaco. Si ferma, mi osserva e biascica qualcosa sul fatto che avessi la barba – leggete il virgolettato in dialetto – «Hai la barba? Te le devi mettere nel culo la barba hai capito stronzo?», e se ne va attraversando la strada verso alcuni suoi amici che intanto lo aspettavano in auto. Di lì in poi l’aggressione (di parole) è andata avanti altri dieci minuti. Infatti da quel lato della riva del fiume, il signore ha continuato con «Stronzo di merda, la barba te la devi mettere nel culo hai capito?» e ancora «Se vieni qua, ti strappo i peli uno a uno, stronzo e te li metto in culo». Il suo vocabolario era ben fornito con gli “stronzo” messi a casaccio un po’ qui e un po’ la, e mi ha fatto capire che il tizio è un vero intenditore del culo. Tutto ciò accadeva mentre, trasformatosi in scimmia, cercava di salire sul tetto dell’auto e i suoi amici – in parte della sua età- lo trattenevano, Ridevano, nel frattempo. Come un gruppetto di scolaretti delle elementari, quando uno di loro fa la marachella e gli altri lo incitano con risatine sommesse. Cercavano invano di placare l’istinto cavernicolo di questo esemplare, purtroppo poco raro, di ominide. A trenta metri una pattuglia di carabinieri. Fermi, probabilmente non si sono accorti di nulla. Morale: o il gorilla mi ha scambiato per un fondamentalista islamico e ha cercato lo scontro per salvare l’Occidente dall’invasione dell’islam. Oppure, magari, mi ha preso per il messaggero di Equitalia o più semplicemente il suo mondo è la giungla e per un momento, guardandomi, gli ho fatto venire nostalgia di casa. Cristina ha ragione. «Serve più contatto umano». Il problema è che le relazioni sono diventate ruvide, spesso grette, e su questo si continuano a costruire “uomini” e rapporti quotidiani. Per questo l’esercito formato da adepti di Scientology e rappresentanti di aspirapolveri, forse, avrà la meglio. Tuttavia voglio fidarmi di Cristina.

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