«Caffè Scorretto» «Quando si spegne il telefono, piange l’isola e pure il telefono»

Alle 19.40, minuto più minuto meno, dell’8 ottobre scorso, mentre l’isola attraversava l’allerta meteo arancione, le comunicazioni telefoniche fisse e mobili hanno smesso di funzionare. Per oltre due ore, cittadini, uffici pubblici e servizi che dipendono dai collegamenti telefonici si sono trovati alle prese con un’interruzione che ci ha dimostrato di non essere soltanto un disagio. Era – ed è – più un problema di sicurezza. Il telefono, finché funziona, è una di quelle comodità che nessuno considera. Permette a tutti di collegarsi alla rete, pure a certe frotte di imbecilli di continuare a navigare e usare i social come cloaca per riversarvi i propri disagi e dire qualunque cosa gli passi per la testa. Diventa, però, un’infrastruttura essenziale nel momento in cui serve chiedere aiuto.
Per oltre due ore, cittadini, uffici pubblici e servizi che dipendono dai collegamenti telefonici si sono trovati alle prese con un’interruzione che ci ha dimostrato di non essere soltanto un disagio. Era – ed è – più un problema di sicurezza. Il telefono, finché funziona, è una di quelle comodità che nessuno considera. Diventa, però, un’infrastruttura essenziale nel momento in cui serve chiedere aiuto
E se viene meno, si scopre quanto sia fragile la normalità sulla quale abbiamo costruito le nostre abitudini. L’impossibilità di effettuare pagamenti con carta, telefonate, o comunicare emergenze che eventualmente si fossero affacciate, in una situazione di questo tipo ci ha messo di fronte a una vulnerabilità. L’ennesima.
Il punto non è soltanto capire perché sia accaduto. È, andando oltre, comprendere che cosa sarebbe potuto accadere durante quelle due ore nell’incapacità di avvisare qualcuno. Un allagamento, un crollo, una persona in difficoltà: sarebbe bastato un episodio del genere per metterci di fronte alla impossibilità di farvi fronte. Se non si riesce a contattare tempestivamente i soccorsi, le forze dell’ordine o il 118, il problema non è più la linea interrotta. È il tempo che passa senza poter avanzare una richiesta di aiuto a chi deve intervenire. L’interruzione delle comunicazioni telefoniche ha posto una questione, infrastrutturale e di sicurezza, che non può essere liquidata con la semplice constatazione del ripristino del servizio. In condizioni di emergenza, l’assenza di collegamenti affidabili – come lo sono quelli marittimi di cui si parla sempre troppo poco – può trasformare un inconveniente in un rischio. C’è poi un aspetto che riguarda l’architettura delle comunicazioni.
Per questo occorrono verifiche serie e non rassicurazioni generiche. Per un tempo lungo – si, perché due ore lo sono – Ischia ha sperimentato che cosa significhi essere isolata dal resto del Paese. Con l’allerta arancione in corso, è evidente che un’interruzione di quella durata avrebbe potuto compromettere la tempestività delle segnalazioni e del coordinamento. Da qui la necessità di un piano B per uscire da un limbo che fin quando non si vede sembra passare come un allarmismo inutile
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Negli anni, telefonia e connessione a Internet si sono sviluppate attraverso sistemi sempre più integrati con altre infrastrutture, compresa quella elettrica. Quando servizi diversi dipendono da elementi comuni, un guasto può propagarsi oltre il punto in cui si è verificato. È un punto debole da accertare tecnicamente e che produce un effetto come quello della sospensione delle comunicazioni come l’abbiamo vissuta.
Per questo occorrono verifiche serie e non rassicurazioni generiche. Per un tempo lungo – si, perché due ore lo sono – Ischia ha sperimentato che cosa significhi essere isolata dal resto del Paese. Con l’allerta arancione in corso, è evidente che un’interruzione di quella durata avrebbe potuto compromettere la tempestività delle segnalazioni e del coordinamento. Da qui la necessità di un piano B per uscire da un limbo che fin quando non si vede sembra passare come un allarmismo inutile. Non basta affidarsi a un’infrastruttura e sperare che continui a funzionare proprio quando tutto il resto si complica. Occorre valutare collegamenti alternativi, comprese le tecnologie satellitari, e predisporre una rete dedicata alle emergenze tra i Comuni dell’isola, la Protezione civile regionale e le strutture nazionali competenti. Un sistema da progettare, testare e mantenere efficiente prima che si presenti la necessità di utilizzarlo. Ischia, con i suoi sei Comuni, deve cominciare a ragionare su un vero cordone di sicurezza. Non una barriera capace di scongiurare ogni pericolo, ma una rete in grado di mantenere aperti i canali essenziali quando quelli ordinari risultano fallaci. E, lo abbiamo visto, non ci vuole molto a neutralizzarli. Si potrebbe obiettare che potrebbe non servire mai. È un’obiezione che confonde, però, la prevenzione con la previsione del futuro. Le misure di sicurezza si adottano proprio perché non si sa quando saranno necessarie, come l’assicurazione dell’auto. E il fatto che una parte della popolazione non percepisca il problema come prioritario e, perciò continui a respirare benissimo, non esonera le istituzioni dal dovere di affrontarlo.
Occorre valutare collegamenti alternativi, comprese le tecnologie satellitari, e predisporre una rete dedicata alle emergenze tra i Comuni dell’isola, la Protezione civile regionale e le strutture nazionali competenti. Un sistema da progettare, testare e mantenere efficiente prima che si presenti la necessità di utilizzarlo. Ischia, con i suoi sei Comuni, deve cominciare a ragionare su un vero cordone di sicurezza
La sicurezza collettiva non può dipendere dalla fortuna, né dalla speranza che l’emergenza arrivi in un momento favorevole. Ma nessun Comune, da solo, può costruire una risposta adeguata a una crepa comunicativa che riguarda l’intera isola. Serve una strategia comune, nella quale maggioranze e opposizioni sappiano distinguere la competizione politica dalla responsabilità istituzionale. La continuità delle comunicazioni riguarda – o almeno dovrebbe riguardare – tutti. Il blackout è durato più di due ore. La riflessione che impone dovrebbe durare molto di più. Perché Ischia forse può convivere con i molti disagi cui si è abituata. Dai trasporti marittimi– alcuni traghetti a volte diventano un vero salto nel passato – alla mitigazione del rischio idrogeologico e di quello stradale. Scoprire di non poter chiedere aiuto, però, nel momento in cui se ne ha bisogno, dovrebbe farci riflettere sulla mancanza di un “gabinetto di riflessione comune”. Proprio per trasformare “il gabinetto” in qualcosa di più nobile, evoluto e moderno.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci




