CULTURA & SOCIETA'

Ritratto di un wineblogger di stile: Francesco Saverio Russoe le emozioni del vino

Considerato uno dei 25 migliori influencer al mondo, nel suo blog colto e raffinato racconta di vigne, uomini e territorimentre “solo” su Instagram 63.000 followers seguono i suoi scatti enoici.

Un popolare credo buddhista sostiene che le parole hanno il potere di distruggere e di creare. E quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo.Se allo scatto di un tramonto in vigna unisci parole che emozionano e conquistano, ecco che racconti una storia. Di quelle che creano la connessione giusta tra il territorio, il suo vino e chi lo berrà; uno scatto e parole che raccontano di vita e di vigneti, di terra e di gente, in un mondo, quello dei social. che corre e spesso dimentica. Benvenuti nel blog di Francesco Saverio Russo,benvenuti nel blog dove i racconti dalla vigna al bicchiere parlano tutte le lingue del mondo, nonostante il sito sia scritto in italiano.

E come tutte le cose belle, è il caso (e la passione) che ti mostra la giusta via. «Il vino è entrato nella mia vita a gamba tesa, in maniera fortuita, come spesso accade per le grandi passioni e per i grandi cambiamenti».Si racconta così, con grande semplicità, Francesco Saverio Russo, un lavoro nel campo della comunicazione ma grandeappassionato di vino e di tutto quel mondo che ruota intorno ad esso.Innamoratissimo della sua terra, le Marche, e della sua Cingoli che lascia a malincuore per trasferirsi in Toscana, folgorato “sulla via delle vigne”nella patria dei grandi vini. Muove da qui la sua passione e la creazione di uno dei wine blog più seguiti in Italia e all’estero, www.wineblogroll.com, con tutta una serie di numeriche già da soli raccontano la storiadi un grande successo personale, tale da trascinare Francesco Saverio Russo nell’olimpo dei Top Wine Influencer, tra i primi 25 al mondo. Il che non ha assolutamente condizionato il suo modo di raccontare il vino, spiegato e non urlato, raffinato e di classe, senza stroncature, punteggi e critiche: «Inizialmente ho pensato che il successo di www.wineblogroll.com e della mia figura di comunicatore potesse portarmi a “dover fare” cose che non amo, a dover cedere a compromessi – racconta il wine writer marchigiano – ma, poi, ho capito che io non sarei mai stato in grado di cambiare per qualche canto di sirena o qualche lusinga economica. Ho voluto proseguire con la mia linea etica e il mio modus operandi scevro da legami con le singole aziende produttrici e libero da condizionamenti se non quelli emozionali». Sono infatti le emozioni dei suoi racconti enoici a colpire i lettori del blog, una sorta di empatia nel calice da condividere con i follower, ben 63.000 solo su Instagram.

Un pubblico eterogeneo, nel quale è impossibile distinguere i wine lovers dai produttori. Perché il mondo di Saverio è un insieme di persone accomunate da una stessa passione: «Attualmente potrei distinguere il pubblico dei social da quello del wine blog ma in realtà mipiace vedere tutti come un grande insieme di appassionati uniti dal filo rosso (bianco orosé) dell’amore per il vino. Se c’è una cosa che mi riempie di gioia è sapere che a leggermisono anche molti tecnici e vignaioli e non solo i wine lovers. Nell”ottica di unacomunicazione enoica trasversale questo mi fa molto piacere».Il potere e l’influenza di Saverio sta nelle sue parole, infinite e travolgenti, dentro e intorno al vino, lo leggeresti per ore e non ti stancheresti mai. Le cosiddette marchette? Non sul suo blog. Saverio parla solo ed esclusivamente di quei vini che gli hanno toccato l’anima e non solo il palato, durante i suoi innumerevoli viaggi:«Credo che la comunicazione e in particolare la comunicazione enoica, oggi, stia attraversando un momento fortemente dicotomico: da un lato quella legata alla mera promozione e, quindi, fondata sui principi del marketing e dall’altro una comunicazione che mira alla condivisione di informazioni, esperienze dirette e impressioni personali. In entrambe, a mio parere, è fondamentale mantenere un profondo rispetto per l’argomento trattato – nel mio caso il vino – e per chi legge. La disinformazione e la superficialità imperano e l’unica strada vincente è la qualità dei contenuti. Per permettersi di “informare e formare”, per provare a dare qualcosa di concreto e, in alcuni casi, persino ad educare il pubblico di appassionati è importante non smettere mai di mettersi in gioco studiando, viaggiando e vivendo a pieno questo meraviglioso mondo».Ma cosa significa essere wine influencer e quale il suo ruolo nel mondo enoico? Un termine che gli è piovuto addosso dopo essersi ritrovato tra i più “popolari” comunicatori del vino secondo l’importante portale francese Socialvignerons.com,  insieme ai più noti esponenti della critica globale:«Per un po’, l’idea di essere considerato un comunicatore capace di “influenzare” l’opinione pubblica non è dispiaciuta, in quanto conscio della mia etica e della trasparenza che da sempre cerco di portare avanti, ma negli ultimi due anni, a causa dell’avvento dei cosiddetti instagramers, la semantica legata ai termini enoici come appunto, “wine influencer” è diventata fumosa e fuorviante. Oggi, infatti, non è difficile aprire un profilo instagram e guadagnare followers e likes attraverso mere strategie di marketing. Queste dinamiche mi hanno portato a riflettere molto sulla figura che identifico e suquanto io mi ritenga distante da tutto ciò. Perciò, se dovessi descrivermi con un termineinternazionale mi sentirei più a mio agio con qualcosa di simile a “wine writer” per nonandare a scomodare termini autoreferenziali come “expert” o “educator”, per quanto oggi lacomponente formativa mi stia molto a cuore».Quanto gioca il fattore emozionale nel lavoro di un wine blogger, quali i fattori che condizionano le sue scelte nel decidere di parlare di una cantina piuttosto di un’altra? Il segreto sta nell’esperienza: «Più aumenta la conoscenza, più si affina il palato, più si acquisiscono nozioni agronomiche ed enologiche – racconta ancora Saverio – più si diventa esigenti e l’emozione va di pari passo con la capacità di una realtà, di una storia, di una vigna, di una cantina e di un vino di stupire in base alle sue peculiarità. Sto lavorando al mio primo libro e riprendendo in mano gli appunti e gli articoli pubblicati negli ultimi anni mi sono reso conto di aver scritto di non più del 10% delle cantine visitate e di meno del 5% dei vini assaggiati. Credo che questo valga molto di più». Grazie a Francesco Saverio Russo e ai suoi racconti, sono tantissime le persone che hanno potuto conoscere il ritratto intimo di un vignaiolo in Sardegna e desiderarne il vino, ad esempio, insieme a quelle sue fotografie che da sole valgono mille parole. Un insider del vino, piuttosto che un mero suggeritore di etichette, questo il vero wine influencer: «La mia percezione è quella che sia in atto un cambiamento epocale e che gli appassionati,grazie al maggior accesso alle informazioni su cantine e vini, stiano scegliendo in manierasempre più consapevole ciò che andranno ad acquistare – spiega il noto wine writer – Io vedo la mia figura come unveicolo per ciò che sarebbe difficile da scovare per chiunque non dedichi – come me – il90% della propria vita al girovagar enoico e agli assaggi di centinaia di vini. Il compito dichi comunica è dare le basi a chi legge per farsi una propria idea e dedicare di conseguenzachi visitare, chi andare a conoscere e quali vini acquistare». Un rapporto di fiducia insomma, che Saverio ha voluto condensare nel suo hashtag #WineIsSharing perché il suo è un percorso fatto di vigne e vignaioli, di viaggi e racconti da condividere insieme ai followers per conoscere e far conoscere, perché il vino in fondo è condivisione, in ogni suo assaggio. Gli domando, infine, di Ischia e dei suoi terroir così particolari e così poco comunicati, vini lontani dal winedigital seppur di nicchia, con la speranza di vederlo presto enovagare tra i vigneti eroici di un’Isola meravigliosa che avrebbe tanto da dire: «Manco dall’Isola da molto e pensavo giusto qualche giorno fa a quei vigneti incastonati in un contesto unico che da solo potrebbe veicolare l’intero micro-comparto vitivinicolo. Una viticoltura eroica che vede nella suggestione dei suoi vigneti e nell’approccio manuale alle principali pratiche agronomiche un valore aggiunto ma, al contempo, un problema in termini di costi. La viticoltura ischitana affonda le proprie radici nella notte dei tempi, ma gli ettari vitati negli anni sono stati decimati dalla speculazione edilizia e dalla scelta di votare ogni risorsa al turismo senza pensare che il vino stesso e quei meravigliosi vigneti e i vini ivi prodotti potessero rappresentare un valore inestimabile per l’isola. Oggi sono solo pochi i produttori rimasti ma credo che l’attrattiva rimanga per i winelovers e per tutti coloro che amano vigne estreme, dal fascino senza tempo, come il sottoscritto. Predico da anni l’aggregazione tra produttori e, ancor più in contesti così circoscritti, l’idea di riunirsi in un consorzio e di attuare attività consortili atte alla valorizzazione del territorio e della produzione vinicola non può che essere una tappa fondamentale per il futuro. Io, da par mio, non posso che promettere di tornare presto sull’Isola per vivere la viticoltura locale, constatarne le attuali potenzialità e veicolarne al meglio l’unicità».

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