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CRONACA

Locazioni brevi, l’allarme di Federalberghi: «La solita manina blocca le norme antievasori»

L’auspicio del presidente ischitano dell’associazione, Luca D’Ambra: «Stesse regole, stesso mercato per tutti»

«Siamo indignati ed esterrefatti: ogni volta che qualcuno tenta di mettere ordine nella giungla delle locazioni brevi, c’è sempre una manina che interviene e riporta tutto alla situazione di partenza, come in un interminabile gioco dell’oca. A tre anni dall’approvazione della legge sulle locazioni brevi, gli operatori onesti sono in attesa della norma che deve chiarire in quale caso tale attività si presume condotta in forma imprenditoriale». Questo il commento del presidente di Federalberghi alla notizia delle opposizioni che sta incontrando l’emendamento al decreto agosto che fissa una soglia massima di tre unità immobiliari, oltre la quale gli host devono essere considerati imprenditori. Bocca ricorda inoltre che «alberghi, bed and breakfast e affittacamere sono considerati imprenditori anche se hanno dimensioni minime ed attività stagionali. Non si comprende per quale ragione gli host che gestiscono un gran numero di posti letto, operando per tutto l’anno, debbano essere considerati al di sopra della legge».

Il Centro Studi di Federalberghi monitora costantemente il contenuto dei portali di prenotazione, con la collaborazione di un pool di partner qualificati (le società italiane Incipit Consulting e Easy Consulting e l’americana Inside Airbnb). Dall’analisi delle inserzioni presenti ad agosto 2020 sul portale Airbnb emergono quattro grandi bugie che smascherano definitivamente la favoletta della condivisione. Le liste delle inserzioni sono a disposizione delle autorità competenti, per aiutarle a individuare i casi di palese violazione della norma. «Non è vero che si tratta di forme integrative del reddito», dicono ancora da Federalbeghi. E spiegano: «Sono attività economiche a tutti gli effetti. Quasi due terzi (il 63,4%) degli annunci sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi, con casi limite di soggetti che gestiscono più di 2.000 alloggi». E poi: «non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare. Più di tre quarti degli annunci (il 78,8%) si riferisce all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno». Federalberghi smonta punto per punto. «Non è vero -dicono- che si tratta di attività occasionali. Il 60% degli annunci (59,8%) si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno». Ed ancora: «non è vero che le nuove formule tendono a svilupparsi dove c’è carenza di offerta. Gli alloggi* sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove è maggiore la disponibilità di esercizi ufficiali».

La situazione sull’isola di Ischia

Nel mese di Agosto sono stati, per ciò che riguarda la regione Campania, oltre 30mila gli annunci presenti su Airbnb. «Relativamente all’isola di Ischia sono 1800 i vani presenti sul web che non rappresentano alberghi», spiega il presidente di Federalberghi Ischia Luca D’Ambra. «C’è la volontà da parte dello Stato di regolamentare il settore. Ciò che noi chiediamo è che ci sia parità di trattamento tra chi mette in vendita la propria casa con noi albergatori. Ad esempio c’è una villa in una zona molto bella e panoramica della nostra isola che è presente stabilmente sui portali come Airbnb e Booking e ciò significa che è adibita sempre ad uso turistico. I proprietari di questo immobile pagano circa 900euro all’anno di Tari. Questa cifra per noi albergatori è impensabile in quanto paghiamo molto di più». Ed incalza: «La concorrenza è un fattore positivo, purché sia ad armi pari, ci spiega. E ribadisce: «Stesse regole, stesso mercato. Questo dovrebbe essere il principio. Sull’isola di Ischia, però, non è così». «Per questo – chiosa Luca D’Ambra – è necessario un intervento legislativo che detti delle regole chiare e precise per tutti. Anche sull’isola di Ischia».

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