LE OPINIONI

Sotto Tiro di Mizar L’isola che non c’è

Questa estate mi sono permesso una vacanza in una isola del mar Cinese meridionale tra Macao, Hong Kong e Singapore. L’isola con una vegetazione tropicale lussureggiante vive di turismo balneare che dura da 4 a sei mesi. Ha trecento alberghi con una capacità di circa 40.000 posti alloggi. Ha una superfice di circa 50 Kmq e tante zone sono sgombre da auto.

Vi è anche una mobilità con mezzi pubblici sufficientemente apprezzabile. Sono presenti sull’isola molti ristoranti e tantissimi stabilimenti balneari con annesso ristorante, molti bar e punti caratteristici dove puoi mangiare cibi locali. Sull’isola vi è una produzione di svariate specialità tra frutta e verdure. Con curiosità da chi viene dalla nostra isola ho constatato una organizzazione molto strana. Dove alloggi non mangi ma puoi essere servito solo della prima colazione.

Verso l’una del pomeriggio puoi accedere al brunch dove ti servi da solo e la sera puoi mangiare solo nei ristoranti del centro o sulle spiagge. In albergo si va solo per dormire. Negli alberghi niente serate danzanti, niente boutique, niente portieri che aprono attività in proprio perché gli albergatori non pagano loro lo stipendio e devono arrangiarsi con le tips che provengono dai loro maneggi. I trasferimenti alla spiaggia o nelle località che vuoi visitare avvengono solo con taxi collettivi o con bus con aria condizionata e panoramici. I ricchi usano limousine. I bus sono con posti a sedere.

Per i circa 60.000 abitanti esiste un sistema di mobilità molto comodo studiato con un algoritmo su ogni persona. I cittadini pagano una somma ai governanti che ti offrono un servizio di spostamento nell’isola e verso i traghetti per il continente a buon prezzo e veramente funzionante. Quello che mi ha sorpreso è la cura del territorio. Tutti i terreni sono coltivati senza l’uso dei pesticidi. La società che gestisce lo smaltimento dei rifiuti dell’isola è diretta da un tedesco e riesce a mantenere una pulizia invidiabile.

L’amministrazione dell’isola è guidata da un comitato di cittadini senza sindaci come avviene da noi. Questo comitato interloquisce con i cittadini in pubbliche riunioni.

I membri percepiscono anche uno stipendio ma, avendo assistito a qualche assemblea, ho notato che non pensano ai propri interessi ma a quelli della collettività. L’isola è molto ricca e prosperosa. I 60.000 abitanti hanno un avvenire assicurato anche perché influenzati dalla vicina Cina, osservano la legalità. La cosa strana che mi è successo è che al ritorno ad Ischia mi son dovuto rendere conto che dovrei lavorare ancora tre vite per far raggiungere alla mia isola lo standard dell’isola che non c è.

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