IL COMMENTO Le mille facce della corruzione

DI ANTIMO PUCA
La corruzione non è solo colpa di chi la pratica, ma anche di chi la giustifica, la ignora o, peggio ancora, la difende con fervore cieco. Un politico corrotto può distruggere istituzioni. Ma è il cittadino fanatico, quello che si rifiuta di vedere, che si aggrappa a simboli invece che a valori, distruggere il futuro. La vera minaccia non è la mano che ruba, ma la voce che applaude. Quando l’onestà diventa scomoda e il potere si maschera da ideologia, allora il marcio attecchisce nel cuore stesso della società. È facile puntare il dito contro chi governa male. Più difficile e più urgente è interrogarsi. La Democrazia muore non solo con l’abuso di potere, ma anche con il silenzio complice del popolo che sceglie la fedeltà invece della verità. Condanniamo la corruzione, ma premiamo i corrotti. Denunciamo le menzogne, ma continuiamo a credere ai bugiardi. Pretendiamo giustizia, ma consegniamo il potere a chi la vende al miglior offerente. Ogni voto dato senza coscienza, ogni silenzio davanti all’ingiustizia, ogni giustificazione concessa ai disonesti,
è un mattone aggiunto al muro della nostra stessa rovina.
Tutto istiga a dire, come il personaggio goldoniano, se la casa brucia voglio scaldarmi anch’io, ossia trarre profitto dalla rovina, badando ai miei vantaggi personali. Se non c’è gloria c’é denaro. Se non c’è stima c’é vantaggio. Se non c’è convinzione c’è convenienza. La buona politica non è solo buona amministrazione, ma è buona motivazione. La lotta alla corruzione si occupa degli esiti, ed è compito delle leggi e di chi le applica. La ricerca delle motivazioni, invece, si occupa delle fonti. Ed è compito della politica e della cultura indicarne di degne. La prima è consuntiva e controlla le risposte. La seconda è preventiva e veicola le domande. La corruzione è un effetto, come l’incorruttibilità. La sua causa è la demotivazione. Mancano i motivi per non cedere alla corruzione. La lotta alla corruzione colpisce la mano che ruba. La motivazione tocca invece la testa che opta. In concorso col cuore.




