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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «L’isola dei fumosi, parte due»

C’è sempre più bisogno di scompaginare certe regole, su cui fondiamo il modo di ragionare e affrontare le cose. Spesso pensiamo di farlo in conformità a certezze e convinzioni personali, ideologiche e comunque parziali o addirittura errate, che ci costringono a fare giri in tondo con l’illusione che qualcosa dopo tutto non solo si sta muovendo, ma possiamo finalmente risolverla. È sulla base delle informazioni limitate di cui disponiamo – o crediamo di disporre – che stabiliamo i caratteri e i confini del nostro lavoro. Oltre i quali, va detto, non siamo inclini a muoverci o, peggio, ad accettare critiche. Così nella speranza di soddisfare qualche aspettativa ingigantita dal terreno comune della pandemia, si organizzano manifestazioni di lavoratori e imprenditori (inutile ribadire che anche loro sono lavoratori), come quella di sabato a Forio sul piazzale della chiesta del Soccorso. Giusta, per carità.

C’è sempre più bisogno di scompaginare certe regole, su cui fondiamo il modo di ragionare e affrontare le cose. Spesso pensiamo di farlo in conformità a certezze e convinzioni personali, ideologiche e comunque parziali o addirittura errate, che ci costringono a fare giri in tondo con l’illusione che qualcosa dopo tutto non solo si sta muovendo, ma possiamo finalmente risolverla. È sulla base delle informazioni limitate di cui disponiamo – o crediamo di disporre – che stabiliamo i caratteri e i confini del nostro lavoro. Oltre i quali, va detto, non siamo inclini a muoverci o, peggio, ad accettare critiche. Così nella speranza di soddisfare qualche aspettativa ingigantita dal terreno comune della pandemia, si organizzano manifestazioni di lavoratori e imprenditori (inutile ribadire che anche loro sono lavoratori), come quella di sabato a Forio sul piazzale della chiesta del Soccorso. Giusta, per carità. Non vorrei essere frainteso

Non vorrei essere frainteso. Il punto però non è il giudizio sul numero limitato dei partecipanti (qualche voce fuori campo li ha definiti, a ragione, “leoni da tastiera”), o almeno non è solo quello. La parte centrale, al contrario, è che nella pretesa di ribadire la propria posizione, disagiata, condivisibile, sicuramente debilitata che versa in rianimazione a causa della chiusura forzata, si è mostrata una narrativa che racconta di problematiche comuni che scolpiscono l’isola da anni, su cui si sono consumati fiumi d’inchiostro. I temi della vitale campagna di vaccinazione e della “ripartenza” sono stati accompagnati da quelli impliciti di “programmazione e pianificazione”, necessarie per capire chi vogliamo essere e dove desideriamo andare, non ultima alla “destagionalizzazione” come metodo per prolungare il periodo di lavoro, insieme a quello dell’altrettanto essenziale ma assente – mi auguro che adesso si sia capito che è importante – “comunità d’intenti”. Tutto ciò per forza va nella direzione di un ripensamento e una ricostruzione del sistema, turistico e lavorativo, di Ischia.

O quantomeno, di una sua rimodulazione secondo i canoni del nuovo mercato globale. Che è cambiato – ormai dovremmo averlo capito – come ha sottolineato Luciana Cervera la quale ha posto una domanda importante: “come pensiamo Ischia nel 2030?”. Un interrogativo di per se rivoluzionario. Già da solo dovrebbe costringerci a prenderne atto e iniziare la fase di ricostruzione, altro che ripartenza limitata per chiudere di nuovo il più tardi possibile. In fondo, tranne qualche altra “dura” presa di posizione dell’imprenditore Celestino Iacono (“amministrazioni che soffrono della sindrome da prima donna”) e di Michele D’Ambra (“non è più possibile pensare con sei teste ma ce ne deve essere una soltanto”) che hanno sollecitato azioni energiche – i destinatari in gran parte sono stati gli amministratori, tranne i sindaci Del Deo e Pascale gli altri erano assenti – e una più poderosa e univoca “attività comune tra i sei sindaci” come dei gangli del turismo isolano, non si è visto nulla di nuovo. Tranne l’aspettativa, appunto. È stata una protesta, l’ennesima, parte di una più grande certo che si svolgeva in contemporanea con altre località campane, che però rischia di non smuovere niente, purtroppo. Convinzione svelata pure da altri interlocutori. Forse è stato questo uno dei motivi che ha determinato l’esigua partecipazione. Un altro è il disinteresse, che insieme all’apatia si sono diffusi come la lebbra nell’ultimo anno, ma erano esistenti già prima. Il dato sconcertante, oltre che essere causa di sconforto, sono le 2500 famiglie in condizioni di povertà fornito da Luisa Pilato della Caritas Diocesana. Su cui non mi pare di aver visto sui giornali locali il dovuto risalto circa la gravità dei numeri. Le azioni esposte da Pascale che vorrebbe andare a Roma a manifestare, di Del Deo che nella Capitale trascorre più tempo che a Forio anche a causa del ruolo di Presidente dell’ANCIM per chiedere alle varie Commissioni di correggere il tiro delle leggi in considerazione della dimensione insulare causa del suo sottosviluppo, urtano con quelle degli altri sindaci e non fanno, come si dice, massa critica tranne che in occasione delle passerelle politiche.

I temi della vitale campagna di vaccinazione e della “ripartenza” sono stati accompagnati da quelli impliciti di “programmazione e pianificazione”, necessarie per capire chi vogliamo essere e dove desideriamo andare, non ultima alla “destagionalizzazione” come metodo per prolungare il periodo di lavoro, insieme a quello dell’altrettanto essenziale ma assente – mi auguro che adesso si sia capito che è importante – “comunità d’intenti”. Tutto ciò per forza va nella direzione di un ripensamento e una ricostruzione del sistema, turistico e lavorativo, di Ischia. O quantomeno, di una sua rimodulazione secondo i canoni del nuovo mercato globale. Che è cambiato – ormai dovremmo averlo capito – come ha sottolineato Luciana Cervera la quale ha posto una domanda importante: “come pensiamo Ischia nel 2030?”

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Tra governatori locali che cercano un’interlocuzione col referente in Regione stando attenti a non espugnarne i fortini, mentre altri si rivolgono all’Assessore al turismo o al Presidente con la richiesta di “aiuti”, si produce una forza centrifuga che se da un lato non permette di accusarli d’immobilismo, dall’altro esibisce l’assenza di persone capaci di salire sul palco e gridare all’unisono: “non preoccupatevi, ci pensiamo noi”. E assieme alla direzione giusta, è ciò che manca di più nella Sanità pubblica, nella Sanità del legame col territorio, nella Sanità della politica come in quella economica. Il fulcro è che, ancora una volta, le amministrazioni sono scombinate e perdono di vista il fine delle loro azioni: l’isola d’Ischia, ciò che c’è dentro persone incluse. Potrebbe sembrare fuori scala che io segnali o suggerisca, continuamente, insieme con altri, a chi è duro d’orecchi attività diverse per raggiungere obiettivi e traguardi a medio e lungo termine. Tuttavia quando si tratta delle sei amministrazioni, in cui la parcellizzazione eccessiva rappresenta il danno maggiore, va da se che una condotta sbagliata sacrifica il benessere sociale e collettivo e produce ripercussioni facendosi beffa dei confini amministrativi. Gli enti locali tra loro si muovono in assenza di armonia benché ci sia chi sussurri il contrario: qualcuno tenta di fare, c’è chi rema in direzione opposta, qualche altro non ci prova neppure. Specie quando si tratta della facoltà di scegliere la via della pianificazione concertata tra i comuni, modo diverso da quello che finora ha prodotto risultati mediocri e che la crisi ha aggravato. Se si presta attenzione, consiglieri e assessori si affannano come criceti nell’illusione del moto. E a farne le spese siamo noi, impegnati a girare insieme con loro nella spirale di un modello incapace di creare cambiamenti nel sistema economico. Dove è la responsabilità dei sindaci? Certo non in questa cappa di angoscia che nell’ultimo anno ognuno tenta di sfondare a suo modo. La vera responsabilità politica in questo momento sta nel volere tenere ridimensionato l’impegno assunto nei confronti di 70 mila cittadini, mai come adesso preda di un destino comune. Sta nel voler essere, al di la delle apparenze, i “partiti” di sé stessi in luogo di un pensiero che sa che cosa desidera. Poiché sindaci, quando certi comportamenti determinano un danno –non visibile oggi, ma prevedibile sul medio e lungo periodo – per Ischia e i suoi abitanti è bene allora farsi qualche domanda. Sarebbe stato opportuno puntellare questo quesito al centro della manifestazione di sabato sotto un unico denominatore, affiancandovi la necessità dei ristori e la ripartenza. Esiste il Patto Strategico che prevede la collaborazione tra amministrazioni. Dal 2015 è lettera morta.

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Le azioni esposte da Pascale che vorrebbe andare a Roma a manifestare, di Del Deo che nella Capitale trascorre più tempo che a Forio anche a causa del ruolo di Presidente dell’ANCIM per chiedere alle varie Commissioni di correggere il tiro delle leggi in considerazione della dimensione insulare causa del suo sottosviluppo, urtano con quelle degli altri sindaci e non fanno, come si dice, massa critica tranne che in occasione delle passerelle politiche. Tra governatori locali che cercano un’interlocuzione col referente in Regione stando attenti a non espugnarne i fortini, mentre altri si rivolgono all’Assessore al turismo o al Presidente con la richiesta di “aiuti”, si produce una forza centrifuga che se da un lato non permette di accusarli d’immobilismo, dall’altro esibisce l’assenza di persone capaci di salire sul palco e gridare all’unisono: “non preoccupatevi, ci pensiamo noi”

Prevede di iniziare un percorso in modo unanime per occuparsi della costruzione di un piano seguendo l’indirizzo predisposto dalla Commissione Europea sulle politiche di coesione. Stabilisce undici asset d’intervento, supporto a imprese e lavoratori con la creazione di lavoro. Sottolinea che per vincere le sfide nei temi economici, ambientali e sociali, è necessario un approccio locale, strategico e territoriale mediante strumenti per l’implementazione di strategie sul campo. A) Innovazione e sostegno alla competitività, con 1) sostegno a ricerca e innovazione, 2) ICT e agenda digitale, 3) competitività al sistema produttivo; B) Ambiente, patrimonio culturale e trasporti, con 4) energia sostenibile; 5) prevenzione rischi naturali e antropici; 6) tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale; 7) trasporti; C) Welfare; D) Sviluppo urbano sostenibile, sono gli snodi da cui si può immaginare, appunto, la ripartenza. Quella vera. Tutto ciò può essere perseguito attraverso un nuovo ciclo di finanziamenti europei che dal 2021al 2027 inonderanno la Campania, senza contare quelli del Recovery Fund ai quali si potrà accedervi – come sottolineato più volte – solo con progetti per aree comuni. Di fatto saranno escluse le partecipazioni singole. E qui si può accennare una risposta alla domanda della portavoce di locali e ristoranti sulla Riva Destra. Promosso dall’allora Commissario della Azienda di Cura e Soggiorno di Ischia e Procida, il dottor Mimmo Barra che ne ricopre il ruolo di coordinatore a titolo gratuito, a differenza dei sindaci delle sei amministrazioni ha sempre tenuto a stimolare la realizzazione di un tavolo condiviso, allargato alle istanze locali pubbliche e private e ai cittadini di ogni comune. Per riportare attenzione al territorio con maggiore forza. Sta volta centripeta, in luogo solo di quella centrifuga (pure necessaria) che muove tour, pellegrinaggi in Regione, viaggi nella Capitale e “l’altre stelle”. Ed è questo tipo di governo del territorio che è mancato sabato scorso oltre le assenze e richiede all’opposto l’aggregazione della politica. Per sostenere i bisogni dell’isola, trasformarli in cultura dopo aver ascoltato il disagio della società e tradurlo in programmi e prospettiva di vita.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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