LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «A Barra dritta sul Patto per lo Sviluppo dell’isola»

C’è sempre più bisogno di scompaginare certe regole su cui fondiamo il modo di ragionare sulle cose. Spesso affrontiamo – meglio: pensiamo di farlo! – i problemi in conformità a certezze e convinzioni personali, ideologiche e comunque parziali e in certi casi addirittura errate, che ci costringono a fare giri in tondo fornendoci l’illusione che qualcosa, dopo tutto, possiamo risolverla. È sulla base d’informazioni limitate di cui siamo in possesso – o crediamo di esserlo – che stabiliamo i caratteri e i confini del nostro lavoro. Oltre i quali, va detto, non siamo disposti ad andare o ad ammettere critiche. Seguitemi un attimo. Così operano i nostri comuni. In modo sconclusionato perdendo il fine ultimo delle loro azioni: l’isola d’Ischia.

Come al solito potrebbe sembrare fuori scala il fatto che io segnali o suggerisca continuamente, insieme con altri, attività diverse per raggiungere obiettivi certi o traguardi a medio e lungo termine. Com’è normale ognuno è libero di fare quel che vuole, ascoltare oppure no. Tuttavia quando si tratta delle sei amministrazioni, cui si riconduce una parcellizzazione eccessiva nel modo di agire da parte di ognuna, va da se che una condotta errata – dal punto di vista del benessere sociale e collettivo – benché sia giusto tentare di fare l’interesse della propria comunità, ha le sue ripercussioni immediate su tutti. Si può dare questa lettura alla candidatura di alcuni progetti presentati dal (singolo) comune di Ischia lo scorso 15 aprile per l’accesso ai fondi del Piano Strategico della Città Metropolitana. La stessa si può attribuire all’episodio che riguarda il comune di Barano il quale si è attivato e, grazie all’aiuto di un funzionario della Regione Campania, ha avuto accesso a circa 5 milioni di euro relativi a un fondo del Ministero dell’Interno. Gli altri 5 comuni intanto sono rimasti alla finestra. Ancora una volta gli enti locali si muovono in assenza di armonia tra loro: qualcuno tenta di fare, altri non ci provano neppure. Gli amministratori, sindaci in testa, hanno perciò un carico maggiore. Specie quando si tratta della facoltà data a ognuno di scegliere schemi e pianificazioni da concertare insieme, modo differente da quello adottato finora che ha prodotto risultati mediocri a parte l’ordinario o favolose mini rivoluzioni cui c’è chi attribuisce un valore fuorviante dopo aver letto interviste dallo scopo utilitaristico e personale.

Se prestiamo attenzione, ci si rende conto che da decenni ci affanniamo come criceti (consiglieri e assessori in testa) nell’illusione del moto. Intenti a girare nella ruota di un modello che risale al passato, per esempio favorendo cantieri per tenere buono il proprio elettorato o restituirne le cortesie, senza che ciò sia capace di creare modifiche sostanziali nel sistema economico e turistico isolano. A fare da contraltare esiste una pesantezza sociale che trova un canale nel modo di scontrarsi con ciò che non funziona. C’è chi indirizza l’ansia e si preoccupa del tempo. Se fa caldo, chi al contrario si domanda se l’anno precedente faceva meno freddo e se gli alberghi sono pieni; oppure chi si lamenta del poco lavoro che genera il taglio esistenziale prodotto a sua volta da una stagione turistica ridotta rispetto a gran parte dell’inverno impiegato nella ruota isolana, come i criceti. Le lamentele, insomma, sono sempre le stesse la cui intensità si abbassa o si alza in un impasto misto di precarietà a ogni cambio di stagione. Dove è la responsabilità dei sindaci? Certo non in questa cappa di angoscia. Va detto però che è di vario genere. C’è la responsabilità politica, in riferimento alle attività compiute nell’esercizio delle proprie funzioni. C’è quella amministrativa, riguardo a danni erariali dell’ente. A noi interessa la prima, non che la seconda sia meno importante. È la responsabilità politica, la dimensione che si collega all’impegno assunto nei confronti degli elettori, e quindi dei cittadini. Quando certi atteggiamenti da parte di un sindaco, di chiunque si tratti, determinano un danno – pure non visibile e che può presentarsi nelle vesti di miglioramento – per gli abitanti dell’isola d’Ischia è bene allora farsi qualche domanda. Esiste un protocollo d’intesa, con capofila il comune di Forio, che prevede la collaborazione tra amministrazioni. Il che già attribuisce una parzialità eccessiva a singoli interventi. Firmato qualche anno fa dai delegati dei comuni, e rimasto lettera morta, prevede di agire in modo collettivo e coeso con lo scopo di provvedere alla sempre più necessaria redazione del piano strategico. Vale a dire il documento programmatico che disegna le tappe di sviluppo del territorio e che concretamente può consentire a ogni ente di accedere a fondi per favorire l’isola nella sua dimensione economica. Va detto che se procedessero insieme i fondi sarebbero di molto superiori ma se ognuno dei sindaci “parla” di piano strategico e nessuno accenna allo strumento del Patto per lo sviluppo un motivo c’è. La cosi detta pianificazione strategica comprende il metodo e il processo finalizzati ad aggregare e coinvolgere ogni comune riguardo al proprio futuro e su azioni e progetti per realizzarli. Oltre gli interventi spot e le dichiarazioni da parte dei sindaci – per esempio sull’uso della tassa di soggiorno o sul voler rendere l’isola “green” – è chiaro che senza azioni collettive a supporto delle affermazioni espresse attraverso titoloni dei giornali in prima pagina, restano idee. Belle ma idee.

In più sostenute dalle condizioni e da un tempo condizionale tipico di chi ha in mente di fare ma non fa per assenza di visione d’insieme. “Si dovrebbe”, o un “mi piacerebbe” si scontra con il dovere di un sindaco di pianificare e ne evidenzia al contempo l’inadeguatezza rispetto all’obiettivo da raggiungere per il benessere della comunità. Il protocollo d’intesa fu promosso nel 2015 dall’allora Commissario della Azienda di Cura e Soggiorno di Ischia e Procida, il dottor Mimmo Barra. Proprio Barra, a differenza dei sindaci isolani, ha sempre tenuto – e a quanto risulta è il suo obiettivo principale – a stimolare la costruzione di un percorso condiviso e partecipativo allargato a tutte le istanze locali, pubbliche e private, e ai singoli cittadini. L’obiettivo, che, ripeto, possiede Barra e a quanto sembra soltanto lui rispetto ai nostri sei irresponsabili primi cittadini, è la realizzazione di un coinvolgimento il più ampio e qualificato possibile quale diretta conseguenza del ruolo dei comuni in qualità di attori collettivi nella guida e direzione del governo del territorio isolano. Ed è questo governo del territorio che richiede l’aggregazione delle forze e le istanze territoriali per rispondere in modo efficiente ed efficace ai bisogni dell’isola. In tale prospettiva il comune non può essere considerato semplicemente come propaggine di un feudo ma deve guardare, e costruire, le reti di relazioni economiche, politiche e sociali, dell’isola d’Ischia. Nella sua ampiezza, uscendo dalla parcellizzazione dei propri interventi. Lo scopo di Barra è allargare la dimensione partecipativa per rafforzare l’aggregazione fra gli attori isolani e, con essa, l’unione fra le varie domande, e perciò la proiezione di tutto questo sul piano economico. Perché Barra ragiona in modo diverso e sa che per aumentare il potere contrattuale dell’isola, nella superficie nazionale e internazionale, c’è bisogno di guardare Ischia come zona omogenea. A differenza di sei attori, infallibili personaggi, in cerca di una rotta il più delle volte confusa e che forse non vogliono scoprire per non erodere equilibri e potere personale che li costringerebbe a ripensare la struttura dell’isola dalle sue fondamenta.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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